Generali dimezza profitti e dividendi Unicredit, più indipendenti in cda

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MILANO – Telefonia e Grecia portano guai a Generali, che nel 2011 svaluta poste per un miliardo e dimezza l’utile netto, sceso a 856 milioni. «Abbiamo confermato la nostra capacità  di realizzare solidi risultati industriali. Il risultato – ha detto l’ad Giovanni Perissinotto – risente dell’impatto di svalutazioni che non si ripeteranno nel 2012. Prevediamo, quindi, per il 2012 un utile in forte crescita».
Il 30% in Telco, holding con il 22% di Telecom, è stato svalutato per 307 milioni, a un valore diretto di 1,5 euro per azione (in Borsa, Telecom vale 0,91 euro). Mentre i bond greci sono stralciati del 76%, pari a 472 milioni, in linea con gli standard. Altri 239 milioni di svalutazioni vengono dall’azionario. Il risultato operativo è sceso a 3,9 miliardi, rispetto a 4,1 miliardi del 2010. Nei danni, in miglioramento, i premi salgono del 3,2%, nel vita calano del 9,3% anche per effetto della crisi. Il dividendo proposto sarà  0,20 euro per azione, contro 0,45 nel 2010, ma con payout stabile. L’assemblea sarà  chiamata anche a confermare il presidente Gabriele Galateri, nominato un anno fa al posto di Cesare Geronzi, e che secondo fonti vicine all’azienda sarà  confermato fino alla scadenza del board (2013). Il patrimonio Generali, espresso da un solvency 1 ratio limato al 117% a fine 2011, con la chiusura degli spread sovrani a inizio marzo 2012 è salito al 132% (i dati non tengono conto dei benefici del decreto Milleproroghe).
Ieri Unicredit ha riunito il comitato Governance per le vicine nomine, il Permanente sui conti 2011 in uscita il 27, il cda, di un’ora per presentare la bozza dei principi quali-quantitativi che Bankitalia richiede per i nuovi board (qui scade l’11 maggio). Il futuro cda avrà  19 membri (23 l’attuale, ridotti a 20 causa dimissioni), almeno un quinto donne – anticipando il primo step della legge “quote rosa” – un terzo indipendenti e tutti senza doppi incarichi in società  finanziarie, come da decreto Liberalizzazioni. Non s’è parlato del presidente, da trovare entro il 16 aprile. Ma l’identikit dell’erede di Dieter Rampl è tracciato: non operativo, di estrazione finanziaria, noto a livello internazionale. I nomi più accreditati restano Gian Maria Gros-Pietro e Angelo Tantazzi.


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