Svolta in Qatar l’emiro d’oro lascia al figlio

BEIRUT. Per 18 anni ha regnato sul paese più ricco del mondo, facendone fruttare le enormi risorse naturali e riuscendo a conferirgli un ruolo internazionale. Ma oggi, a 61 anni, un’età di mezzo che per molti regnanti arabi s’identifica ancora con l’anticamera del potere, l’Emiro del Qatar, Sheik Hamad bin Khalifa al Thani, ha deciso di abbandonare il trono da mille e una notte su cui è rimasto sin dal 1995, per fare posto al principe ereditario, Sheik Tamim bin Hamad, 33 anni, secondo dei sette figli avuti dalla seconda moglie, la potente e avvenente sceicca Mozah.
Decisione a sorpresa, ancorché preceduta da un certo chiacchiericcio, in un mondo dove le insegne del comando si indossano una volta e si portano fino alla tomba, o alla defenestrazione. Il che autorizza a pensare che alla base della scelta di abdicare, annunciata da Sheik Hamad ad un consiglio di famiglia convocato ieri pomeriggio nel palazzo reale di Doha, vi possano anche essere non precisati motivi di salute.
Niente di tutto questo, ovviamente, pericantoridelregime,secondo i quali, per citarne uno, «l’emiro si è deciso ad abdicare per dimostrare
che nel mondo arabo è possibile una ordinata trasmissione del potere». Cosa che non era successa quando Sheik Hamad era succeduto al padre, Sheik Khalifa, in un colpo di palazzo ordito mentre l’emiro-padre si trovava in Svizzera.
Comunque sia, il Qatar che Sheik Hamad consegnerà al figlio è tutt’altra cosa da quello ricevuto, o preso, 18 anni fa. A cominciare dalla potenza di immagine che deriva da Al Jazeera, la tv panaraba creata dall’emiro, e dalla politica estera su cui il sovrano uscente ha deciso di puntare per elevare lo status internazionale del paese. Ad una fase basata più sulla diplomazia è seguita una fase più interventista che ha visto il piccolo emirato partecipare alle operazioni militari della Nato contro Gheddafiefinanziareeriforniredi armi la rivolta contro Bashar el Assad. Nel caso del Bahrein, però, l’appoggio del Qatar è andato alla famiglia regnante degli al Khalifa e non alla popolazione in rivolta. Sunnita egli stesso, Sheik Hamad ha stretto robusti legami con la Fratellanza musulmana.
Sarà così anche quando sul trono ci sarà Sheik Tamim. Nessuno ne dubita. D’altronde perchè cambiare se manovrare abilmente tra gli Stati Uniti, l’indiscusso alleato, protettore e fornitore militare, e i loro più acerrimi nemici in Afghanistan, i Taliban, oggi tutti convocati a Doha per negoziare una dignitosa uscita da quel paese, o tra i Fratelli Musulmani e i qaedaisti di Shabat al Nusra si è rivelato, oltretutto, un buon affare?
Perché oltre sulla politica estera il piccolo e ricchissimo emirato ha saputo farsi avanti, grazie ai suoi immani profitti petroliferi, anche nel business globale, con una serie di acquisti e di investimenti che a volte sono stati ispirati dal desiderio di moltiplicare le proprie ricchezze, ma altre volte sono sembrati delle pure e semplici operazioni di immagine, se non di pr. La più imponente delle quali è, sarà, l’organizzazione dei mondiali di calcio del 2022 in un paese in cui la temperatura media nel mese di giugno-luglio si aggira sui 50 gradi. Vedremo.


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