Unipol, Clessidra, Arpe-Benetton tre proposte sul tavolo di Ligresti

Loading

MILANO – Sono almeno tre le proposte che si vanno delineando per il salvataggio del gruppo Ligresti, a cui se ne potrebbero aggiungere altre due. Mediobanca e Unicredit, principali creditori del gruppo del costruttore siciliano, stanno lavorando all’ipotesi Unipol che potrebbe anche congiungersi con quella del fondo Clessidra di Claudio Sposito. Poi c’è la Sator di Matteo Arpe che sta elaborando un’offerta complessiva in grado di risolvere i problemi sia della parte alta sia di quella bassa della catena societaria. Infine la Palladio, già  azionista di Generali, potrebbe fare un’offerta e anche l’imprenditore della Technogym Nerio Alessandri è stato chiamato da Mediobanca per un eventuale intervento in Premafin.
L’ipotesi Unipol è stata spinta da piazzetta Cuccia in tandem con l’ad della compagnia Carlo Cimbri ma non sembra aver scaldato gli animi degli azionisti del gruppo assicurativo bolognese, la Lega delle Cooperative. In più sta trovando un ostacolo di non poco conto: la fusione a tre Premafin-Fonsai-Unipol prevede che la famiglia Ligresti esca del tutto vendendo le proprie azioni a un prezzo molto interessante, circa 100 milioni di euro. Ma di fronte a un simile esborso diventerebbe difficile invocare la presenza di un salvataggio ai fini dell’esenzione Opa. Certo, in seguito alla fusione e a un aumento di capitale lievitato a un miliardo gli azionisti principali scenderebbero sotto la soglia del 30% ma sarebbe difficile per Consob non riscontrare un “change of control”. L’idea dell’uscita cash, inoltre, piacerebbe molto alle due figlie Giulia e Jonella mentre troverebbe contrari il padre Salvatore e il figlio Paolo. Una derivata di questa impostazione prevede l’intervento di Clessidra in Premafin a garantire 200 milioni di un aumento di capitale da 400 milioni, con le banche che convertono i crediti per gli altri 200. A valle si procederebbe poi a una fusione Fonsai-Unipol anche se le Coop non gradiscono affiancarsi a un fondo di private equity come Clessidra.
La proposta Sator, infine, non ancora formalizzata, prevede un intervento su più livelli. Un aumento di capitale riservato in Premafin da 250 milioni con contestuale conversione di 120-150 milioni dei crediti bancari (circa la metà  del totale). Più il versamento di altri 50 milioni per acquistare da Sinergia e Imco una buona parte dei loro immobili – tra cui l’area dove dovrebbe sorgere il Cerba – da conferire a un nuovo fondo. La liquidità  servirebbe ai Ligresti per chiudere in bonis la liquidazione delle due holding e per mantenere una piccola quota di Premafin (8-10%). In pratica con questa soluzione i Ligresti non uscirebbero completamente di scena ma resterebbero azionisti di minoranza del nuovo gruppo ricapitalizzato e con una nuova gestione affidata a uomini indicati da Arpe e, forse da Alessandro Benetton, che potrebbe partecipare all’offerta con la 21 Investimenti. Inutile dire che questa sarebbe la soluzione preferita da Don Salvatore che sta duellando con Mediobanca a colpi di minacce e rivendicazioni. La sua arma contundente è la non partecipazione con le sue azioni alle delibere assembleari di Premafin, fatto che metterebbe a rischio la sopravvivenza di Fonsai a cui si potrebbe rimediare soltanto con la conversione dei prestiti subordinati Mediobanca. Eventualità  che Renato Pagliaro e Alberto Nagel vogliono evitare a tutti i costi pena il trasferimento sul proprio bilancio di una perdita di svariate centinaia di milioni di euro.


Related Articles

Hollande alla Merkel: qui scelgono i francesi

Loading

Il candidato socialista replica al boicottaggio, Berlino smentisce ogni ingerenza   L’avversario di Sarkozy resta in testa nei sondaggi L’aiuto tedesco è un boomerang 

Appello di Alex Zanotelli: Rompiamo il silenzio sull’Africa

Loading

Messaggio ai giornalisti italiani: parlate delle ragioni per cui gli africani scappano, della guerra civile in Sud Sudan e in Somalia, dei regimi in Eritrea e Sudan, dei jihadisti in Ciad e Mali, sulla denutrizione di trenta milioni di persone dall’Etiopia al Kenya

Taranto, il decreto sbagliato e la proprietà  dell’acciaio che deve cambiare

Loading

Il recente decreto legge del governo sull’Ilva è inadeguato alla gravità  della crisi di Taranto (…). Sul piano giuridico cancella le decisioni della giustizia, colpendo alla base il sistema giuridico del paese e crendo un pericoloso precedente che configura una sorta di “diritto speciale” per l’Ilva (…). Inoltre, il decreto legge lascia nelle mani dei proprietari le decisioni in merito alla gestione dell’azienda (…).

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment