Ressa per iPhone e tv la febbre del maxisconto manda in tilt Roma

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ROMA – Migliaia di persone in fila fin dalle prime luci dell’alba, ma anche da prima, da quando era ancora notte fonda, tutti attratti dalla calamita del nuovo centro Trony che ha aperto a Ponte Milvio con una serie di sconti formidabili su tutti i prodotti: telefonini, televisori, computer, lavatrici, impianti hi-fi, il miele della nostra civiltà  dei consumi.
«L’Olimpica era completamente intasata – mi dice un signore di Torre Maura – e sul vialone di Tor di Quinto le macchine sembravano incastrate una con l’altra, tre ore ci ho messo per arrivare fino a qua». Ma ogni via d’accesso a Ponte Milvio è stata sommersa dal traffico, nella parte Nord della città  si è ripresentato lo scenario allucinante del giorno del diluvio: tutto bloccato, una paralisi totale, Roma azzoppata, e il comune assolutamente impreparato ad affrontare il disastro, Alemanno ancora una volta colpevolmente sorpreso, ignaro di tutto. Da giorni rullava il tam tam da una parte all’altra della città , “Sconti sconti”, annunciavano i tamburi della pubblicità , e il popolo romano si è mosso da ogni quartiere per accaparrarsi un televisore a 99 euro, un iPhone a 399 euro, un computer a un prezzo inverosimile. «Trony, non ci sono paragoni» ride un ragazzetto che ha fatto sega a scuola per mettersi in coda verso la felicità . «Trony, sono finite le occasioni», commenta un altro, perché le merci a prezzo stracciato sono andate via in un battibaleno, e ora non si capisce bene perché la gente continui a farsi inghiottire dal serpentone che avanza lentissimamente. «Trony, sono finiti anche i neuroni», aggiunge un signore di passaggio schifato da questa calata massiccia sull’Eldorado dell’elettronica.
Questo edificio ha ospitato per un breve periodo un centro commerciale, con una cinquantina di negozi aperti tutto il giorno. Doveva essere una mecca del consumo, ma la gente non è mai arrivata e uno dopo l’altro i negozi hanno chiuso. Affitti alti, affari nulli, le saracinesche sono crollate miseramente, molti commercianti si sono rovinati. Alla fine è rimasta solo l’erboristeria, gestita da una signora che resisteva a oltranza nel buio spettrale di un luogo abbandonato da Dio e dagli uomini. Poi l’erboristeria è stata spostata sulla strada ed è partita “l’operazione Trony e fulmini”, il boato e la luce dei prodotti che più attirano offerti sottocosto, e la gente ha risposto in massa, come se qui regalasse l’elisir della gioia perenne. In fila si sono sistemati, oltre a tanti romani, moltissimi immigrati, peruviani, filippini, rumeni, colombiani, tunisini, persino dei Sick con tanto di turbante. Sembrano le Nazioni Unite del consumismo, si capisce definitivamente qual è il sentimento che qui e ora accomuna tutti quanti. Possedere un nuovo telefonino, un televisore con lo schermo immenso, un computer di marca permette di sentirsi cittadini di un mondo migliore, permette di tenere sotto controllo la paura della miseria, dell’esclusione, della solitudine sociale. Se hai un iPhone o un iPod non fai certamente parte della triste tribù degli invisibili, sei agganciato al mondo che scintilla, che comunica, al mondo di chi esiste veramente.
«Non posso tornare a casa senza niente», dice una filippina, e ha le lacrime agli occhi. «Ma ormai le offerte sono finite», le dice con una certa crudeltà  l’uomo che le sta accanto, pigiato nella fila. «Non è vero», insiste la filippina, «qualcosa di buono deve essere rimasto». La gente ha una pazienza incredibile, pare che nonostante la ressa quasi non ci siano state zuffe o scosse di insofferenza. Tutti galleggiano nel fiume immobile, aspettano il loro turno, sperano ancora in un miracolo. «Mi si è rotta la lavatrice, sono tre mesi che lavo i panni a mano, che punto a questo acquisto a metà  prezzo», racconta una donna anziana, «non posso permettermi di spendere i soldi che non ho, devo prenderla oggi la mia lavatrice scontata, io ho bisogno dello sconto». Si mescolano desideri e povertà , aspirazioni e derive, illusioni e delusioni: la vita di tanti italiani vecchi e nuovi che vorrebbe scorrere verso un piccolo premio e sta ferma nel pantano della frustrazione. «Io ormai sto in fila per puntiglio» afferma una donna che ha preso un giorno di ferie e non vuole mollare, che vuole comunque entrare nel tempio anche se gli angeli elettronici sono volati via. «Io sto in fila perché non ho niente da fare, ma proprio niente» dice un altro sorridendo amaro, «in fondo è bello stare in fila con gli altri, perdere tempo, perdere insieme i sogni».


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