Il mese più nero per l’auto Fiat giù del 35%

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Il mercato crolla, la Fiat crolla di più e la Volkswagen si avvicina. Il verdetto delle vendite di marzo per Torino è pesantissimo. Il Lingotto rappresenta poco più di un quarto del mercato italiano (il 26 per cento), uno dei livelli più bassi mai raggiunti dal dopoguerra. E il principale concorrente dimezza in un anno la distanza: nel marzo 2011 il gruppo Fiat aveva venduto in Italia 55 mila auto contro le 25 mila dei tedeschi. Nel marzo 2012 Torino ha venduto 35 mila auto contro le 20 mila di Volkswagen. In dodici mesi la differenza è passata da 30 mila a 15 mila pezzi venduti. Certamente, come si faceva notare ieri al Lingotto, lo sciopero delle bisarche ha colpito la Fiat più dei concorrenti. Perché non solo ha bloccato i rifornimenti ai concessionari ma ha anche fermato gli stabilimenti. Senza l’effetto dello sciopero, sostiene il Lingotto, le vendite del gruppo nel mese sarebbero state superiori di circa 8.000 unità  riportando la quota di Torino sopra il 30 per cento (31,8). Ma si tratta di un calcolo ipotetico mentre quello reale di marzo consegna una Fiat che perde in dodici mesi il 35,6 per cento e si ritrova con una quota di mercato del 26, dimezzata rispetto al 51 per cento del 1990. E’ evidente che negli ultimi 22 anni il panorama del mercato italiano si è rivoluzionato ma è altrettanto vero che raramente nella sua storia la Fiat ha lasciato tanto spazio alla concorrenza straniera. Ieri il gruppo italiano faceva notare che bisogna tornare al 1980 per trovare un mese di marzo tanto basso in Italia. Ma in quell’anno delle 122 mila auto vendute più di metà  erano del gruppo degli Agnelli.
La situazione è dunque molto pesante e non tutte le difficoltà , come ha ammesso con franchezza nei giorni scorsi lo stesso Marchionne, sono da attribuire allo sciopero dei camionisti. E’ evidente che in questi mesi Torino paga duramente la strategia decisa negli anni scorsi di non presentarsi con nuovi modelli in un mercato in crisi. Strategia che forse non aveva alternativa perché Torino ha dovuto sopportare contemporaneamente lo sforzo di risanamento della Chrysler. Oggi le vendite del gruppo italiano dipendono in gran parte dal successo che avrà  la nuova Panda. Al 31 marzo, al termine dei primi tre mesi di commercializzazione, ne erano state ordinate 42 mila, un numero che soddisfa il Lingotto anche se dovrà  inevitabilmente crescere se si vuole arrivare a produrne 260 mila nello stabilimento di Pomigliano. Mantenendo l’attuale ritmo infatti si arriverà  a fine anno a 168 mila ordini, non sufficienti a saturare l’impianto campano. Ad attutire il crollo della Fiat contribuiscono invece i modelli Chrysler: continua il successo delle Jeep e del Freemont.
La crisi non tocca solo la Fiat e l’Italia. In Francia il mercato scende del 23 per cento e Psa lascia sul terreno domestico il 33 per cento, annunciando la scelta di vendere a un gruppo canadese la sua prestigiosa sede nel cuore di Parigi. Continuerà  ad utilizzarla ma andrà  in affitto. Il quadro generale dei mercati europei non è migliore anche se a livello continentale i conti si tireranno a metà  mese. Il Centro studi Promotor di Bologna, nella sua nota mensile, suggerisce al governo «un pacchetto di misure keynesiane» a sostegno del mercato dell’auto. Ma da Torino i vertici Fiat continuano a dirsi contrari agli incentivi. Domani, di fronte all’assemblea dei suoi azionisti, Sergio Marchionne illustrerà  il suo progetto per la ripresa.


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