La mossa disperata del Cavaliere “Ora Tremonti faccia la riforma fiscale”

ROMA – «Adesso spero che ve ne rendiate conto anche voi: Tremonti non può più tirarsi indietro, sono due anni che dice di studiare la riforma fiscale. Ora ce la deve consegnare». Nella suite dell’Hotel Intercontinental che ospita la delegazione italiana a Bucarest, Silvio Berlusconi scarica sul ministro dell’Economia gran parte della responsabilità  della débà¢cle elettorale. Certo, i candidati «erano sbagliati, troppo deboli», ammette, ma gli italiani gli avrebbero voltato le spalle per le promesse non realizzate di riduzione del carico fiscale. «Tutti i governi europei hanno perso consenso per colpa della crisi – si giustifica il premier – ed era inevitabile che toccasse anche a noi. Ma ora dobbiamo dare subito una risposta con la riforma del fisco. La nostra forza è che nessuno in Parlamento vuole le elezioni anticipate e il nostro è l’unico governo possibile». La tabella di marcia che Berlusconi ha in mente prevede l’approvazione «entro l’estate» della legge delega da parte del Consiglio dei ministri. E l’arrivo dei decreti delegati entro la fine dell’anno. Per poi, eventualmente, anticipare il voto politico al 2012.
Il Cavaliere è demoralizzato. Ai ministri che lo hanno accompagnato in Romania appare «sconvolto» soprattutto per il dato di Napoli, dove aveva scelto di chiudere la campagna elettorale insieme a Gigi D’Alessio. «Quel 65 per cento a un pm giustizialista come De Magistris – confida uno dei presenti – è stato per il presidente il colpo di grazia». Del partito non sa ancora bene cosa fare, a parte riprendere in mano la vecchia idea di affidarlo ad Angelino Alfano come coordinatore unico. Le dimissioni di Bondi, in teoria, renderebbero più semplice l’operazione, consentendo al premier di chiedere un gesto identico anche a Verdini e La Russa. E tuttavia in molti scommettono sulla scarsa propensione del Cavaliere a mettere le mani sugli assetti di via dell’Umiltà .
Ma intanto c’è da stringere subito i bulloni dell’alleanza con la Lega, che già  sta dando i primi segni di cedimento. Nel Pdl temono che Bossi aspetti Pontida, il 19 giugno, per qualche annuncio ultimativo sul governo. Oltretutto a quel punto si conoscerà  anche l’esito dei referendum su acqua, nucleare e, soprattutto, legittimo impedimento. Quesiti che il leader del Carroccio ha già  definito «attraenti». Il timore degli uomini del Cavaliere è quello di uno sganciamento della Lega in autunno, per poi tentare una corsa solitaria alle elezioni anticipate che ci sarebbero nella primavera del prossimo anno.
È per questo che il primo gesto politico di Berlusconi, dopo il bagno dei ballottaggi, è una telefonata a Umberto Bossi. Non a Tremonti, che non l’ha nemmeno seguito in Romania come gli altri colleghi di governo. E che si è guardato bene dal commentare i risultati elettorali. «Tremonti non l’ho sentito, Bossi sì», fa notare il Cavaliere da Bucarest. Il colloquio con Bossi – con toni piuttosto gelidi – avviene alla presenza di Bobo Maroni, indicato in questi mesi come il colonnello leghista più critico per la leadership appannata del premier. «Umberto – scandisce il Cavaliere al telefono con il Senatur – questo non è il momento di dividerci ma di tirare fuori gli attributi. Non possiamo dare questa soddisfazione alla sinistra. Dopo Milano e Napoli non ci possiamo permettere di lasciare tutta l’Italia agli estremisti». Anche il ministro dell’Interno, per il momento, sembra accettare la tregua con il premier. A chi se non a Tremonti è rivolto l’invito di Maroni a varare «riforme vere», che «non possono essere a costo zero». Insomma, non come le misure appena varate nel decreto sviluppo, che proprio il ministro dell’Economia presentò come a impatto zero sulle finanze pubbliche.
Berlusconi intende incontrare Bossi faccia a faccia tra oggi e domani. Per rinsaldare un’asse dal quale dipende il futuro della legislatura. «Fidati di me – gli ha detto ieri da Bucarest – vedrai che adesso rilancio sia il governo che il partito. Siamo tutti sulla stessa barca». Un concetto che nel Pdl ripetono per farsi coraggio e per scacciare l’incubo di un nuovo ribaltone leghista. «Il Carroccio alle elezioni è andato peggio di noi – osserva un ministro lombardo del Pdl – e, per fortuna, non ha alcun titolo a criticare la leadership di Berlusconi. Altrimenti avrebbero già  aperto la crisi di governo». Il problema è che Bossi, che ieri è rimasto in silenzio, sarebbe intenzionato a pretendere da Berlusconi di dare il via il prima possibile alla successione. Una condizione pesante per andare avanti, quella della designazione rapida del candidato premier per le prossime elezioni. Che il Cavaliere, al momento, è ancora convinto di poter schivare.

 


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