Centinaia verso Daraa contro il regime arresti a Damasco, 20 morti a Samnin

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 BEIRUT – Continuano le proteste anti-regime nel cuore della Siria. E’ di almeno 30 morti il bilancio degli scontri avvenuti oggi in diverse città  della Siria secondo quanto riportato dalla tv satellitare al-Arabiya. Manifestazioni contro il governo si sono registrate in più di 10 città  del Paese, anche se violenti scontri sono avvenuti nella città  di Samnin, dove si contano almeno 20 morti, a Daraa, dove sono morte almeno due persone, e a Damasco dove la polizia ha arrestato una decina di manifestanti.

Spari al confine.
Le forze di sicurezza siriane hanno ucciso 20 persone aprendo il fuoco contro manifestanti che tentavano di raggiungere Daraa, nel sud del Paese, per dar unirsi alle proteste. “Ci sono più di venti morti… Le forze di sicurezza hanno cominciato a sparare all’impazzata”, ha detto un testimone alla tv al Jazeera. Le vittime erano arrivate a Samnin, ma da mercoledì intorno alla città  vicina alla frontiera giordana è stato creato un cordone di sicurezza dell’esercito con posti di blocco e meticolosi controlli su chiunque voglia entrare.

L’esodo verso Daraa.
Nel capoluogo della regione meridionale, teatro delle proteste dei giorni scorsi , si stanno dirigendo in queste ore centinaia di siriani del sud del Paese. Secondo quanto riferiscono le tv panarabe al Jazeera e al Arabiya l’obiettivo dei dimostranti è portare sostegno alla città  assediata ” dove oggi i manifestanti hanno appiccato il fuoco alla statua dell’ex presidente Hafez al Assad. La reazione dell’esercito è dura. Questa mattina decine di persone sarebbero state infatti arrestate sia nella città  di Daraa – dove in migliaia erano riuniti per partecipare ai funerali dei manifestanti uccisi negli scontri dei giorni scorsi -, sia a Damasco dove la situazione resta molto tesa. Testimoni oculari parlano infatti di decine di arresti anche lì e di una manifestazione contro il regime di Bashar al Assad cui hanno partecipato in più di duecento persone. Il corteo dei manifestanti che urlavano “libertà ! libertà !” nei pressi del viale Mezze, nella parte orientale della città , è stato disperso da agenti siriani in tenuta anti-sommossa.

Le riforme del presidente.
Proprio ieri il presidente Assad aveva annunciato riforme che la Francia oggi, chiede siano attuate con un appello alle autorità  della Siria, in modo “effettivo e rapido”. In particolare, la revoca dello stato di emergenza in vigore dal 1963. “La Francia ha preso nota degli annunci delle riforme presentate ieri dalle autorità  siriane”, ha detto a Parigi il portavoce del ministero degli Esteri francese, Bernard Valero, aggiungendo: “Chiediamo l’attuazione effettiva e rapida di queste misure, inclusa la revoca dello stato di emergenza e la liberazione immediata dei prigionieri detenuti per aver partecipato alle manifestazioni”.Testimoniare la situazione (VIDEO ) resta comunque difficile perché i giornalisti siriani e stranieri che hanno tentato di entrare nella città  di Daraa, sono stati respinti da posti di blocco dell’esercito siriano e di agenti di sicurezza in abiti civili che hanno sequestrato loro l’attrezzatura e gli effetti personali. “Ci dicono che non c’è niente da vedere e da fare e ci invitano a fare ritorno a Damasco”, ha raccontato un reporter locale, che ha tentato di raggiungere Daraa.

Lealisti in piazza.
Per le strade di Damasco secondo la tv di Stato siriana, oggi hanno sfilato anche i lealisti. Migliaia di siriani sarebbero scesi in piazza a sostegno del presidente Bashar al Assad, al potere da undici anni dopo averlo ereditato dal padre Hafez, e in favore del Baath, di fatto il partito unico da quasi mezzo secolo. Il corteo lealista è partito dalla centrale Grande Moschea degli Omayyadi, ha sfilato nelle vie della città  vecchia e del mercato coperto Hamidiye, mostrando poster del rais, sventolando bandiere siriane e brandendo cartelloni il logo del “partito arabo socialista Baath”. “Con lo spirito, col cuore, ci sacrifichiamo per te oh Bashar”, è stato lo slogan più scandito, secondo quanto mostrato dall’emittente di regime.

Le proteste nelle altre città .
Manifestazioni questa mattina sono scoppiate anche a Qamishli, località  all’estremo nord-est della Siria, al confine con Turchia e Iraq e abitata in prevalenza da curdi, dove centinaia di residenti sarebbero scesi in strada in sostegno della “intifada” anti-regime in corso a Daraa, e la polizia avrebbe sparato pallottole reali contro i manifestanti. Lo riferiscono testimoni oculari citati da Rassd, sito di monitoraggio che trasmette anche su Twitter. Slogan per la libertà  sono stati scanditi da migliaia di siriani in corteo stamani anche a Homs, città  180 chilometri a nord di Damasco e luogo di nascita della first lady Assam al Assad e città  natale del premier Muhammad Naji al Utri. A mostrare le immagini è un video diffuso poco fa su Internet dal canale “ShamsNN” che trasmette su Youtube.

