Unipol si chiama fuori dall’eventuale Opa “Se ci obbligano a farla andremo al mare”

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MILANO – Oggi potrebbe essere il giorno della verità . Sulla carta sono previsti tre cda: quello di Fonsai, la mattina, quello di Premafin e quello della Milano assicurazioni, a seguire; per non parlare del fatto che nel caso in cui venisse approvata l’operazione Grande Unipol, le conclusioni sui valori economici fatte proprie dalle compagnie potrebbero a loro volta dover essere recepite dal cda Premafin (che, forse, resterà  aperto dopo l’approvazione dei conti del trimestre, proprio per questa ragione). Di sicuro, il cda Fonsai analizzerà  i possibili concambi con Unipol, ma anche – come ha dichiarato – l’operazione concorrente di Sator Palladio.
In realtà  il percorso, da ieri sera a stamani, è lungo e complesso e a tarda serata non c’erano ancora elementi di chiarezza decisivi. Se non alcune importanti prese di posizione. La prima è di Carlo Cimbri, amministratore delegato di Unipol, che uscendo dall’assemblea annuale della Consob ha chiosato con i giornalisti, a proposito di una possibile Opa sulla Milano assicurazioni: «Se non arriva una risposta positiva faremo altro». Che cosa? «Andiamo al mare», ha scherzato. Tuttavia la posizione implicita è piuttosto chiara: l’operazione, come è stata tratteggiata e proposta, è un tutt’uno e smontare un pezzo, cioè imporre l’opa sull’ultimo anello della catena, fa venire meno tutto l’impianto; almeno, questo sembrerebbe essere il senso della posizione di Cimbri. E ancora, a proposito dei concambi: «Quando ci saranno proposte diverse le valuteremo, al momento non le ho viste – ha spiegato Cimbri – non ho elementi nuovi sinceramente. Da parte nostra c’è l’offerta che abbiamo mandato».
Nella sua giornata milanese Cimbri si è recato negli uffici di Unicredit e non è nemmeno escluso che si sia incontrato con i rappresentanti della famiglia Ligresti. Del resto, ieri è stata giornata di incontri, a Palazzo Mezzanotte (per la Relazione annuale della Consob) e per la stessa famiglia. Che, dopo aver rimandato qualsiasi decisione alla giornata di oggi («C’è un cda, è il consiglio che deve valutare» ha detto Jonella) si è recata negli uffici di Banca Leonardo, a colloquio con i propri consulenti, mentre i vertici di Fonsai (Emanuele Erbetta e Piergiorgio Peluso) si sono incontrati con l’advisor della compagnia, Goldman Sachs. E se l’amministratore delegato ha parlato di «stretta finale» nel confronto tra le due ipotesi sul terreno, difficilmente si arriverà  a mettere la parola fine dal punto di vista della Consob: a quanto pare gli uffici non hanno ancora trasmesso le carte ai commissari, per il verdetto sull’esenzione dell’Opa a cascata (fin giù alla Milano). Inizialmente la decisione sembrava poter arrivare nella giornata di oggi, ma a quanto pare l’ipotesi è impraticabile. Slittata questa scadenza, bisognerà  probabilmente aspettare che torni il presidente Giuseppe Vegas dalla Cina, dove è andato per la riunione dello Iosco (le Consob mondiali).
Anche su questo fronte, la vicenda è destinata ad avere tempi lunghi.


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