Tre spari contro Alberto Musy

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Un agguato in piena regola. Lo hanno aspettato nell’androne del palazzo dove abita, in via Barbaroux, a Torino. Poi gli hanno sparato sei colpi di pistola da distanza ravvicinata. Alberto Musy, consigliere comunale dell’Udc, avvocato d’affari, ed ex candidato sindaco alle elezioni 2011 del capoluogo piemontese, è in coma farmacologico all’ospedale delle Molinette. La sue condizioni sono gravi ma stazionarie. I medici non hanno ancora sciolto la prognosi.
Lo sparatore, un uomo che indossava un casco integrale bianco, è riuscito a scappare facendo perdere le tracce. Si tratta di un tentativo di omicidio piuttosto anomalo. Non ci sono rivendicazioni di tipo politico, e gli inquirenti non escludono che si sia trattato del gesto di una persona che potrebbe aver agito per motivi personali. Di certo, quel qualcuno lo stava aspettando sotto casa. Alle 8,30 un uomo si è fatto aprire suonando un citofono a caso con la scusa di un pacco da consegnare (a quell’ora Alberto Musy di solito torna a casa dopo aver accompagnato le figlie a scuola). Improvvisamente se l’è ritrovato davanti e ha cercato di scappare. La moglie, al quarto piano, ha sentito i colpi ed è scesa per aiutarlo. Sembra che Musy, prima di svenire, abbia detto «Mi hanno seguito… ». Le sue condizioni sono subito apparse molto gravi. «E’ stato colpito da quattro colpi di pistola di cui uno alla schiena – ha spiegato Paolo Del Gaudio, primario di anestesia e rianimazione – mentre due sono rimasti dentro al torace, con i fori di ingresso sul braccio destro e sull’ascella sinistra, in più ha una ferita lacero contusa alla testa e non si capisce come se la sia fatta». E’ stato operato d’urgenza per ematoma cerebrale. L’intervento è durato quattro ore.
Nulla si sa del movente. Solo il governatore del Piemonte Roberto Cota, fin dal mattino, si è sbilanciato dicendo «non ci sono elementi collegati a una matrice politica». Più prudenti, considerato il ruolo che ricopre, le dichiarazioni del ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri: «Non abbiamo elementi per dire quale sia stata la matrice, ma quello contro il consigliere Musy è stato un agguato, un fatto molto grave, un episodio sicuramente da condannare». Per il capo della polizia, Antonio Manganelli, «si tratta di un episodio molto inquietante». Gli uomini della Digos, coordinati dal pm Roberto Furlan, si muovono su più fronti ma sembrano orientati sulla pista dei potenziali clienti rancorosi nei confronti dell’avvocato. Alberto Musy è specializzato in procedure fallimentari.
Trattandosi di un uomo politico, a prescindere dall’esito delle indagini, i rappresentanti delle istituzioni e di tutti i partiti hanno espresso sdegno e solidarietà . Primo fra tutti il sindaco di Torino, Piero Fassino, che si è recato immediatamente all’ospedale: «Quali che siano le dinamiche di questo attentato – ha detto – non vi può che essere la condanna più netta verso un gesto criminale. Tutta la città  è vicina con affetto alla famiglia di Alberto in questo momento di attesa». Musy, 45 anni, è sposato e padre di quattro figlie.
Il leader dell’Udc, Pierferdinando Casini, prima di raggiungere Torino si è fatto sentire su Twitter: «Le parole non servono. Preghiamo per lui!». Anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha scelto la comunicazione veloce: «Vicino a Musy e alla sua famiglia. Forza Alberto!». Twitta anche Enrico Letta: «Senza parole per l’attentato di Torino. Speriamo con tutto il cuore che Alberto Musy ce la faccia. Incredulità  e sgomento». Per il presidente del Senato, Renato Schifani, «aggressioni come quella di cui sei rimasto vittima avvelenano il clima politico e la convivenza civile. Ti esprimo la mia affettuosa vicinanza con gli auguri più sinceri di piena e rapida guarigione». Secondo il leader di Sel, Nichi Vendola, quegli spari sono un sintomo inquietante. «In questo momento – ha aggiunto – valgono le parole e la solidarietà , l’augurio della pronta guarigione per chi è stato colpito in questo agguato. E per la politica vale una riflessione su tutto quello che è opportuno e necessario fare per mettere al bando ogni forma di violenza dalla nostra società ». Ancora più esplicito il ministro della Cooperazione e integrazione, Andrea Riccardi, «non deve tornare la violenza a insanguinare il paese, io ho vissuto gli anni ’70 e spero che non tornino». Anche i segretari generali di Cgil Cisl e Uil di Torino, Donata Canta, Nanni Tosco e Gianni Cortese hanno espresso sgomento e per quanto accaduto ad Alberto Musy. «Siamo vicini a lui e alla sua famiglia – hanno riferito – ora è necessario che forze dell’ordine e magistratura facciano immediata luce su quanto è successo».


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