Alitalia-Etihad, arriva il via libera delle banche

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ROMA — Le banche italiane credono nella soluzione araba e aprono la borsa per finanziare Alitalia e consentirle di portare avanti la trattativa con Etihad. Gli istituti di credito hanno deliberato una ulteriore linea di finanziamento per un totale di 165 milioni mentre i restanti 35 milioni, per arrivare ai 200 previsti, verranno raccolti in un momento successivo. Nel dettaglio 70 milioni sono di Unicredit, 70 di Intesa Sanpaolo, 15 della Banca Popolare di Sondrio e 10 di Mps. Con questo accordo per la compagnia di bandiera si apre una settimana cruciale mentre il premier Enrico Letta oggi tornerà dagli Emirati Arabi portando in saccoccia un successo personale.
La notizia dell’avanzamento delle trattative tra le due compagnie aree ha messo nuovamente in allarme la tedesca Lufthansa preoccupata che da questa alleanza ne derivi un forte rimescolamento degli equilibri europei. «Siamo contrari ad aiuti di Stato a compagnie aree europee a prescindere che provengano da Stati Ue o da aziende di Stato extra comunitari».
«È una trattativa tra privati», ha tagliato corto il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi negando si tratti di un aggiramento delle regole della concorrenza come accusano i tedeschi: «Sembra anzi sia Lufthansa a temere la concorrenza». Questo allarme — prosegue il ministro — conferma che Alitalia è sulla strada giusta. Il previsto incontro dei vertici di Alitalia con il sindacato previsto per ieri è slittato ad oggi in quanto l’amministratore delegato Gabriele Del Torchio era appunto impegnato a Milano per convincere le banche a sborsare altri 200 milioni di euro dopo i 300 per l’aumento di capitale. Il clima tra lavoratori e sindacati sembra migliorato, dopo mesi di rischio di fallimento e di forti tagli di personale. Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, ha già benedetto il negoziato . «Gli Emirati sono dentro la partita Alitalia — ha commentato — perché vogliono una grande compagnia e chi vuole una grande compagnia può andare d’accordo anche con i lavoratori, noi ne siamo convinti, questa è la soluzione giusta e noi l’abbiamo appoggiata in tutti i modi». A Fiumicino i primi commenti sono tutti positivi tra le hostess e i piloti e il personale di terra in genere. La considerazione che prevale è sulle prospettive: «Se gli emiri considerano Alitalia come una pista di decollo per raggiungere nuovi traguardi allora possiamo dire che abbiamo raggiunto il punto di svolta».
Ora la trattativa entrerà nel vivo dei numeri, dei budget e forse anche dei sacrifici perché Etihad — che ha appena ordinato cento nuovi aerei tra Airbus e Boeing — si muove con grande prudenza. In un comunicato congiunto emesso domenica Alitalia e Etihad avevano annunciato che nei prossimi 30 giorni le compagnie e gli advisor stabiliranno una due diligence «per affrontare e risolvere tutti i temi che possano pregiudicare la definizione di un adeguato piano industriale la cui completa realizzazione produrrà una redditività sostenibile per Alitalia».
Secondo Del Torchio, ora arriva la «fase più importante della trattativa, che parte questa settimana con lo scambio di informazioni per redigere insieme il nuovo piano industriale». Se i tedeschi temono violazioni della concorrenza, per ora Bruxelles — a sentire il portavoce del Commissario alla concorrenza Antoine Colombani — «non ha commenti da fare». Mentre rimane «sotto osservazione l’aumento di capitale di Alitalia e i suoi sviluppi» per via della partecipazione delle Poste Italiane.
Alla domanda se Alitalia sia fuori pericolo e se i vertici della società siano ottimisti sull’esito della trattativa, Del Torchio, parlando ieri mattina a Radio 1 , ha detto di essere «realista». «Negli ultimi mesi abbiamo fatto cose importanti — ha continuato il manager — l’aumento di capitale, la nuova base di azionisti tra cui le due banche più importanti d’Italia e Poste italiane, oltre agli azionisti storici. Ora ci stiamo concentrando sulle prossime mosse, per guardare al futuro, e con Etihad si va esattamente in questa direzione».
Roberto Bagnoli


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