Addio a Shamir, il rossobruno a destra di Sharon

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Nel 1940 il gruppo si stacco dall’Irgun movimento paramilitare famoso per i suoi attacchi ai danni di inglesi e civili arabi. La fazione prese inizialmente il nome di Gruppo Stern ed era ancora più estremista innervata di idee mutuate dal nichilismo russo. Il Lehi era un piccolo movimento militare intriso di idee rivoluzionarie antiborghesi e di simpatie fasciste. Il capo del movimento Avraham Stern in nome della guerra contro gli inglesi volta a liberare la Palestina dal dominio coloniale il piccolo movimento tentò addirittura una improbabile alleanza con i fascisti e nazisti. Le simpatie iniziali tra Mussolini e alcune cerchie revisioniste consentì al gruppo di stabilire dei contatti con il consolato italiano a Gerusalemme sul finire degli anni Trenta nonostante la nuova legislazione antiebraica. Stern sperava di ottenere un appoggio dagli italiani per espellere i britannici dalla Palestina. 
Il nuovo stato ebraico, che sarebbe sorto dopo la cacciata degli imperialisti anglosassoni, avrebbe avuto una struttura corporativa e sarebbe stato un satellite delle potenze dell’Asse. Gerusalemme stessa sarebbe passata sotto il controllo del Vaticano con l’eccezione dei luoghi santi ebraici. Quando l’Italia apparve sulla via della sconfitta non si esitò a tentare di ottenere l’assistenza dei nazisti sempre per liberarsi degli inglesi come fecero molti altri paesi del Terzo Mondo e del Medioriente. La «Soluzione finale» negli anni in cui si presero contatti con emissari del Terzo Reich non era però ancora immaginabile a degli osservatori lontani dalla Germania. Nel dicembre del 1940 il gruppo Stern mandò un emissario, Naftali Lubentchik, a incontrarsi, nel Libano controllato dalla Francia di Vichy, con due uomini del Terzo Reich, Rudolf Rozer e Otto von Hentig, responsabile del dipartimento per l’oriente del ministero per gli affari esteri tedesco (si veda il bel testo di J. Heller, The Stern Gang. Ideology, politics and terror, 1940-1949). Venne stilato un documento che vagheggiava una «comunità  di interessi» ma i tedeschi non presero la proposta seriamente. La morte di Stern, ucciso dalla polizia britannica nel febbraio del 1942, segnò il tramonto della fase «messianica» del gruppo che avrebbe elaborato in seguito una linea politica influenzata dal mito dell’Unione Sovietica, vincitrice della guerra e potenza anticoloniale. Il Lehi viene ricordato anche per l’omicidio del Ministro britannico per il Medio Oriente Lord Moyne il 6 novembre del 1944 e per quello del conte Folke Bernadotte mediatore dell’Onu in Palestina «colpevole» di aver proposto una spartizione sfavorevole ai sionisti. Il gruppo di comando era in questi anni nelle mani di una specie di triumvirato composto da Shamir, Israel Sheib e Yellin Mor. 
Dopo la guerra mondiale, il Lehi, in omaggio al nuovo orientamento filosovietico, tentò accordi per l’addestramento di giovani militanti nei paesi del blocco comunista. Ci furono contatti con esponenti del Cominform e del partito comunista palestinese per ottenere appoggio e partecipare alla lotta contro l’imperialismo francese e britannico. Come ricordano Joseph Heller e Avishai Margalit gli uomini del Lehi erano dei volontaristi con il mito della rivoluzione e Shamir, pur non essendo un comunista, era psicologicamente un bolscevico. Colin Shindler ha compiuto una analisi dei canti e della retorica dello Sinn Fein comparando il movimento all’Irgun. Molti uomini dell’Irgun dichiaravano di ispirarsi agli insorti irlandesi e Yitzhak Shamir prese il nome di battaglia di Michael in onore di Michael Collins. Le sue posizioni ostili a ogni concessione territoriale lo resero però molto più simile a De Valera e «ai rivoluzionari che tesero un’imboscata a Collins a Beal na Blath uccidendolo come un traditore» perché pragmaticamente accettò di lasciare delle parti di Irlanda alla corona britannica.
autore de «I mastini della terra. La destra israeliana dalle origini all’egemonia», ornitorinco edizioni


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