Il bilancio di Glencore

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Forse Glencore non è un nome molto noto al grande pubblico: in effetti non c’è un singolo prodotto di consumo con questo marchio. Circola una battura per descrivere questo gruppo multinazionale con base in Svizzera: «la più grande azienda al mondo di cui non avete mai sentito parlare». Glencore è la più grande azienda al mondo che commercia commodities, derrate: controlla il 60% del commercio mondiale dello zinco, il 50% di quello del rame, 45% del piombo, un terzi di tutto all’alluminio e il carbone «termale» »destinato alle centrali termiche) – ma si occupa anche di derrate alimentari, il 3% del commercio degli olii e il 9% dei cereali.
Quando lo scorso aprile ha chiesto di essere quotata alla Borsa di Londra, l’azienda svizzera ha garantito che insieme al suo rapporto annuale sulle attività  avrebbe pubblicato un bilancio della performance ambientale e di sicurezza: un «corporate responsibility report», rapporto sulla «responsabilità  d’impresa» (lo ha promesso per rispondere alle critiche sollevate da gruppi ambientalisti o di monitoraggio dei diritti dei lavoratori e la sicurezza nelle imprese). E così ha fatto: per la prima volta nella sua storia il riservatissimo gruppo svizzero ha diffuso qualche notizia sulle sue attività . Veniamo così a sapere che Glencore ha registrato 56 morti nelle miniere sue o di cui ha la gestione nel periodo 2008-2010. E che nel solo 2010 ha pagato multe per infrazioni ambientali ammontanti a 780mila dollari (per infrazioni come l’aver invaso o contaminato territori protetti). Veniamo anche a sapere che questa mega azienda, con capitale quotato in Borsa di 60 miliardi di dollari, nel 2010 ha dichiarato in Europa redditi per oltre 1 miliardo di dollari su cui ha pagato appena 2 milioni in tasse.
I giornalisti del quotidiano britannico The Guardian hanno avuto in anteprima il rapporto diffuso ieri da Glencore e sono andati a guardare più in dettaglio. Spiegano che il rapporto su salute e sicurezza nelle operazioni aziendali prende 6 pagine, sulle 106 pagine totali del rapporto annuale. Con i suoi 56 morti in miniera non è la peggiore delle aziende minerarie quotate a Londra: ma resta un bilancio umano pesante. Glencore è ben al di sotto dei leader del settore in termini di sicurezza, commenta un esperto del London Mining Network (rete di ong per il monitoraggio dell’impatto dell’industria mineraria) citato dal quotidiano britannico.
Il settimanale The Observer l’anno scorso aveva fatto un’indagine sulle 12 maggiori compagnie minerarie quotate a londta, e insieme avevano dichiarato 154 morti sul lavoro: il bilancio peggiore era quello di Vedanta, azienda di diritto britannico e con buona parte delle attività  in India, 67 morti in un anno (Vedante è stata spesso sotto il fuoco di critiche e proteste, tra l’altro quando 41 minatori erano morti in un singolo incidente nel settembre 2009 ). Seguiva Anglo-American con 20 morti in un anno, Kazakhyms con 17 e Enrc con 12.
Le aziende in genere non precisano dove tali morti sono avvenute, ma dalle cronache si può desumere che sono concentrate per lo più in India, Kazakhstan e Sud Africa, oltre a 8 minatori cileni morti in miniere gestire da Xstrata e Antofagasta. E qui c’è un altro dato rivelatore: benché le aziende considerate abbiano notevoli attività  anche in paesi industrializzati, nessuna morte sul lavoro è registrata in Nord America e 7 in Australia. Che coincidenza: nei paesi più ricchi le misure di sicurezza funzionano.


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