“LIBEROS”, LA COMMUNITY PER PROTEGGERE I LIBRI

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Nel 2006, quando ho esordito, appartenevo alla specie più disprezzata dagli addetti ai lavori della letteratura: quella di chi comincia pubblicando il suo blog. Temevo davanti a me una strada tutta in salita, sulla quale mai avrei smesso di dover dimostrare che non ero lì per grazia ricevuta. Invece accadde una cosa che sovvertì le mie previsioni: alcuni scrittori sardi, nomi che conoscevo solo per averne amato i libri, mi cercarono e mi accolsero, regalandomi la legittimazione della loro fiducia. Ricordo ancora la mail con cui Giulio Angioni, l’antropologo iniziatore del noir in Sardegna, mi scrisse per chiedermi un contributo a un’antologia sul tema dell’identità . Quel primo cenno di relazione mi permise di continuare a scrivere senza più l’incubo di doverlo fare da sola contro tutti. La stessa apertura di credito reciproco l’ho incontrata decine di volte e ho imparato a riconoscerla come la base essenziale del tessuto editoriale sardo, commerciale e non. Quel moto centripeto naturale, frutto di una società  povera che per anni si è retta sulla cultura della solidarietà , fa sì che la Sardegna oggi si presenti come un formidabile laboratorio di sperimentazione per trovare soluzioni alla crisi delle consolidate
prassi del sistema editoriale italiano. È in Sardegna che la collaborazione tra i librai ha dato vita all’unica associazione di librerie indipendenti sul territorio italiano, ed è sempre lì che la fiducia dei lettori garantisce percentuali di lettura più alte della media e riempie i festival. Il festival di Gavoi, che in questi giorni celebra nel cuore dell’isola la sua nona edizione con nomi come Chiara Valerio, Giulio Cavalli e David Riondino, è l’esempio di come in Sardegna il movimento culturale intorno ai libri non accenni a fermarsi, nemmeno ora che i rivoli del denaro pubblico vanno assottigliandosi fino all’aridità .
Il salto di qualità  non può che essere quello di prendersi sul serio, riconoscendo le proprie sane condizioni relazionali e provando a farle diventare un sistema; la Sardegna lo ha fatto e il nome di questo sistema è Lìberos, parola sarda che significa sia libri che liberi. Lìberos è un network che mette insieme i lettori e tutti gli attori della filiera editoriale: dai librai ai bibliotecari, dagli editori agli scrittori, fino alle associazioni culturali e agli agenti letterari. L’atto fondativo di Lìberos è un codice etico, espressione di decine di confronti con tutte le categorie coinvolte, limato fino a trovare l’equilibrio che garantisse condizioni di vantaggio sia sociale che commerciale, ma comunque collettivo. Il patto è fatto di pochi, chiari punti: gli editori che non smettono di investire sulle scritture giovani, rischiose per definizione, potranno contare sugli autori affermati, che garantiscono azioni di maternage nei confronti degli esordi. I librai che offrono iniziative dedicate ad autori ed editori del circuito ottengono speciali condizioni economiche e presenze autoriali più frequenti. I bibliotecari che aprono ancora di più le porte al territorio beneficiano delle stesse dinamiche, diventando riferimento per i movimenti che ruotano intorno alla lettura, ma che finora hanno faticato a riconoscere nelle biblioteche il loro crocevia naturale. I lettori, vero cardine del sistema Lìberos, attraverso un apposito social network ricevono un riconoscimento ogni volta che movimentano il circuito, collezionando non punti da supermercato, ma “crediti di relazione” che possono essere escussi in forma di esperienza (e mai di sconto): posti riservati agli incontri più ambiti, anteprime dei libri, giornate in casa editrice per vederne il backstage e contatti diretti con gli autori. Se funziona, potrebbe essere una piccola controrivoluzione relazionale in un momento in cui i grossi soggetti del sistema editoriale vanno in direzione contraria e cercano in ogni modo la disintermediazione. Esperienze come Lìberos dimostrano che le relazioni non sono il problema, ma la soluzione. Perché sia chiaro, il social network di Lìberos viene presentato oggi per la prima volta proprio al festival di Gavoi (e dove altro?).


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