Assegno anticipato per la Grecia dall’Europa 12 miliardi di aiuti

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MILANO – L’Europa stringe i tempi per gli aiuti alla Grecia. L’Eurogruppo dovrebbe dare il vai libera già  oggi – con un giorno d’anticipo – alla prima tranche da 12 miliardi necessaria per rifinanziare i 6,6 milioni di titoli di stato in scadenza ad agosto. Bruxelles ha rotto gli indugi dopo il doppio sì del Parlamento di Atene al piano di austerity da 78 miliardi (28 di tagli e 50 di entrate da privatizzazioni) necessario per puntellare il bilancio del paese ed evitare il default. «Noi abbiamo rispettato i nostri impegni – ha scritto in una lettera il premier ellenico George Papandreou al presidente della Commissione Josè Manuel Barroso –. Ora chiediamo all’Europa di fare la sua parte».
Messaggio ricevuto. Dopo aver sbloccato i primi 12 miliardi (parte del piano da 110 miliardi approvato lo scorso anno) l’Eurogruppo esaminerà  l’11 luglio anche il salvagente-bis per il paese.
Un pacchetto complesso che comprende nuovi aiuti per circa 60 miliardi da parte di Ue, Fmi e Bce e la partecipazione «volontaria» delle banche. Gli istituti francesi e tedeschi, i più esposti nel Vecchio continente al rischio ellenico con un portafoglio di bond da 110 miliardi circa, hanno già  deciso di rinnovare a scadenza buona parte dei titoli di Atene che matureranno fino al 2014. E a loro si dovrebbero accodare tutte le altre banche europee regalando a Papandreou un’altra boccata d’ossigeno che vale circa 30 miliardi. «La comunità  finanziaria è pronta a dare una mano con un sforzo ampio, volontario e trasparente», ha precisato ieri in un comunicato l’Institute of international finance (Iff), la lobby del credito.
La schiarita sotto il Partenone ha regalato un’altra giornata positiva ai mercati. La Borsa di Atene ha chiuso in rialzo del 3,18%, Piazza Affari è salita dell’1,63%, lievemente meglio degli altri listini continentali. L’euro ha consolidato le proprie posizioni oltre quota 1,45 mentre hanno continuato a calare gli spread tra i Bund tedeschi e quelli dei paesi periferici e più fragili della Ue.
La nuova tornata di aiuti internazionali regalerà  alla Grecia due anni in più per rimettere in sesto i propri conti senza l’assillo di dover battere cassa su un mercato dove il rendimento dei titoli decennali viaggia oltre il 16%. La strada resta comunque in salita. Il ministro delle finanze Evangelos Venizelos ha ammesso ieri che il prodotto interno lordo nel 2011 calerà  del 3,9%, più del 3,5% previsto fino ad oggi, mentre il tasso di disoccupazione è pronosticato al 16-17%. L’indebitamento (340 miliardi) è destinato a crescere fino al 140% del Pil prima di tornare a crescere. «Ce la faremo – ha ribadito ieri Venizelos –. Il nostro primo impegno ora è mettere in piedi il piano di privatizzazioni. Con l’obiettivo di vendere attività  per 5 miliardi già  nel 2011».
La vera incognita sono le reazioni della piazza. Dopo gli scontri e le proteste dei giorni scorsi la situazione ad Atene ieri era tranquilla. Ma sotto la cenere, dicono in molti nella capitale greca, c’è ancora della brace. I sindacati pubblici, ad esempio, sono pronti a mettersi di traverso sul piano di privatizzazioni. E questo sarà  il prossimo banco di prova per Papandreou, la Grecia e l’Europa.


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