Nel video sono ben riconoscibili alcuni edifici di una piazza centrale di Homs. “Col cuore, col sangue, ci sacrifichiamo per te oh Daraa!”, gridano gli abitanti di Homs ripresi dal video, mentre un doppio cordone di polizia e agenti di sicurezza in borghese osserva il corteo a margine della strada. “Iddio, Siria, libertà  e basta!”, è l’altro slogan scandito dai manifestanti, che fanno così il verso allo slogan ufficiale dei lealisti (Iddio, Siria, libertà  e Bashar!), in riferimento al presidente Bashar al Assad. Una manifestazione antigovernativa si è registrata questa mattina anche a Qraya, città  siriana a circa 100 chilometri a sud-est di Damasco e città  natale di Sultan al-Atrash, eroe nazionale e noto rivoluzionario siriano, leader druso e comandante generale della ‘Grande rivoluzione siriana’ (1925-1927).

Sit in a Duma. Circa tremila giovani siriani si sono radunati nella piazza centrale di Duma, sobborgo a nord di Damasco, e chiedono “il rilascio dei prigionieri” e rifiutano “ogni negoziato col governo fino alla caduta del regime”. Lo ha detto uno degli organizzatori del sit-in di Duma, raggiunto telefonicamente via Skype. Il giovane, che per ragioni di sicurezza ha preferito rimanere anonimo, ha affermato di esser “stato momentaneamente fermato da agenti di sicurezza in borghese” ma di esser “stato liberato dai suoi compagni” e di esser riuscito “a diffondere video trasmessi durante gli scontri di oggi” contro le forze dell’ordine. “A Duma non ce ne andremo. Per ora siamo più numerosi delle forze di sicurezza locali”, ha aggiunto il ragazzo trentenne.

La prima vittima delle manifestazioni in Giordania.
Un morto e oltre cento feriti. Questo il bilancio degli scontri tra sostenitori e contestatori del regime giordano ad Amman. Lo hanno riferito fonti sanitarie sul posto. “La polizia in tenuta antisommossa è stata dispiegata per tentare di controllare la situazione”, ha dichiarato una fonte di sicurezza. La polizia era in precedenza entrata in azione per disperdere i manifestanti di entrambe le parti, ricorrendo agli idranti. “Ci sono più di cento feriti fra i quali poliziotti”, ha indicato una fonte sanitaria sul posto. Quasi duecento sostenitori del regime sono ai ferri corti da molte ore con i “giovani del 24 marzo”, un gruppo che raccoglie vari orientamenti, anche islamisti. Secondo l’emittente araba al Jazeera dimostranti sarebbero stati attaccati da gruppi di ‘picchiatori’, inviati sul posto dal Governo. I lealisti, scesi in migliaia per le strade della capitale, hanno preso a sassate gli studenti e i membri dell’opposizione islamista accampati vicino piazza Gamal Abdel Nasser. I manifestanti chiedono riforme costituzionali e la fine della corruzione e hanno istituito un sit-in permanente. Intanto si attende per oggi la visita del segretario alla Difesa Usa, Roberts Gates. Il capo del Pentagono incontrerà  re Abdallah. Washington, riferiscono alcune fonti Usa, è preoccupata dalle manifestazioni che, dal gennaio scorso scuotono il Paese. Per placare lo scontento, il re ha nominato un nuovo premier, Marouf Bakhit, che tuttavia ha subito chiuso la porta all’istituzione di una monarchia costituzionale, chiesta a gran voce dalla piazza.

Le proteste in Yemen. L’esercito yemenita ha sparato dei colpi in aria a San’aa per tenere distanti dei sostenitori e degli oppositori del presidente Ali Abdallah Saleh, che oggi sono radunati in massa in due piazze differenti nella capitale. Non hanno raggiunto un accordo infatti il presidente e il potente generale Ali Mohsen, passato con i rivoltosi insieme a una consistente parte dell’esercito. Ad affermarlo sono fonti politiche vicine alle due parti, secondo quanto riferito dalla France Presse. “Non sono riusciti a giungere a un accordo per evitare la crisi”, hanno rivelato le fonti. I due si erano incontrati giovedì sera nell’abitazione del vicepresidente Abdrabbo Mansur per intavolare una trattativa e, secondo le anticipazioni di alcuni quotidiani, avevano anche raggiunto un’intesa all’insegna dello “simul stabunt simul cadent”. Entrambi, cioè, si sarebbero dimessi contemporaneamente per evitare un bagno di sangue nel Paese.


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