Primarie, 1,2 milioni ai seggi exploit di giovani e donne passano Fassina e Finocchiaro

ROMA — «Ci vuole dell’azzardo, abbiamo fatto una cosa difficilissima ma bellissima, correre qualche rischio significa ottenere anche qualche risultato…». Pier Luigi Bersani si complimenta con i volontari. Le parlamentarie del Pd (le primarie per i parlamentari) hanno portato ai gazebo un milione e 200 mila elettori in due giorni: non sono i 3 milioni e 200 mila del primo turno delle primarie per la premiership (né i 2 milioni e 800 mila del ballottaggio tra Bersani e Renzi), ma c’è di che essere soddisfatti: dice il segretario democratico. «Anche chi ci ha sempre creduto non può non rimanere colpito dalla partecipazione straordinaria, in pieno periodo natalizio e in condizioni organizzative estreme. Questa è un’esperienza che non ha precedenti nella storia politica italiana e europea». In Emilia sono andati a votare in 150 mila. Aveva anche previsto, il segretario: «Sbucheranno un sacco di giovani».
Ne sono arrivati in lista forse più di quanti l’apparato del partito pensasse. Come Miriam Cominelli, bresciana, ingegnere, precaria, che ha avuto 6.500 preferenze, prima in Lombardia. O Francesca Bonomo, 28 anni, terza a Torino. Il ricambio dei candidati in Parlamento, attraverso le primarie, ha riservato esclusioni inattese, qualche riconferma, un buon successo delle donne. In nottata, si delineano i vincitori nelle undici regioni, Lazio (stacca tutti Stefano Fassina), Puglia (a Taranto è prima Anna Finocchiaro; a Barletta, il 70% di preferenze a Francesco Boccia), l’Emilia Romagna (in testa a Piacenza, Paola De Micheli; a Cesena, il giovanissimo Vincenzo Lattuca; a Ravenna, passa Josefa Idem; a Modena, il renziano Matteo Richetti, mentre bocciati clamorosamente a Bologna due uscenti, politologo Salvatore Vassallo e l’ex sindacalista Cgil Paolo Nerozzi ), la Toscana. Risultati ormai definitivi nelle prime nove regioni (dove si è andati ai gazebo sabato) e che hanno visto bocciature eccellenti. Il renziano Giorgio Gori, arrivato solo quarto a Bergamo, si sfoga: «Sono andati in pochi a votare, questo è un problema per il partito, complice anche il silenzio di Renzi». Tagliati fuori anche i parlamentari uscenti Sergio D’Antoni a Palermo, che in nottata era nella parte bassa della classifica, Anna Maria Carloni, moglie di Bassolino; Ezio Zani a Mantova; Erminio Quartiani a Milano, Ettore Martinelli, il responsabile Diritti del partito, sempre a Milano. Tutti nomi che venivano dati per certi. Non ce l’ha fatta neppure il segretario del Pd umbro, Lamberto Bottini, che si è dimesso.
Soddisfatta Rosy Bindi, la presidente del partito, che si presentava a Reggio Calabria e ha avuto 7.527 preferenze, più del 60%. È arrivata seconda, dietro il consigliere regionale Demetrio Battaglia. Barbara Pollastrini, l’ex ministro delle Pari opportunità , ha avuto a Milano un successo personale: è prima con 4.527 preferenze, in una competizione non facile, con un record di candidati. Dietro di lei un’altra donna, Lia Quartapelle e, distaccati, Matteo Mauro, Franco Mirabelli, Emanuele Fiano, Francesco
Laforgia. In Lombardia, ha sbancato anche Pippo Civati, il “rinnovatore”, che nel collegio di Monza ha raccolto 5.503 voti. Quanti ne ha avuti Pina Picierno a Caserta.
Bene anche per Cesare Damiano, l’ex ministro del Lavoro, arrivato primo a Torino (5.998 preferenze) e seguito da tutte donne, Paola Bragantini, segretario torinese democratico, Francesca Bonomo, Anna Rossomando. Bocciature amare in Piemonte sono quelle dei parlamentari uscenti Pietro Marcenaro e Fabrizio Morri. Primo in Umbria è Gian Piero Bocci, della corrente di Beppe Fioroni. Il leader dei Popolari, dato da molti in uscita verso il Centro montiano, cita il successo dei “suoi” (da Ginoble a Sanga) per sottolineare che non ha intenzione di lasciare il Pd. In Liguria, in testa a Genova Lorenzo Basso, il segretario regionale, Mario Tullo e Roberta Pinotti; a La Spezia en plein per Andrea Orlando. A Napoli, trionfa Valeria Valente, ex assessore comunale.


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