Evasione. E’ stato fatto tutto il possibile?

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Sulle nostre dichiarazioni dei redditi abbiamo deciso di dichiarare per intero i patrimoni, perché non vediamo per quale ragione il possesso di obbligazioni, azioni e fondi di investimento debba essere esentato da una dichiarazione patrimoniale». Giusto. Ma visto che c’era perché questa decisione non è stata estesa a tutti i contribuenti? Tanto più che un suggerimento del genere era arrivato da due economisti della Bocconi che Monti conosce molto bene: il rettore Guido Tabellini, che tra l’altro è stato in corsa per entrare nella squadra di governo, e il professor Angelo Provasoli.
I due, in un articolo sul Sole 24 Ore del 3 settembre, proponevano questa soluzione: «La dichiarazione annuale dovrebbe fornire non solo i dati dei redditi conseguiti ma anche quelli della consistenza del patrimonio. I rapporti con gli intermediari finanziari dovrebbero essere documentati con l’attestazione delle disponibilità  detenute dal contribuente, comprese quelle in strumenti finanziari». Sarebbe un deterrente all’evasione, perché delle due l’una: o se si dichiarano imponibili Irpef irrisori si mente sulle proprie disponibilità  finanziarie, assumendosi tutti i rischi del caso, o si rende la propria denuncia più veritiera.
Si dirà  che la dichiarazione patrimoniale non c’è, ma che una delle principali misure antievasione della manovra è la costituzione di un «grande fratello» fiscale che consentirà  all’Agenzia delle entrate di ottenere, dal 2012, da tutti gli operatori (banche, poste, finanziarie), tutti i rapporti e le movimentazioni, sul conto e fuori conto (cambio assegni) fatte dai propri clienti. E quindi di conoscere essa stessa la situazione finanziaria di ciascuno. Queste informazioni verranno incrociate con le dichiarazioni dei redditi per tirar fuori le liste dei sospetti evasori sui quali concentrare i controlli. Bene. È chiaro però che questo «grande fratello» potrà  funzionare solo se l’amministrazione disporrà  di personale. Ma di un rafforzamento dell’esercito antievasione non c’è traccia.
Ora, uno dei tanti motivi per i quali, rispetto a un’evasione che si stima sottragga ogni anno almeno 120 miliardi di euro alle casse dello Stato, si riesce a recuperare poco, è che l’esercito appunto è ridotto. Nel triennio 2008-2010 l’Agenzia ha svolto quasi 74 mila accertamenti sintetici. Quest’anno l’obbiettivo è di 35 mila, fissato tenendo conto che su 32 mila dipendenti, quelli addetti ai controlli sono 13-14 mila. Per recuperare più evasione dovrebbero essere potenziate le banche dati e gli incroci, e questo c’è nella manovra — così come è importante la configurazione del reato per chi dichiari il falso nel contraddittorio con l’amministrazione — ma ci vorrebbero anche più controllori: assunzioni che si autoripagherebbero. Tanto per dire, ieri abbiamo appreso che la Guardia di Finanza, nella sola provincia di Roma, nei primi 11 mesi del 2011, ha scovato 537 evasori totali, totalmente sconosciuti al Fisco: ristoratori, imprenditori edili, immobiliari, di call center, di autotrasporto, di pulizie e commercianti ambulanti.
Se invece uno volesse sposare un approccio diverso, cioè non quello della punizione ma della prevenzione, allora si potrebbe facilmente sostenere che il tetto all’utilizzo del contante a mille euro è insufficiente e facilmente aggirabile frazionando le operazioni. Fin troppo semplice, infine, osservare che sui capitali scudati — ben 182 miliardi di euro — Monti avrebbe potuto chiedere ben più di un altro 1,5% di prelievo. Resta il fatto che le grandi ricchezze evase sono le più difficili da colpire. Si stima che nella sola Svizzera siano nascosti almeno altri 100 miliardi di euro. Tassare barche, aerei, elicotteri e auto di lusso, come fa la manovra, è il minimo, ma può avere conseguenze negative sul turismo. I ricchi sanno spostare rapidamente beni e capitali, ne ha accennato anche Monti giustificando la decisione di non varare una patrimoniale che, secondo lui, avrebbe dato poco gettito. Difficile avere opinioni certe. Nessun dubbio invece che davanti a un altro aumento della pressione fiscale, che arriverà  al 46%, c’è una sola cosa da fare: diminuire le tasse sui contribuenti che non possono evadere, quelli col sostituto d’imposta. Infine due questioni. 1) Non si poteva introdurre un po’ di contrasto d’interessi, magari per vedere se funziona? Tipo: se chiamo l’idraulico posso scaricarmi la fattura. 2) La tassa più evasa è il canone Rai: perché la manovra si preoccupa di recuperare solo quello evaso dalle imprese, obbligate a indicare nella dichiarazione dei redditi il numero di abbonamento, e non dice nulla sulle persone?


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