Proteste sociali a Cuba, un morto, arresti e guerra di informazioni

Proteste sociali a Cuba, un morto, arresti e guerra di informazioni

L’AVANA. Un uomo di 36 anni è morto lunedì durante una manifestazione nel quartiere periferico di Arroyo Naranjo, uno dei più poveri e turbolenti dell’Avana. Lo ha confermato una nota del Ministero degli Interni, secondo la quale la vittima faceva parte di una banda di persone che tentavano l’assalto a una stazione di polizia dopo aver devastato la strada e appiccato fuoco a cassonetti e pali della luce. Nello scontro vi sono stati vari feriti, compreso un poliziotto, e arresti.

AVERE DATI CONFERMATI per fare un bilancio globale delle decine di manifestazioni popolari avvenute in tutta l’isola è difficile. Anche ieri non vi era connessione internet ma continuavano a circolare, specie nelle reti sociali anticastriste, “notizie” di altre morti e 150 arrestati di cui non si sa nulla. Confermato invece l’arresto di una giornalista del periodico spagnolo Abc. Nelle fila dell’opposizione vengono utilizzate applicazioni per evadere il blocco di whatsapp e far circolare foto di violenze da parte della polizia difficili da confermarsi. Il sito governativo Cubadebate ha fornito prove evidenti di immagini false provenienti soprattutto dall’esterno e spacciate per immagini di proteste e brutali interventi polizieschi avvenuti nell’isola.

LE STRADE DELL’AVANA erano anche ieri sotto il controllo di ingenti forze di polizia. Nei quartieri periferici più problematici erano schierate pattuglie della brigata antisommossa. In generale la gente evita di uscire se non per urgente necessità. La tensione è evidente. Ed è anche aggravata da un drammatico bilancio da Covid-19: ieri 6080 contagi e 51 morti. La cifra in assoluto più alta da inizio pandemia.
Il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez ha ribadito ieri le accuse agli Stati uniti di «essere direttamente implicati e avere la grave responsabilità degli incidenti occorsi l’11 luglio». Washington, ha continuato, «sarà responsabile delle conseguenze che possono prodursi se continuerà nella politica di strangolamento del nostro paese».

UNA DELLE CONSEGUENZE ventilate era un possibile intervento diretto “umanitario” degli Usa, auspicato anche da parte dell’opposizione cubana. Bob Menéndez, il democratico capo della Commissione Esteri del Senato e principale consigliere del presidente Joe Biden in tema di relazioni con Cuba ha smentito. «Non vi sarà intervento militare degli Stati uniti» ha dichiarato Menéndez, confermando che l’Amministrazione Biden continua la «revisione» della politica di Washington nei confronti dell’Avana. Detto in altre parole, il compito di destabilizzare il governo socialista viene affidato alle misure di strangolamento dell’isola volute da Donald Trump e mantenute dal presidente democratico.

È IN SOSTANZA quanto afferma il senatore Bernie Sanders, esponente più noto della sinistra statunitense, che ha responsabilizzato il suo paese di aver contribuito alle condizioni di miseria in cui vivono i cubani. «Tutte le persone – ha affermato – hanno il diritto a protestare e a vivere in una società democratica. Ma è anche ora di mettere fine all’embargo unilaterale degli Usa contro Cuba, che solo ha pregiudicato, non aiutato, il popolo cubano».

Sulle responsabilità dirette del potente vicino del nord sono d’accordo anche quegli intellettuali socialisti che da tempo chiedono che il governo acceleri le riforme strutturali. «Le inedite proteste di domenica scorsa erano prevedibili – sostiene la storica Ivette García González -. Vi sono stati fattori detonanti, però le cause sono profonde». Ovvero stanno nella lentezza di un processo di riforme iniziato dall’allora presidente Raúl Castro, gli investimenti concentrati nel settore turistico a scapito di agricoltura e assistenza sociale.

GARCÍA GONZÁLEZ CHIEDE al governo di abbandonare ogni forma di repressione e di attuare una politica di conciliazione nazionale per gestire l’emergenza – Covid-19 e crisi alimentare – e dare una soluzione politica al conflitto . Una posizione che è stata condivisa da famosi artisti non certo in odore di opposizione, come lo storico gruppo Los Van Van, musicisti come Adalberto Alvarez , Elio Revé – che si sono schierati «a fianco del popolo cubano, che ha il diritto di esprimere pacificamente il suo malessere e le sue aspirazioni».
Amaro il commento del compositore Leo Brouwer, indignato perché «la polizia rivoluzionaria ha usato i manganelli contro gente indifesa e che ha sopportato per tanto tempo enormi difficoltà». Assieme alle critiche vi è la richiesta di una unità nazionale per proteggere la rivoluzione cubana e costruire una «Cuba migliore». È questa la sfida storica che affronta il governo della nuova generazione che ha sostituito i Castro.

* Fonte:Roberto Livi, il manifesto



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