Nick ‘o mericano si dimette da coordinatore del Pdl

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Tempo di arrivare a Montecitorio e la dichiarazione si ribalta: «Un minuto dopo il voto, indipendentemente dall’esito, mi dimetterò da coordinatore». Cosa sia successo in una manciata di minuti nessuno lo può dire con esattezza, ma è più che probabile che i suoi amici del Pdl gli abbiano consegnato la salvezza su un piatto d’argento pretendendo un segno di «benevolenza» del Nick ‘o mericano di Casal di Principe. Solo così si può spiegare il fatto che Cosentino abbia finalmente accettato di lasciare quella poltrona a cui si era aggrappato dopo l’ultima votazione che lo aveva salvato dalla galera, ma gli era comunque costata il sottosegretariato all’economia. 
Ma non c’è da leggere nella decisione il sintomo di una resa, perché con 11 voti l’uomo che ha garantito potere e vittorie a Silvio Berlusconi in Campania, non solo ha evitato di varcare i portoni di Poggioreale, ma se è possibile ha acquistato ancor più potere in regione. È questo il rovescio del suo salvataggio: il Cavaliere non ha perso la faccia, avendo ritrovato al sua vecchia maggioranza, e a Cosentino resta il suo feudo. Un tesoretto che vale comuni sparsi qua e là , 5 province e un consiglio regionale dove lui può contare almeno su 21 «teste». Perde dunque la linea di Mara Carfagna, che nonostante il cessate il fuoco è entrata nell’emiciclo senza nemmeno degnare l’ex sottosegretario di uno sguardo. Ma perde anche il governatore campano Stefano Caldoro, che per prepararsi alla resa dei conti si è già  sfilato dal gruppo del Pdl con 8 consiglieri. Sarà  per questo che in pole position, se commissariamento del partito dovrà  essere, c’è ancora Maurizio Lupi, quello del fuori onda su Striscia la notizia: «Caldoro non ha fatto un cazzo». Mentre pare tramontare la nomination di Raffaele Fitto, considerato vicino al governatore. 
Eppure le carte in tavola potrebbero essere rimescolate proprio in queste ore. Con il passo indietro di Cosentino infatti, il segretario Angelino Alfano potrebbe decidere di convocare un direttorio in vista del congresso. A far parte del «consiglio dei saggi» sarebbero chiamati tutti i coordinatori delle province campane, tra loro spiccano per notorietà  quello di Napoli, Luigi Cesaro, e Nunzia Di Girolamo, di Benevento. Il primo, detto anche Giggino ‘a purpetta, è lo storico amico del casalese sul cui capo pesano due mandati di arresto (anche se ultimamente pare ci siano dei dissidi in corso). La seconda è la faccia pulita dei piddiellini, in procinto di sposare il deputato democratico Francesco Boccia, ma anche una che ha sempre ambito a prendere il posto di Nick. 
Alfano dovrebbe venire in Campania entro un paio di settimane. Però già  nei prossimi giorni dovrebbe essere più chiara la linea del delfino di Silvio e di dovrebbe capire anche se l’obiettivo del direttorio non sia un escamotage anche per bilanciare e attaccare le roccaforti di Cosentino.
L’unica certezza a questo punto sembra l’archiviazione definitiva dell’ipotesi Mario Landolfi, la cui successione in quanto vicario sarebbe apparsa automatica. Ma nel Pdl meridionale ci sono ancora distinzioni tra le truppe degli ex Forza Italia e degli ex An, e se infatti la partita sul ruolo di coordinamento napoletano se la giocano Marcello Taglialatela e Amedeo Laboccetta, regione e provincia sono nelle mani dei forzaitalioti e a loro devono restare. 
In serata Cosentino ha mantenuto la parola come annunciato, presentando le sue dimissioni irrevocabili a Silvio Berlusconi.


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