Dieselgate. Germania, Volkswagen dovrà risarcire i clienti truffati
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BERLINO. Condannata, per la prima volta, a risarcire un cliente privato per il Dieselgate del 2015; ma anche inchiodata al precedente giuridico che prefigura l’identica sentenza per altri 60mila casi analoghi pendenti nei tribunali.
Un lustro dopo il maxi-scandalo che ha fatto il giro del mondo, la Corte suprema di Giustizia tedesca sanziona il gruppo Volkswagen imponendogli, in buona sostanza, di riprendersi l’auto con il software truccato e restituire all’acquirente i soldi spesi inizialmente, scalando l’utilizzo segnato dal contachilometri.
La decisione sulla «compensazione del danno» arriva all’indomani dell’accordo appena concluso dal costruttore di Wolfsburg per evitare in extremis la class-action: prevede il versamento di oltre 830 milioni di euro ai 235 mila possessori di Vw diesel comprate (anche) in base ai dati sull’inquinamento falsati dalle centraline manomesse dalla casa madre.
IN PUNTA DI DIRITTO, comincia tutto dalla denuncia di un anziano tedesco che sei anni fa aveva comprato una “Sharan” turbodiesel ma dopo lo scoppio dello scandalo sulle emissioni aveva deciso di restituirla a Vw, pretendendo in cambio la cifra versata al momento dell’acquisto.
L’estate scorsa ha vinto la causa a livello del tribunale regionale della Renania- Palatinato che ha riconosciuto il dolo intenzionale di Volkswagen; ma ieri l’alta corte ha definitivamente stabilito che ha ragione anche sotto il profilo strettamente costituzionale.
Ora Volkswagen mira a contenere il più possibile i danni: «Adesso faremo offerte appropriate ai clienti interessati. La nostra società ha l’obiettivo di chiudere nel più breve tempo possibile l’accordo tra le parti in causa, che possa essere soddisfacente per entrambi» è la versione ufficiale del comunicato aziendale diffuso ieri mattina a Wolfsburg.
Dove non tira davvero una bella aria, anche per via dell’incredibile spot con «la mano bianca che sposta un nero» dalla nuova Golf. «Un video borderline, completamente razzista nel suo effetto» riassume Tahir Della, portavoce dell’organizzazione Schwarze Menschen in Germania.
Impresentabile perfino per i dirigenti Vw: il direttore delle vendite, Jürgen Stackmann, condanna «un video che offenderebbe qualunque persona rispettabile. Ce ne vergognamo e non riusciamo a spiegarlo. Faremo un’indagine interna per capire come possa essere successo rendendo pubblici i risultati»
Eppure oltre ai nuovi passi falsi pesa il prezzo complessivo dello scandalo costato 25 miliardi di dollari negli Stati Uniti nel 2016, e l’anno scorso altri 76 milioni di euro a risarcimento della class-action innescata dai consumatori in Australia. Si somma al tribunale del Canada che ha ordinato a Volkswagen di pagare 1,4 miliardi di dollari: la più alta multa ambientale della storia del Paese. E si aggiunge ai non secondari costi dei richiami tecnici di milioni di veicoli con l’elettronica contraffatta
MENTRE BALLANO ancora le grane giudiziarie che coinvolgono personalmente e direttamente i massimi dirigenti del colosso dell’auto della Bassa Sassonia (il cui Land è azionista rilevante). Come ricorda la Deustche Welle, l’amministratore delegato di Vw, Herbert Diess, e il capo del consiglio di sorveglianza, Hans Dietrich Poetsch, questo mese hanno concordato un accordo-extragiudiziale del valore di 9 milioni di euro. Anche se «non risulta ancora chiaro se l’offerta di abbandonare il caso di manipolazione del mercato (in cambio della maxi-multa) sarà estesa anche a Martin Winterkorn, che ha gestito la società dal 2007 al 2015 e si è dimesso con il Dieselgate.
TUTTAVIA, IL PROBLEMA più urgente è la conseguenza pratica e diretta della sentenza di ieri. I tribunali regionali e le corti distrettuali seguiranno alla lettera le decisioni della Corte suprema, applicando la medesima decisione a qualunque possessore di Vw con il motore incriminato che volesse fare causa per il trucco scoperto cinque anni fa.
A luglio il tribunale prenderà in esame gli altri fascicoli, legati ai diversi tronconi del processo Dieselgate: a partire dalle centinaia di cause contro i singoli concessionari della rete Vw che hanno, più o meno inconsapevolmente, venduto mezzi non corrispondenti alla scheda tecnica mostrata al cliente.
* Fonte: Sebastiano Canetta, il manifesto
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