Imbarazzo 5 Stelle, ma Grillo non ci sta: basta, quelle note le usava anche Hitler

Imbarazzo 5 Stelle, ma Grillo non ci sta: basta, quelle note le usava anche Hitler

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STRASBURGO — A sera, arriva Grillo con una dichiarazione d’amore a Nigel Farage, il suo alleato euroscettico: «Se va male me ne vado da lui…». Ma è un po’ un cerotto politico, il rimedio a quanto avvenuto al mattino: anzi, la riprova che abbracci e sorrisi contano, ma poi una schiena può contare di più. Palcoscenico, la seduta inaugurale del Parlamento europeo. Si suona l’«Inno alla gioia», tutti in piedi davanti alla bandiera d’Europa. Nigel Farage e i suoi dell’Ukip, il gruppo inglese antieuropeista, voltano le spalle sia alla bandiera che all’inno. Come a dire: non è roba nostra oggi, non sarà roba nostra mai. Nello stesso istante, i loro alleati grillini, che pure sono confluiti nello stesso gruppo Efdd («Europa libertà democrazia diretta»), la schiena non la voltano. Anzi la tengono ben dritta e ascoltano impettiti l’inno. Come a dire: no, è roba nostra. Faranno sapere che non è stata una scelta a caso, che loro non condividevano l’atteggiamento di Farage. Quel voltare le spalle avrebbe dovuto essere, per Farage e in teoria anche per i grillini, un simbolo: il preannuncio di una comune trincea. Ma la trincea, almeno ora, è divisa: e proprio oggi. A sera, però, l’arrivo di Grillo rimette ordine. Per prima cosa, sull’inno: «Basta con l’Inno alla gioia — dice —. L’ha usato Hitler per i compleanni, l’hanno usato Mao e Smith in Rhodesia. Basta!». Grillo arriva come sempre in un turbine, assediato dai fotografi. «E Renzi?» gli chiedono. «Renzi chi? Io parlo con la Merkel».
Saluti calorosi con Farage: «Io e Nigel siamo stati vittime di una campagna di stampa vergognosa… Lui veniva dipinto come un omofobo, un razzista, uno che ha giri strani. E io ancora peggio, come Hitler, Stalin. Siamo sopravvissuti… La Ue è fallita perché si sono tutti coalizzati contro di noi».
Ma è il resto del discorso, trasmesso tutto in streaming sul blog, che rivela di più. Un discorso solo apparentemente esagitato come altre volte, ma invece teso a marcare con pragmatismo i confini del proprio territorio politico. E senza troppi pregiudizi. Per esempio, sul tema degli immigrati, Grillo sembra schierarsi su posizioni tanto decise quanto radicali, che quasi richiamano alla memoria i Bossi o Fini d’un tempo: «Gli immigrati stanno creando situazioni incredibili. Bisogna regolare i flussi». Come già vedesse i suoi elettori di domani.
E poi: «Se Finmeccanica vende armi alla Siria, allora sarà Finmeccanica a caricarsi i costi per gli immigrati dalla Siria. Se dobbiamo accogliere chi scappa dalla guerra, dobbiamo chiederci chi ha fatto la guerra. Andiamo a vedere perché arrivano dall’Africa, diamo nomi e cognomi a questa gente».
Anche per l’Italia, c’è qualche staffilata: «Sono venuto qui per dire: “Non date mai più finanziamenti all’Italia, vanno alla mafia e alla camorra!”». Quanto a Martin Schulz, il neopresidente del Parlamento, «è venuto in Italia a fare una campagna con soldi pubblici contro di me. Questo Schulz, che nome è? Non riesco neanche a pronunciarlo… Diceva che sono un venticello: attento Schulz, che ora sono qua. E se è vero che mi chiama “venticello passeggero”, è anche vero che adesso qui siamo in 17».
Né manca il tema dell’uscita dall’euro o dall’Europa, e dell’obbligo posto dai vincoli del Fiscal Compact, «una vergognosa stortura dei trattati», premette il capo dei grillini. E poi, quasi a chiarire che anche gli ultimi dubbi sono superati: «Se un Paese è in difficoltà può uscire. C’è scritto nel trattato di Lisbona».
Del resto, nella visione del leader, niente o quasi si salva dell’Europa: «Le guerre non si fanno più con i carri armati. Si fanno con lo spread. Da un carrarmato ti puoi difendere: lo spread non lo vedi e non lo senti. È un assassino silenzioso e ineffabile». E il progetto di Fondo europeo di riscatto? «Un’immensa Equitalia al cubo».
Dall’Italia, soprattutto dal Pd, arrivano commenti acetati: dicono che Grillo è «anti-italiano» e «pericoloso». Ma intanto i suoi 17 deputati non hanno voltato le spalle alla bandiera europea, e questo prima o poi bisognerà capire che cosa può significare.
Luigi Offeddu



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