Il primo ministro tunisino ha incontrato i familiari dei ragazzi scomparsi

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ROMA – Il primo ministro della Tunisia Hamadi Jebali ha incontrato ieri a Roma una delegazione di familiari dei ragazzi tunisini scomparsi da circa un anno, dopo essere partiti in direzione del nostro paese. Imed Soltani, Nourrdin Mbarki e Meherzia Rouafi (rispettivamente padre, zio e madre di alcuni dei migranti di cui si sono perse le tracce) hanno chiesto un aiuto concreto per riuscire a riabbracciare i propri cari, che sono convinti siano sbarcati a Lampedusa. Con loro c’era anche Rebecca Kraiem, presidente dell’associazione G. Verdi che sta seguendo la vicenda dall’inizio.
“L’incontro è andato bene – racconta –. Jebali ci ha confermato il suo aiuto. E al più presto ci invierà  le impronte digitali dei ragazzi in un formato leggibile”. Kraiem sostiene, infatti, che nei giorni scorsi sono state inviate già  le impronte di 149 ragazzi, ma in un formato non compatibile, che non ha permesso quindi il confronto con quelle prese in Italia.
“Bisogna affrontare la  questione dall’inizio – aggiunge la presidente dell’associazione –. I familiari sono decisi a restare in Italia finché non si riuscirà  a ritrovare i loro figli”. All’ambasciata di via Asmara si è presentata anche una donna che sostiene di aver visto alcuni degli scomparsi all’interno del carcere di Rebibbia, una testimonianza che però viene ritenuta poco attendibile da Kraiem, “non si capisce a che titolo questa persona sia riuscita a entrare in carcere per incontrare questi ragazzi. Non le crediamo”. (ec)

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