« Contratti statali, un costo di 35 miliardi»

L’allarme nella memoria alla Consulta per l’udienza sulla legittimità del blocco delle retribuzioni L’onere per il periodo 2010-15, poi un effetto «strutturale» di circa 13 miliardi annui dal

Mario Sensini, Corriere della Sera+ redazione • 5/6/2015 • Copertina, Lavoro, economia & finanza • 752 Viste

ROMA Trentacinque miliardi di euro per il passato, più tredici miliardi l’anno a partire dal 2016. Cifre rispetto alle quali il problema aperto sulle pensioni, e poi risolto dal governo, potrebbe dirsi quasi trascurabile. Il 23 giugno la Corte Costituzionale esaminerà i due ricorsi dei sindacati contro il blocco dei contratti nel pubblico impiego che dura dal 2010, e stavolta la posta in gioco è molto più alta. I conti li ha fatti l’Avvocatura dello Stato presentando ieri alla Consulta una memoria, in vista dell’udienza di fine mese. «I rilevanti effetti finanziari derivanti dall’intervento normativo che si esamina sono evidenti. L’onere non potrebbe essere inferiore a 35 miliardi, con un effetto strutturale di circa 13 miliardi a decorrere dal 2016» si legge nella memoria.
I numeri sono stati forniti all’Avvocatura direttamente dalla Ragioneria dello Stato, anche se i sindacati parlano di cifre «gonfiate» (neanche troppo, se come dice la Confsal «nella migliore delle ipotesi saranno 30 miliardi»), come era stato fatto anche in vista della sentenza sulle pensioni sfavorevole al governo, costretto a mettere sul piatto 2,2 miliardi di euro. Ed è proprio quel precedente, la bocciatura del congelamento delle pensioni, a preoccupare l’esecutivo. A differenza della sentenza di febbraio sulla Robin Tax bocciata “pro-futuro”, in cui la Consulta ha tenuto in conto il nuovo articolo 81 della Costituzione che vincola all’equilibrio di bilancio, quella sulle pensioni di fatto lo trascura. Ed il suo presidente, Antonio Criscuolo, ha pure chiarito che non è compito della Corte, ma di altri organi dello Stato, garantire quel principio.
Il relatore della causa sul blocco degli stipendi nel settore pubblico sarà, tra l’altro, Silvana Sciarra, la stessa che aveva curato la causa sulle pensioni. Il collegio dei giudici, che in quel caso si era diviso esattamente a metà, con la causa sbloccata dal voto del presidente che vale doppio, potrebbe però essere diverso. Dei quindici membri del collegio, attualmente ne mancano due, ma Camera e Senato si riuniranno l’11 giugno in seduta comune per procedere alla loro elezione. Non è escluso che la nomina arrivi in tempo utile per integrare il collegio entro il 23 giugno. E magari determinare equilibri differenti.
In ballo c’è il congelamento della contrattazione nel pubblico impiego, stabilita nel 2009 da una norma del governo Berlusconi, con Giulio Tremonti ministro dell’Economia, e da allora sempre prorogata dai governi successivi. L’ultimo aumento contrattuale per i dipendenti pubblici risale al 2006, grazie al blitz notturno di Gianfranco Fini, allora vice presidente del Consiglio, che sbloccò la trattativa concedendo aumenti medi di circa il 6%. Da allora, più nulla. Le risorse per i rinnovi non sono comunque stanziate nel bilancio pubblico. Solo dal 2019 sono previsti 420 milioni per l’indennità di vacanza contrattuale. Il Documento di Economia e Finanza di aprile sconta l’assenza di risorse per i rinnovi contrattuali fino a tutto il 2021. Sarebbero undici anni.
Mario Sensini

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