Sanità  in Lombardia, appalti pilotati coinvolti tre fedelissimi di Formigoni

MILANO – In principio fu il crac del San Raffaele (oltre un miliardo di euro di rosso). Poi, è arrivato lo scandalo sui rimborsi regionali gonfiati della Fondazione Maugeri (70 milioni). Adesso, a far sbriciolare le certezze sulla buona politica del governatore lombardo, Roberto Formigoni, ci si mette una nuova bufera giudiziaria. In cui sono coinvolti i suoi più stretti collaboratori, a cominciare dal cognato, l’ex assessore alla Famiglia, Giulio Boscagli, al direttore generale della Sanità , Carlo Lucchina (si dichiara «totalmente estraneo ai fatti»), per finire al capogruppo in Regione del Pdl, Paolo Valentini. Tutti e tre accusati di aver pilotato gare pubbliche, per permettere a società  «amiche» di spartirsi la torta.
Sono 15 in tutto gli indagati dell’inchiesta milanese del pm Tiziana Siciliano. Ieri, gli uomini della squadra Mobile di Lecco hanno notificato gli avvisi di conclusione indagine in cui si ipotizzano la turbativa d’asta e la corruzione (una tentata e l’altra consumata). A far emergere l’ennesimo scandalo, nel 2010, sono state le dichiarazioni di un componente di primo piano della maggioranza del Pdl. Il leghista Stefano Galli – oggi indagato nell’inchiesta sui rimborsi per aver messo tra le spese del Carroccio anche il banchetto di nozze della figlia -, si era visto offrire 30 mila euro in una busta da due imprenditori ospedalieri. Soldi, sostiene oggi l’accusa, per spingerlo ad agevolare «l’iter procedurale relativo l’approvazione del Cosiddetto Progetto Tv sanità  regionale». Un appalto su cui la società  Multimedia hospital voleva mettere le mani. Galli non è stato l’unico leghista ad essere avvicinato. A Simone Rasetti, ex addetto stampa dell’assessore Luciano Bresciani, i vertici di Multimedia avrebbero promesso «circa 30 mila euro, consegnandone di fatto 13 mila e 500 quale prezzo per ottenere informazioni e agevolazioni sulle procedure burocratico-amministrative». Per aggiudicarsi l’appalto, l’ad di Multimedia, Bruno Della Negra, e il mediatore Alberto Uva, «intrattenevano rapporti con Lucchina per accordarsi sulle procedure da seguire per l’approvazione del progetto». E se non ci fosse stata la denuncia di Galli, il progetto per l’accusa sarebbe anche andato in porto.
Diverso il capitolo sul contratto di brokeraggio dell’Asl di Mantova. Sulle sponde del Mincio, la macchina da guerra regionale avrebbe fatto riaprire un bando di gara già  fatto per assegnare, in maniera totalmente irregolare – un appalto a due società  assicurative differenti, la Marsh e la Gbs. I registi dell’imbroglio, sarebbero stati proprio Lucchina, Boscagli e Valentini, che avrebbero esercitato pressioni per assecondare la Gbs, «considerata vicina alla loro area politica». Si sarebbero susseguiti incontri alla fine del 2009, tra Lucchina e Boscagli, definiti dagli inquirenti i referenti «politico-amministrativi» di Stucchi. Anche per questo affare, il mediatore è Uva, che per «convincere» fino in fondo il direttore generale mantovano, avrebbe promesso 39 mila euro «quale prezzo dell’accordo corruttivo». Sempre a Stucchi, il mediatore avrebbe regalato «un navigatore satellitare, un computer e un masterizzatore».


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