Ripresa più forte ma non da noi Lisbona, Moody’s taglia il rating

ROMA – La ripresa dell’economia mondiale prosegue. Ma in Italia viaggia al rallentatore: il Pil segna nel primo trimestre di quest’anno una crescita dell’1,1%, molto al di sotto della media del +3,2% nelle sette grandi economie del globo. Sono le stime dell’Ocse, nella valutazione che l’organizzazione dei paesi industrializzati effettua tra i due outlook semestrali (a novembre e maggio). Tante le incognite sulla ripresa: disoccupazione, tensioni in Nord Africa e rischi dei debiti sovrani. Proprio ieri è arrivata un’altra bocciatura sul Portogallo: dopo il taglio di metà  marzo, l’agenzia Moody’s ha nuovamente abbassato il rating sovrano. Per l’Italia, l’Ocse stima un prodotto interno lordo in crescita dell’1,1% nel primo trimestre del 2011 e dell’1,3% nel secondo. La stima per i paesi del G7 è rispettivamente del 3,2% e del 2,9%. La locomotiva d’Europa è sempre la Germania (+3,7% nel primo trimestre, +3,4% nel secondo). Negli Usa crescita del 3,1% e del 3,4%. Capitolo a parte per il Giappone che dovrà  affrontare gli effetti del terremoto. L’Ocse lo ha escluso dalla presentazione delle stime, ma ha calcolato che l’impatto negativo sul Pil potrebbe arrivare fino all’1,4%. Tra i fattori di instabilità  sulla ripresa c’è il Portogallo. Ieri Moody’s ha tagliato il rating sul debito sovrano e le grandi banche lusitane hanno annunciato che non compreranno bond. Il rendimento dei titoli decennali è salito oltre il 10% con un differenziale dai bund tedeschi (punto di riferimento del mercato) di oltre il 5%. Tensione sui cambi. Euro debole, a 1,416 sul dollaro. Bce e Fed preparano un aumento del costo del denaro. La Cina lo ha già  fatto: +0,25%, per scongiurare nuove bolle speculative.


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Il conto alla rovescia verso le elezioni politiche è cominciato e Mediobanca securities, insieme ad altre case come Credit Suisse e Morgan Stanley, sottolinea la crescente incertezza e la possibilità  di un governo di coalizione debole fra Pd e lista Monti. Uno scenario che, in particolare secondo la divisione di equity research basata a Londra di Piazzetta Cuccia, va guardato tenendo in considerazione anzitutto che il problema numero uno per il nostro Paese è e resta il debito pubblico, tema comunque fra i meno dibattuti in campagna elettorale.

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Le Operazioni di rifinanziamento a lungo termine della Bce, che hanno contribuito ad abbassare i tassi di interesse di Spagna e Italia, hanno fatto sperare in una soluzione alla crisi.

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