«Sullo sciopero il Pd sbaglia»

 In Cgil non è piaciuto affatto il fuoco di fila del Pd contro lo sciopero del 6 settembre, visto che la fase è molto grave, l’attacco al lavoro è forte: tutto ci si aspetta da un partito di opposizione, e soprattutto di centrosinistra, tranne che vada a criticare chi scende in piazza per difendere salari, pensioni e diritti già  pesantemente martoriati dalla crisi e dal governo. Ma la leader Susanna Camusso, attentissima ai rapporti con tutte le realtà  fuori dalla Cgil, ha scelto di non manifestare contrarietà , e se due giorni fa aveva detto a Pierluigi Bersani di rivolgere l’appello all’unità  a Cisl e Uil e a tutti quelli che avevano firmato l’accordo del 28 giugno, stravolto dalla manovra, ieri è tornata sull’argomento ribadendo che «la posizione di Bersani è corretta»: «È uno strano dibattito questo, non è che agli scioperi generali dei sindacati debbano aderire i partiti», ha tagliato corto.

Ma diversee categorie della Cgil, dai pubblici alla scuola, dai meccanici agli agroalimentari, sono tutt’altro che teneri verso il maggior partito di opposizione. Credono che il Pd debba mostrare maggiore coerenza, visto che come la Cgil ha presentato una «contromanovra», e che sia arrivato il tempo di «scegliere da che parte sta».
«Credo che abbia dato fastidio, ai partiti e agli altri sindacati, il fatto che ci abbiamo azzeccato coi tempi e con le modalità  dello sciopero – dice Rossana Dettori, segretaria Fp, i lavoratori pubblici -Penso che la politica, e in particolare il Pd, si siano impantanati nel dover dire “sì” o “no” a troppe persone: invitano a tenere l’unità  a tutti i costi, ma magari Bersani avrebbe dovuto leggere nel merito quello che chiediamo».
«Io ho scritto lettere a tutti i partiti, suggerendo emendamenti – continua Dettori – Ma ecco cosa abbiamo: Fioroni praticamente ci prende per pazzi irresponsabili, Fassina in modo più moderato esprime perplessità  sull’efficacia. Ogni dubbio è legittimo, ma criticare un’iniziativa del sindacato a favore delle fasce deboli, è veramente troppo». «Con Cisl e Uil l’unità  importante, ma deve essere nel merito: da quando è al governo Berlusconi, hanno sempre fatto da stampella all’esecutivo. La Cgil ha scioperato sotto Prodi e nelle regioni di centrosinistra. La manovra, solo nel pubblico impiego, mette a rischio le tredicesime, dà  il tfr dopo 24 mesi, la mobilità  forzata, il blocco di turn over contratti. Che Cisl e Uil non si muovano è incomprensibile».
Per Mimmo Pantaleo, segretario Flc (scuola e ricerca), «la manovra è devastante, c’è un attacco feroce ai diritti del lavoro, e quindi la Cgil ha fatto bene a scioperare. Quanto all’opposizione, invece che stare a giudicare, dovrebbe piuttosto mettere in campo una forte iniziativa nel Paese».
«Cisl e Uil hanno scelto di essere subalterne al governo – continua Pantaleo – Che altro si può dire quando sotto un attacco così violento al lavoro, e in particolare quello pubblico, stanno fermi? La nostra mobilitazione è solo all’inizio: continuerà  in autunno con le scuole, le università , i movimenti, per cambiare la manovra, ma anche per dare una vera alternativa politica al Paese. Le forze di opposizione, in questa fase, devono scegliere da che parte stare, e ce ne sono solo due in campo: il governo che attacca e devasta il lavoro, la scuola, il pubblico, e i movimenti e il sindacato che tentano di resistere e cambiare il segno».
«Il Pd sbaglia – dice senza dubbi Stefania Crogi, segretaria degli agroindustriali Flai – Capisco che debba tener conto di tutte le sue anime interne, alcune di riferimento alla Cisl, ma non è tempo di bilancini. La manovra è pesantissima e adesso si devono fare scelte chiare. Il Pd capisca che stiamo usando le armi proprie del sindacato, le uniche che abbiamo. Loro come noi hanno presentato una contromanovra, ma possono agire con gli emendamenti. Ma noi con che cosa se non lo sciopero?»
«Quanto a Cisl e Uil – continua Crogi – io sono per perseguire l’unità  fino alla morte, ma qui non siamo noi a rompere l’unità . L’accordo del 28 giugno era firmato anche da loro, e quello che ha scritto il governo nell’articolo 8 è un totale stravolgimento. Si mettono diritti indisponibili come l’articolo 18 nelle mani delle “rappresentanze aziendali”, dicendo che queste ultime possono derogare a leggi e contratti. Ma rappresentanze di chi? Non c’è neanche scritto “confederali”, si cancellano tutti i paletti conquistati con l’accordo del 28 giugno».
Maurizio Landini (Fiom, metalmeccanici) non comprende «come non si possa essere d’accordo con uno sciopero che difende il lavoro e la Costituzione». «Il problema è – spiega – che si continua ad avere una visione antiquata dei rapporti tra i sindacati, non prendendo atto del fatto che l’unità  di azione non c’è più: e che, se ci deve essere, sarà  da ricostruire sul merito». «Il governo per legge cancella tutto il diritto del lavoro: non solo elimina di fatto l’articolo 18, ma dà  retroattività  all’accordo del 28 giugno. Come mai Cisl, Uil e Confindustria non difendono un testo siglato anche da loro?».
«Il vero nodo – conclude Landini – non sta oggi nel sommare le sigle, sapere chi viene o no allo sciopero della Cgil. Si deve individuare il disagio delle persone, i loro bisogni, e l’opposizione ha la debolezza di non riuscire a farlo. Il Palazzo è lontano dai lavoratori, dai precari, dai pensionati, non vede che la società  esprime un grande desiderio di cambiamento. Il sindacato tenta di farlo, con lo sciopero e non solo con quello, ed è già  un punto di partenza».


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