Jacques Brel bandito dal metrò lo chansonnier divide il Belgio

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Lunedì scorso è stata la giornata di Lady Gaga. Dall’alba alle nove di sera, i quasi cinquecentomila passeggeri della metropolitana di Bruxelles sono stati bombardati dai brani promozionali di “Born this way”, l’ultimo disco della rockstar italo-americana.
Pochi hanno capito le parole. Ma nessuno si è lamentato. Gli indici di gradimento per la musica trasmessa nelle 69 stazioni della metro sono alti: attorno all’85 per cento. Purché non ci siano canzoni in francese. Quando, tra gennaio e aprile, gli altoparlanti hanno diffuso i successi della hit parade belga, tra cui figuravano anche alcuni brani in francese, alla Stib, la società  che gestisce i trasporti pubblici di Bruxelles, sono stati sommersi dalle proteste dei passeggeri fiamminghi: «Perché le canzoni in francese sì, e quelle in fiammingo no?». Vagli a spiegare che non si ricorda una canzone in fiammingo che abbia mai scalato le classifiche belghe, per non parlare di quelle europee. «Alla fine abbiamo pensato che tanto valeva lasciar perdere», spiega An Van Hamme, portavoce della società  di trasporti pubblici.
E così i passeggeri del metrò di Bruxelles, città  bilingue a maggioranza francofona che ha perfino intestato una stazione della metropolitana a Jacques Brel, non sentiranno più i brani di Christophe Mae, Mylène Farmer o Michel Sardou. In compenso si godono un mix attentamente studiato: settanta per cento di canzoni in inglese, quindici per cento in italiano e quindici per cento in spagnolo. Anche il tedesco, che pure è la terza lingua ufficiale del Belgio, è stato bandito dalla programmazione per non stuzzicare neppure di striscio il campanilismo linguistico.
«Fino al 2005 – spiega An Van Hamme – nelle stazioni del metrò si trasmetteva solo musica strumentale. Poi, sull’esempio di quanto fanno i grandi ipermercati, siamo passati alle canzoni: danno un’immagine di modernità  e piacciono di più al grande pubblico. Ma quando, all’inizio dell’anno, abbiamo deciso di trasmettere le grandi “hit” sul modello delle radio commerciali, abbiamo cominciato a ricevere lamentele. Non è stata una buona idea».
L’episodio, di per sé curioso, dà  la misura di quanto siano scoperti i nervi di un Paese che si trova da un anno senza governo proprio a causa dell’ostilità  tra le due comunità  linguistiche: quella francofona e quella fiamminga. Il Parlamento federale uscito dalle elezioni del 15 giugno, che hanno visto l’affermazione in Fiandra di un partito moderato ma indipendentista, non è riuscito ad esprimere un governo. Dopo dodici mesi di consultazioni inutili, di mandati esplorativi andati a vuoto, di mediatori costretti alle dimissioni, il re Alberto è stato obbligato a tornare alla casella di partenza, affidando un nuovo mandato al leader dei socialisti francofoni, l’italo-belga Elio Di Rupo. Ma Di Rupo era stato il primo a ricevere l’incarico all’indomani delle elezioni, e aveva dovuto gettare la spugna di fronte alla impossibilità  dei partiti francofoni e fiamminghi di mettersi d’accordo su una qualsiasi forma di governo.
Intanto, mentre il governo in carica per gli affari correnti è sempre quello del democristiano fiammingo Yves Leterme, dimessosi nell’aprile di un anno fa proprio a causa dei contrasti tra le due comunità , la tensione nel Paese prende la forma di una crescente acrimonia. Non si registrano episodi di violenza e neppure di intolleranza. Ma l’attenzione alle questioni di principio, ai dettagli anche formali, diventa puntigliosa fino all’ossessione.
«Nel metro tutti i cartelli e tutti gli annunci sono in due lingue – spiega la Van Hamme – E c’è una rigorosa priorità : se ad una stazione si fanno prima gli annunci in fiammingo e poi in francese, a quella dopo si fa il contrario e via di seguito, fino al capolinea. Anche così, ogni anno riceviamo decine di lamentele. Per non parlare del personale. Tutti gli impiegati della Stib devono essere almeno bilingui e parlare sia il francese sia il fiammingo. Ma adesso non basta più. Da qualche tempo a questa parte arrivano esposti perfino sul loro livello espressivo: passeggeri francofoni e fiamminghi ormai si lamentano perfino dell’accento dei controllori o dei bigliettai».


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