Insulti razzisti, nuova bufera Espulso consigliere di Sel

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ROMA — A Cavarzere (Venezia), lo chiamano «El maestròn» ma non è ben chiaro quali siano le sue doti didattiche. Su Facebook usa volentieri il dialetto e non controlla a dovere toni e contenuti, visto che il settantenne Angelo Romano Garbin, consigliere di Sel, ha pensato male di scrivere uno status che, con lo scopo di difendere il ministro Kyenge, replica e peggiora, se possibile, le frasi razziste che si sono sentite negli ultimi giorni. Parole che provocano uno scambio di accuse tra Nichi Vendola e Roberto Maroni e un intervento del presidente della Camera Laura Boldrini, eletta nello stesso partito di Garbin.

Garbin si esprime in dialetto veneziano: «Ma varda che rassa de femena… la saria da molare in on recinto co’ na ventina de negri assatana’ e nesuno che la iuta e stare a vedare la sua reassion». La frase è riferita alla leghista Dolores Valandro, che aveva scritto un post nel quale istigava alla violenza sessuale contro il ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge — «ma nessuno che la stupri?» — e che per questo è stata appena condannata a un anno e un mese (pena sospesa).

La frase di Garbin viene presto cancellata dal profilo Facebook ma la vicenda finisce in consiglio comunale, dove un ordine del giorno votato dal centrosinistra condanna la violenza verbale sulle donne e il razzismo. Garbin si astiene, non parla e non si scusa.

Ma l’incidente non finisce qui. I leghisti colgono l’occasione al volo per rivalersi, dopo la valanga di critiche che hanno seppellito il ministro Roberto Calderoli, che ha paragonato il ministro a un orango. E Agostino Pedrali, assessore del Carroccio di Coccaglio (Brescia), che aveva replicato l’accostamento animale, con tanto di foto, su Facebook: indagato per diffamazione aggravata dall’istigazione all’odio razziale, ieri si è dimesso.

Massimo Bitonci, capogruppo al Senato, annuncia querela per istigazione a stupro contro Garbin. E aggiunge: «Non vorremmo che ci fosse un trattamento differenziato nei confronti di un esponente di sinistra. È incredibile che ancora non si sia dimesso e che nessuno del suo partito abbia condannato l’episodio». Quasi contemporaneamente interviene Alessandro Zan, deputato veneto di Sel, che condanna fermamente Garbin e ne chiede le dimissioni. Ma il botta e risposta sul filo dei secondi, tra chi arriva per primo a incolpare e chi cerca di prevenire le accuse, si replica a livello più alto. Con Roberto Maroni che twitta: «Offendere i leghisti si può: ecco la solita doppia morale della sinistra boldrinian-vendoliana e di certi giornalisti (si fa per dire…)».

Pochi minuti dopo, intervengono sia Boldrini sia Vendola. La presidente della Camera censura «nel modo più netto» le parole di Garbin, parla di «squallido maschilismo» e spiega che «il pregiudizio non ha colore». Il leader di Sel replica direttamente a Maroni: «Noi non perdoniamo a nessuno le volgarità razziste e sessiste. Voi invece con quelle ci costruite la politica e le vostre carriere…». Nel frattempo Sel rende nota l’espulsione di Garbin. Conclude, ecumenicamente, Mara Carfagna: «La censura della presidente Boldrini chiude la vicenda nel migliore dei modi».

Alessandro Trocino


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