Unione europea, arriva la riforma della pesca

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Per stock si intende le zone di pesca, sempre più impoverite. Così, nove anni dopo l’ultima riforma che risale al dicembre 2002, la Commissione europea si prepara oggi a varare un ‘pacchetto’ di misure, il cui obiettivo generale è di ammodernare e semplificare la Pcp, rendendo la pesca un’attività  sostenibile sul piano ambientale, economico e sociale. Tramite la nuova politica si vuole quindi riportare in pochi anni gli stock a livelli sostenibili, fissando le possibilità  di pesca sulla base di pareri scientifici.

Tra gli obiettivi specifici della proposta c’é la garanzia di un approvvigionamento alimentare stabile, sicuro e sano per i cittadini. Per rendere poi la pesca più redditizia, Damanaki punta ad un sistema di quote di cattura trasferibili per le navi di lunghezza superiore ai dodici metri e per tutte le navi con attrezzi trainati. Queste concessioni potranno essere affittate o scambiate a livello nazionale ma non con altri Stati membri. Alcuni oppositori della bozza della Demanaki hanno parlato del richio ‘privatizzazione’ del mare. ”Privatizzare le risorse è assolutamente fuori discussione. Direi piuttosto l’opposto. La nostra idea è che dobbiamo mantenere le risorse. Vogliamo permettere ai padroni dei battelli di utilizzare queste risorse per un certo periodo di tempo”, ha replicato la commissaria.

Nelle proposte c’é poi un sostegno particolare alla pesca artigianale, allo sviluppo di un’acquacoltura sostenibile e, come già  suggerito in passato, il divieto dei rigetti in mare. Ad oggi, infatti, i pescatori si tengono nelle quote rigettando a mare il pescato il più. Solo che si tratta di pesce ormai morto.
”Con gli scarti abbiamo un problema da risolvere. Lo devo ammettere”, ha dichiarato a Euronews la Demanaki. ”Stiamo lavorando e per questo la nostra proposta non vieta di gettare gli scarti in mare da domani. Abbiamo bisogno di un periodo di transizione. Me lo faccia dire chiaramente: se si dice ad un pescatore, devi pescare questa quantità  di pesce, lui getterà  il resto. Quindi quello che diremo ai pescatori sarà  di portare al porto tutto il pescato e poi insieme vedremo cosa fare. C‘è buon pesce, pesce che si può vendere a buon prezzo e c‘è pesce che si puòvendere a minor prezzo. Vediamo cosa farne. Possiamo congelarlo, trasformarlo industrialmente o darlo ai poveri, ma non dobbiamo rigettare pesce morto in mare”.

Il tema è rovente. Da mesi, proprio di fronte alla sede della Commissione, staziona un relitto di peschereccio con un contatore elettronico. Lo hanno portato gli attivisti di FishFight, che contano a oggi poco meno di 700mila firme. Già  nel 2004 la FAO (agenzia Onu che combatte la fame nel mondo) aveva stimato che almeno 7,3 milioni di tonnellate di pesce, vale a dire l’8 percento del totale delle catture, venissero scartate post mortem. Ma in Europa i dati sono assai peggiori e raggiungono il 50-70 percento, rispettivamente, nei casi delle whitefish fisheries e delle flatfish fisheries. Attività  di pesca sul fondo, finalizzate alla cattura di esemplari caratteristici dell’Atlantico (come i merluzzi di varie specie, naselli, etc.) o di specie da sabbia (platesse, sogliole, rombi, halibut).
Secondo gli attivisti e gli ambientalisti si tratta di uno spreco insensato, che provoca un grave danno all’eco-sistema marino e alla bio-diversità .

Sotto il profilo finanziario, Bruxelles presenterà  una proposta relativa ad un nuovo strumento finanziario per il periodo 2014-2020, che si chiamerà  Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (Feamp). Per questo fondo la Commissione europea ha proposto per il bilancio post-2013, un ammontare di 6,7 miliardi di euro.
”I governi possono escludere i piccoli pescatori da questo sistema”, commenta la Damanaki.
Proteggeremo anche le aree costiere perché avremo un fondo speciale per i piccoli pescatori. Stiamo cercando di ridurre la sfruttamento eccessivo delle risorse ittiche da parte dei grandi pescherecci. Se non facciamo nulla, tra un decennio solo otto specie su centotrentasei saranno in buono stato”.


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