Renzi torna a mani vuote

Renzi torna a mani vuote

Europa. Al vertice di Berlino il disgelo con l’Italia è solo parziale. Roma non ottiene quasi nulla nel merito ma almeno salva la faccia e non riceve veti preventivi nella durissima trattativa sui conti con la Commissione

BERLINO Uniti contro il populismo per un’Europa più forte ed efficiente. È il tweet «tedesco» che rappresenta l’unico, virtuale, esiguo risultato ufficiale dell’incontro tra il premier Matteo Renzi e la cancelliera Angela Merkel, tutt’altro che d’accordo su tutto come ammette il presidente del consiglio.

Nei fatti il «disgelo» tra Roma e Berlino è parziale: sì alla comune difesa di Schengen e alle quote europee di rifugiati ma nessuna sostanziale concessione sulla flessibilità dei conti pubblici e sul finanziamento di 3 miliardi alla Turchia. In compenso l’Italia incassa il ritorno sulla scena europea (come voleva Renzi) e la benedizione del «nuovo ruolo» da parte di Berlino: «La Germania avrà la presidenza del G20 e l’Italia del G7» ricorda la cancelliera.

Senza la fanfara militare e con il cerimoniale ridotto all’osso. Così Merkel ha accolto nella Bundeskanzlei alle 12.30 Renzi, invitato a una «colazione di lavoro». Un colloquio «intenso e amichevole» durato il doppio del previsto (la conferenza stampa è slittata di oltre un’ora) segno delle difficoltà a smussare gli spigoli.

La cancelliera tedesca «guarda con favore alle ambiziose riforme di Renzi» e c’è «piena convergenza su una soluzione europea dell’emergenza profughi, finanziamento degli Stati in prima linea sul fronte degli arrivi e lotta ai trafficanti». Tuttavia Mutti ricorda a «Matteo» i 6 hot spot italiani concordati con Bruxelles (di cui solo 3 operativi) e l’«urgenza di un accordo con la Turchia», ovvero del pagamento della quota di 280 milioni a carico dell’Italia per il finanziamento ad Ankara. Renzi prende tempo e assicura: «Siamo d’accordo, ma attendiamo di sapere da Bruxelles come andrà inteso l’aiuto» ovvero se la «rata» sarà scorporata dal patto di stabilità e a carico dell’Ue.

Sulla flessibilità dei conti pubblici italiani la cancelliera alza il muro: «Non mi immischio: è compito della Commissione Ue interpretare i margini» taglia corto, convinta che i confini in ogni caso restino (solo) quelli previsti dagli accordi sottoscritti a Bruxelles.

Poi, perfida, fa «gli auguri all’Italia per il buon esito delle riforme», e imputa a Renzi il rallentamento della messa in sicurezza del bilancio e accenna ai «problemi» con le banche. Questi, soprattutto, hanno impressionato la cancelliera più del Jobs Act: la stabilità del credito in Italia ormai è una questione tedesca. Giovedì il default di Etruria, Banca Marche, CariFerrara e Chieti è rimbalzato sulla Borsa di Francoforte facendo «crollare» il Dax dell’1,6%.

Da qui l’«aiuto di Schäuble» a Renzi: il ministro delle finanze ha messo 2.000 miliardi di euro del risparmio tedesco (l’equivalente del debito pubblico di Roma) a garanzia del deposito Bce che copre i 200 miliardi di crediti avariati delle banche italiane. È la luce verde alla bad bank e «la vera assicurazione sui titoli decennali di Roma», sottolineano a Berlino.

In ogni caso la visita di Renzi «rafforza le relazioni commerciali tra i due Paesi», puntualizza Angela Merkel, che annuncia una prossima conferenza economica bilaterale tra i due paesi: «È positivo che in Italia ci sia un inizio di ripresa: negli ultimi mesi l’import dei prodotti tedeschi in Italia è aumentato del 7%», gongola la cancelliera. Dall’altra parte, un quinto del made in Italy finisce in Germania; tradotto significa 54,9 miliardi di business nel 2016, 58,2 nel 2017 e 61,6 nel 2018. Pesano più della «messa in scena» (secondo Welt) dell’«esuberante» premier italiano che denuncia l’asse franco-tedesco e molto meno degli altri fronti strategici su cui Berlino non retrocede. Su tutti il raddoppio del gasdotto Nord Stream in partnership con la Russia di Putin affidato alla «valutazione» della Commissione Ue e contrastato dall’Italia anche nell’Europarlamento: un nodo irrisolto nel summit bilaterale.

Preceduto dall’incontro di Merkel con Lady Pesc. Federica Mogherini è stata ricevuta nella cancelleria 24 ore prima di Renzi e ha festeggiato con Mutti e Kofi Annan (l’ex segretario delle Nazioni unite) il compleanno del ministro degli esteri Steinmeier. E la cancelliera si è presentata al bilaterale con il nuovo «pacchetto» sul diritto di asilo concordato con Csu e Spd: sospensione per due anni dei ricongiungimenti familiari dei profughi; aggiunta di Marocco, Algeria e Tunisia nella lista dei «Paesi sicuri»; divieto di circolazione in Germania per i rifugiati e costo dell’integrazione linguistica a carico dei migranti.

È il minimo sindacale chiesto dall’Unione e dal vice cancelliere socialdemocratico Gabriel: il punto con cui Merkel ha ricompattato la sua Grande Coalizione.

Fuori dalla cornice diplomatica, l’incontro con Renzi ha risentito del clima nero sul fronte dei profughi in Germania.

Nella notte, in Baden-Württemberg, estremisti xenofobi hanno lanciato una granata (inesplosa) contro un centro rifugiati. È l’attacco numero 1.006 agli Asylheim, l’ennesima bomba (vera) contro la «politica di benvenuto» di Angela cui secondo i sondaggi si oppone il 45% dei tedeschi.

Adesso, archiviata la visita di Renzi, la cancelliera Merkel prepara la conferenza sulla crisi in Siria in programma a Londra il 4 febbraio. Tavolo riservato a Germania, Regno Unito, Norvegia e Kuwait. Ancora una volta un altro summit decisivo senza l’Italia.



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