Il giornalista Jan Kuciak ucciso per i report su affari immobiliari e fondi Ue

Ma ora, secondo polizia e governo nel caso spunta anche la ’ndrangheta

Jakub Hornacek • 28/2/2018 • Criminalità, controllo & sicurezza, Informazione & Comunicazione, Internazionale • 798 Viste

PRAGA. In Slovacchia continuano le indagine sull’omicidio del giornalista Jan Kuciak e della sua compagna Martina Kušnírová avvenuto tra giovedì e domenica della scorsa settimana. Dalle prime tesi investigative della polizia, l’omicidio scoperto nella notte di domenica 25 febbraio sarebbe ricollegabile al lavoro di reporter per il portale Aktuality.sk (gruppo Axel Ringier Springer) di Kuciak.

«Abbiamo infatti reperito alcune circostanze in tal senso» ha dichiarato al caldo il presidente della polizia slovacca Tibor Gašpar. A suggerire la pista di un killer professionista è l’esecuzione pulita, un colpo alla nuca e uno al petto.

NELL’ULTIMO periodo il giovane giornalista di 27 anni lavorava su frodi fiscali e truffe a danno dei fondi europei. Nei casi vengono citati spesso imprenditori con forti legami con la politica slovacca, sia con partiti di governo che d’opposizione. Uno degli ultimi articoli di Kuciak riguardava le transazioni immobiliari dentro un condominio di lusso, il Five Star Residence di Bratislava.

Con le transazione lo Stato slovacco avrebbe perso milioni di euro su rimborsi Iva abusivi. Tra gli imprenditori immobiliari implicati negli affaire descritti da Kuciak c’era Ladisav Bašternák che affittava uno dei suoi appartamenti di lusso all’attuale premier socialdemocratico Robert Fico. Più vicino ai partiti dell’opposizione invece Marián Kocner, contro cui il giornalista aveva sporto nel settembre scorso denuncia per minacce aggravate. Il giornalista si era poi lamentato del lento lavoro della polizia, che alla fine archiviò il caso.

INTANTO È SPUNTATA sui media slovacchi la «pista calabrese». In un’intervista al quotidiano Dennik N uno dei colleghi di Kuciak, Tom Nicholson, ha rivelato che il giornalista assassinato stava lavorando su un’inchiesta sugli insediamenti della ‘ndrangheta nella Slovacchia orientale. I gruppi mafiosi avrebbero ordito truffe massicce a danno dei fondi dedicati all’agricoltura. «È un processo molto semplice – ha detto Nicholson – Hanno (i mafiosi, ndr) acquistato alcune ex cooperative agricole, fanno finta di coltivarci piante bio, e prendono sovvenzioni per questo. Ma è indifferente che cosa ci coltivano, basta che ci sia una persona disposta a rilasciare il certificato». Per il giornalista, i gruppi mafiosi sono impiantati in Slovacchia fin dagli anni Novanta e hanno saputo costruirsi una rete di protezione politica, che si basa soprattutto sugli esponenti locali del partito Smer del premier Robert Fico. Ieri il capo della polizia slovacca Gaspar ha confermato che ci sono indagini aperte su cittadini italiani, mentre il ministro degli interni Kalinák ha rivelato che ci sono contatti con la polizia italiana.

VA TUTTAVIA DETTO che la Slovacchia non ha bisogno di importare la mafia dall’Italia. Fin dagli anni Novanta nel Paese è presente una forte malavita organizzata autoctona che ha prosperato soprattutto nei primi anni dell’indipendenza del Paese sotto il premier Meciar. Eliminazioni di persone scomode e sequestri (il più famoso fu quello del figlio del presidente Kovác ad opera di pezzi deviati del servizio segreto Sis) fanno parte della vita del piccolo Paese. Secondo i giornalisti locali, i rapporti tra politica e malavita sono stati ravvivati dal lungo governo del premier Fico. Più attivo su questo fronte è il gruppo intorno al discusso ministro dell’Interno Robert Kalinák – anche criticato da Amnesty International per il trattamento dei Rom – , che dispone di una rete di amicizie di imprenditori, le cui imprese hanno ottenuto importanti appalti statali e sovvenzioni europee. L’implicazione negli scandali del ministro dell’Interno spiega anche la diffidenza e la disistima di molti giornalisti slovacchi verso la polizia e la magistratura inquirente. Entrambi sono accusate di non riuscire a portare avanti le indagini su casi sollevati dalla stampa, pertanto finiti spesso con un’archiviazione. Un’opinione ricorrente sostiene che la polizia con la sua incapacità abbia contribuito a costruire un clima di impunità nel quale è maturato il progetto di uccidere Kuciak.

LA POLITICA SLOVACCA ha ovviamente condannato con sdegno l’uccisione di Kuciak. Il premier Robert Fico ha addirittura promesso una ricompensa di un milione di euro per chi fornisca informazioni che portino all’individuazione e alla cattura dell’assassino. Il gesto serve anche a mostrare la buona volontà del governo slovacco di fronte alle istituzioni europee che chiedono un’indagine approfondita sul caso. Come fu ad ottobre 2017 per l’uccisione a Malta della giornalista Daphne Caruana Galizia.

FONTE: Jakub Hornacek, IL MANIFESTO

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