Carles Puigdemont esce dal carcere sardo, ma resta il nodo dell’estradizione

Carles Puigdemont esce dal carcere sardo, ma resta il nodo dell’estradizione

Barcellona. L’ex presidente catalano Carles Puigdemont è di nuovo libero. La notizia del suo arresto all’aeroporto di Alghero giovedì in tarda serata era caduta come una bomba in una Spagna impegnata a seguire con apprensione l’eruzione vulcanica sull’isola de La Palma.

Passata una notte in carcere, ieri nel primo pomeriggio Puigdemont è stato ascoltato dalla giudice della Corte d’Appello di Sassari, che lo ha scarcerato senza misure cautelari. Ma la questione è tutt’altro che chiusa: il leader politico indipendentista dovrà ripresentarsi davanti ai magistrati sardi il 4 ottobre.

“Sapevamo che c’erano i carabinieri all’aeroporto di Alghero, quindi è una cosa che potevamo immaginare. Ma la decisione del Tribunale Ue è molto chiara”, ha commentato Carles Puigdemont.

RESTA INFATTI da dirimere una questione importante: il leader politico catalano è estradabile o no? Non è una questione semplice, e per capire il perché bisogna fare un passo indietro.

La giustizia spagnola, o più specificamente, l’Audiencia Nacional – che è l’organo giudiziario che in Spagna è preposto al giudizio dei reati più gravi, come il terrorismo, o, appunto, la sedizione – cerca di arrestare l’ex president dal 2017, anno in cui fuggì da Barcellona a poche ore dal dissolvimento dei poteri della Catalogna da parte del governo spagnolo.

Dopo la celebrazione del referendum dell’1 ottobre contro cui l’allora governo Rajoy aveva mosso mari e monti, e dopo la proclamazione un po’ fittizia da parte del parlamento catalano dell’indipendenza, l’esecutivo spagnolo aveva reagito facendo scattare un articolo della Costituzione mai utilizzato prima che sospendeva tutti i poteri regionali e dissolveva il governo presieduto da Puigdemont.

Ma mentre il suo numero due, e ancora segretario generale del partito di Esquerra republicana, Oriol Junqueras, si consegnava alla polizia, lui e un gruppo di altri ex ministri catalani fuggiva in Belgio.

Nel frattempo, i politici indipendentisti rimasti in Spagna hanno dovuto affrontare un processo – molto discusso nelle forme e nelle decisioni prese – e durissime condanne per reati come la sedizione, inesistente nella maggior parte dei codici penali europei (come quello italiano).

L’AUDIENCIA NACIONAL intanto emette ordini di cattura europei per Puigdemont e gli altri politici («in esilio» o «in fuga», a seconda dei punti di vista), ma questi ordini vengono messi in discussione da tutti i paesi che muovono i primi passi per arrestarli: i magistrati di Germania, Regno Unito e Belgio si rifiutano di eseguirli o perché il reato non esiste nel loro paese, o perché non è proporzionato alla pena o perché mettono in discussione la stessa giurisprudenza dell’Audiencia nacional.

Fatto sta che tutti i politici catalani perseguitati dalla giustizia spagnola all’estero rimangono liberi, al massimo passando qualche notte in carcere in attesa delle decisioni dei magistrati (a Puigdemont è successo in Germania per 12 notti).

NEL FRATTEMPO L’EX LEADER catalano e altri due ex suoi ministri vengono eletti nel 2019 eurodeputati: anche qui la giustizia spagnola fa i salti mortali per impedire loro di prendere possesso del loro seggio, ma ci riesce solo nel caso di Oriol Junqueras, perché incarcerato, calpestando il suo diritto all’elettorato passivo (l’indulto del governo Sánchez per lui come per gli altri prigionieri politici è arrivato mesi dopo).

Ma Puigdemont, Toni Comín e Clara Ponsatí sono invece europarlamentari a tutti gli effetti, con immunità compresa. Fino al 9 marzo di quest’anno: in una controversa votazione, l’Eurocamera decide di dare ai giudici spagnoli l’autorizzazione a procedere.

Immediatamente i tre europarlamentari fanno ricorso al Tribunale generale della Ue, il quale prima restituisce loro l’immunità, e poi invece dà ragione al Parlamento, ma specifica che, facendo sua la tesi dell’Avvocatura di stato spagnola (organo controllato dal governo, al contrario dell’Audiencia nacional), sostiene che i tre non corrono il pericolo di essere arrestati perché gli ordini di cattura europei sono sospesi, in attesa che il Tribunale di giustizia europeo si pronunci (non lo ha ancora fatto) sull’invio di sette questioni pregiudiziali inviate dalla stessa Audiencia nacional per evitare che gli stati possano bloccare ancora gli ordini di cattura.

Intanto, invece, l’Audiencia nacional ha fatto sapere ai giudici italiani che le sue richieste sono ancora valide. Insomma, un bel garbuglio giuridico che ora i magistrati italiani dovranno dirimere.

SEMBRA CHE GIOVEDÌ, essendo arrivato in aereo ad Alghero, Puigdemont abbia fatto scattare nel sistema Sirene (Supplementary Information Request at the National Entries) l’allarme per il suo ordine di cattura.

Ma indipendentemente da come sia accaduto, l’arresto del politico catalano di Junts per Catalunya, che ora è socio minoritario del governo catalano presieduto da Pere Aragonés, di Esquerra, arriva nel momento politicamente migliore.

È appena partito il complesso tavolo di trattative fra governo catalano e spagnolo, da cui Junts si è tirato fuori e che cerca di screditare, come fa anche la destra spagnola; in più Sánchez ha appena iniziato le trattative per il bilancio 2021, ed Esquerra è fra i principali soci parlamentari del suo governo.

* Fonte: Luca Tancredi Barone, il manifesto

 

Foto di Marc Pascual da Pixabay



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