Cerotti su bocca e naso «Mora ha tentato il suicidio»

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MILANO — «Non si sente bene, ci ha chiesto di riferirvi che non verrà  al colloquio». Nella tarda mattinata di ieri un responsabile della polizia penitenziaria del carcere di Opera, alle porte di Milano, ha spiegato ai due avvocati che Lele Mora preferiva non muoversi dalla sua cella. Poco dopo l’agente dello spettacolo detenuto da oltre sei mesi per reati finanziari (condanna in patteggiamento a 4 anni e 3 mesi) ha tentato il suicidio. Si sarebbe applicato un cerotto sul naso e la bocca tentando di soffocarsi. Depressione? Gesto dimostrativo? Probabilmente, dati i pochi dettagli sulla dinamica della vicenda diffusi ieri in serata dalla Uil della polizia penitenziaria, entrambe le ipotesi hanno un fondamento. «Vi chiedo scusa, ma non ce la faccio più», ha detto Mora al direttore del carcere. L’ex pr dei vip ha anche chiesto di non divulgare la notizia.
«Siamo furibondi, nessuno ci ha avvisato e siamo venuti a sapere del tentato suicidio dalla stampa», ha spiegato Luca Giuliante, avvocato che assiste Mora con il collega Nicola Avanzi, che ha aggiunto: «È molto depresso e purtroppo in questi ultimi tempi ci siamo resi conto che il suo senso critico e la sua lucidità  stavano vacillando sempre più». I due legali hanno chiesto nelle scorse settimane al Tribunale del riesame di Milano di valutare il passaggio di Mora dal carcere agli arresti domiciliari. Due istanze analoghe sono state già  respinte in passato. Il giudice, Elisabetta Meyer, ha disposto una perizia medica che è tuttora in corso per accertare la compatibilità  delle condizioni dell’ex agente dello spettacolo con il carcere.
Secondo una prima ricostruzione, Mora avrebbe usato un grosso cerotto (legittimamente dentro la sua cella), già  vecchio di qualche tempo, quindi con una presa adesiva molto blanda. Ha chiarito in serata la Procura di Milano: Lele Mora «non è mai stato in pericolo di vita, quando gli è stata data la possibilità  di fare una telefonata a chi volesse non lo ha fatto». Anche Eugenio Sarno, segretario generale Uil penitenziari, che ha diffuso la notizia, ha raccontato: «L’intervento dell’agente di sorveglianza è stato efficace e immediato. Considerate le modalità , è forse più appropriato parlare di un gesto dimostrativo, che non è escluso possa essere stato messo in piedi per attirare l’attenzione sulla sua vicenda processuale. In ogni caso si tratta di uno dei circa mille tentati suicidi di quest’anno nelle carceri italiane». Certo è che Mora più volte negli ultimi tempi ha fatto capire al mondo esterno di non riuscire a sopportare la detenzione: ha perso 30 dei suoi 105 chili, si muove a volte in sedia a rotelle, spesso è stato male, per Natale ha inviato un sms ai 700 amici (o ex amici) con tanto di Iban bancario, per chiedere un aiuto. Una decisione sulla sua scarcerazione non arriverà  prima del 4 gennaio.


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