Milano, la scelta di Pisapia per l’Islam entro un anno le moschee di quartiere

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MILANO – Entro un anno, tanti piccoli luoghi di culto per i musulmani, distribuiti in diversi quartieri di Milano. Non una grande moschea, almeno per quanto riguarda il breve periodo, ma un riconoscimento ufficiale dei centri islamici esistenti e la creazione di nuovi spazi per la preghiera e la socialità . È questo l’impegno assunto dalla giunta Pisapia, ieri, dopo il primo incontro ufficiale a Palazzo Marino con i leader di una ventina delle maggiori comunità  islamiche milanesi.
Il vicesindaco Maria Grazia Guida, «pienamente soddisfatta dall’incontro», sottolinea che «per ora non sono state decise localizzazioni né questioni architettoniche, che affronteremo a settembre». Il vicesindaco ribadisce che «la nuova giunta intende valorizzare la pluralità  delle presenze in città  come una ricchezza e uscire dalla logica della paura che finora ha impedito il dialogo». Marco Granelli, assessore alla Sicurezza, aggiunge: «La moschea non è un tema di ordine pubblico ma di coesione sociale». Entusiasti i leader islamici: «È una giornata storica – commenta Abdel Hamid Shaari, responsabile della moschea di viale Jenner chiusa dal ministro degli Interni Roberto Maroni – per la prima volta ci sentiamo accolti cittadini e non come potenziali terroristi». E il futuro? «Prima pensiamo alle tante parrocchie nei quartieri, poi al Duomo».
Ma subito partono le proteste del centrodestra. Il capogruppo della Lega in Comune, Matteo Salvini, minaccia un referendum: «Pisapia incontra più gli islamici che i cittadini delle periferie. Ma se pensano a una grande moschea, una valanga di firme li fermerà ». Appena più possibilista il capogruppo Pdl Carlo Masseroli, ex assessore all’Urbanistica della giunta Moratti: «Sui piccoli centri di preghiera aveva già  detto sì il passato consiglio comunale. Ma una grande moschea sul modello romano è improponibile a Milano. Non ci sono le condizioni né urbanistiche, né infrastrutturali, né di convivenza civile».


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