La rabbia di Desmond Tutu “Non sono stato invitato”

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JOHANNESBURG. SOLIDARIETÀ, affetto, aiuto, tra due donne che lo hanno condiviso in anni diversi e che ora lo accompagnano nell’ultimo viaggio. Donna anche la pilota militare dell’aereo Hercules C-130 che lo riporta a casa, sulle colline dove giocava da bambino, accanto al fiume Mbashe, ora fanghiglia, dove si divertiva a nuotare. Non c’è separazione, divorzio, gelosia che conti quando devi dire addio all’uomo che hai amato. Ti sorreggi, ti fai forza, onori l’amore.
I compagni della sua vita politica separati fino alla fine. Rissosi e in lite, ansiosi di escludere, invece di includere. Ultimo affronto alla sua lotta contro l’Apartheid, non importa di che colore. No, tu no: niente invito per il Dalai Lama, visti gli ottimi rapporti commerciali tra Pechino e il Sudafrica, niente accredito (poi concesso) per Desmond Tutu, 82 anni, arcivescovo anglicano, molto più che un fratello (anche di Nobel). E suo vicino di casa, a Soweto, al numero 8155 di Orlando West. Dove Nelson Mandela ha vissuto fino al suo arresto e dove tornò la sera della sua liberazione sentendosi solo in quel momento «finalmente a casa», anche se subito dopo si trasferì, perché nel frattempo Winnie, sua moglie, aveva un’altra storia.
Il legame tra Mandela e Tutu era così forte che tutti e due, grandi ballerini, scherzavano sul fatto che il Sudafrica fosse l’unico Paese al mondo ad avere due Premi Nobel nella stessa strada. Tutu ha fatto sapere il suo rammarico: «Avrei tanto voluto partecipare alla cerimonia a Qunu per dare l’ultimo saluto a una persona a cui ho voluto bene e che mi è stata cara, ma avrei mancato di rispetto a Tata autoinvitandomi a quello che è stato presentato come un funerale riservato alla famiglia. Fossi stato il benvenuto non avrei mancato per nulla al mondo».
La polemica è andata avanti a forza di comunicati, il governo tramite il suo portavoce, Harold Maloka, ha fatto sapere che Tutu era nella lista, che forse c’era stata un’incomprensione sull’invito, ma Mpho, la figlia di Tutu, ha ribadito di non aver ricevuto l’accredito. Sembra che l’arcivescovo fosse stato all’inizio escluso anche dal programma ufficiale della commemorazione di Mandela allo stadio di Soweto, ma che all’ultimo momento gli fosse stato chiesto di salire sul podio per calmare la folla dopo i fischi al presidente sudafricano Zuma.
Nella notte il compromesso o la riconciliazione per evitare che l’addio al padre della patria diventasse una barbara rissa sulle sue ceneri. Tutu comunica: «vado». Non poteva mancare: il compagno di lotta di Mandela, negli anni più difficili, l’uomo che lo ha rappresentato nel mondo quando era chiuso e senza voce a Robben Island, quello che ha presieduto nel ‘95 la Commissione
per la verità e la riconciliazione, l’amico testimone delle sue pene e delle sue gioie d’amore, il fratello che lo ha potuto criticare quando non si decideva a sposare Graça, vedova del presidente del Mozambico: «Madiba, non puoi continuare a convivere, non sta bene».
Ma Tutu ha sempre criticato l’African National Congress e il presidente Zuma. Prima per averla fatta franca in una vicenda giudiziaria dove Zuma era accusato di stupro, per la relazione con un’amica di famiglia trentenne e sieropositiva, con lui che si vantò di essersi protetto «facendosi una doccia dopo». Tanto che l’arcivescovo rincarò la dose: «Non scegliete qualcuno di cui la maggior parte di noi si vergognerebbe, un leader che ha avuto una relazione con una donna che lo considerava un padre». Con la replica stizzita di Zuma: «Il compito dei leader della Chiesa è di pregare per la gente, non di condannarla ». Oggi, anche se in extremis, Tutu volerà all’alba verso Qunu.
Protestano a Qunu anche i suoi vicini di casa, quelli che lui invitava per il tè, oggi esclusi dai funerali. Protestano gli altri del villaggio, quelli per cui Madiba si era impegnato a costruire scuole e strade, a migliorare le capanne. Protesta il popolo assiepato sulla strada: «È il nostro eroe e non possiamo onorarlo».
Hamba Kahle, addio, vai in pace, Madiba. Non solo la strada per la libertà è lunga, ma anche piena di buche.


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