Crisi auto, Peugeot taglia 8mila posti e l’ad di Opel si dimette a sorpresa

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PARIGI â€” E’ un campanello d’allarme per l’industria francese e per tutto il settore automobilistico europeo: il gruppo Psa (Peugeot-Citroen) ha annunciato la soppressione di 8 mila posti di lavoro sui 100 mila che conta Oltralpe. «Uno choc», ha detto il primo ministro, Jean-Marc Ayrault. La ristrutturazione era attesa, da tempo l’azienda preparava l’opinione pubblica a questo annuncio, ma finora circolavano cifre inferiori. La scelta della
seconda casa automobilistica europea certifica la gravità  della crisi, le sovracapacità  produttive dell’industria del Vecchio continente, l’insufficiente presenza di alcuni costruttori sui mercati emergenti, la perdita di competitività  di alcuni paesi come la Francia, il tracollo delle vendite nei mercati sud-europei. Un insieme di fenomeni che toccano più di un’impresa. E’ il caso della Opel, da anni in crisi, il cui amministratore delegato, il quarto in appena tre anni, ha rassegnato ieri le dimissioni per ragioni ancora poco chiare.
Le misure annunciate ieri da Philippe Varin, presidente e amministratore delegato di Psa, sono probabilmente il preludio a un’ondata di ristrutturazioni industriali. Il governo ha chiesto una «concertazione sociale esemplare», il ministro dell’Industria ha definito inaccettabile il piano allo stato attuale, ma i mezzi per contrastarlo sono pochi. Varin ha annunciato la chiusura dell’impianto di Aulnaysous- Bois, situato fra la capitale e l’aeroporto di Roissy, la prima chiusura di una fabbrica automobilistica dal 1992, quando la Renault
chiuse lo storico stabilimento di Boulogne-Billancourt. Tremila persone perderanno il posto di lavoro e altre 1.400 lo perderanno nella fabbrica di Rennes, mentre 3 mila 600 uscite sono previste nei servizi amministrativi e nella ricerca. Non ci saranno licenziamenti, per tutti sono previste riconversioni in altri impianti, formazione professionale, nonché il tentativo di trovare una nuova attività  industriale a Aulnay. Secondo l’azienda, la ristrutturazione era inevitabile per un gruppo che ha registrato nel primo semestre una perdita operativa di 700 milioni nel comparto automobilistico. Le misure, ha detto Varin, sono giustificate «dall’ampiezza e dal carattere durevole della crisi che colpisce la nostra attività  in Europa ». Ha poi aggiunto di misurare la gravità  della decisione e promesso di non lasciare «nessuno per strada». Buone parole che non possono nascondere la profondità  della crisi: Peugeot e Citroen dipendono troppo dai mercati europei, ormai maturi, ed è forte su quei segmenti medio-bassi che hanno una redditività  inferiore. Non siamo, insomma, di fronte a un problema finanziario e non c’è bisogno di aiuti pubblici, ha spiegato Varin.
Ma c’è anche qualche dubbio sulla strategia del gruppo. Secondo indiscrezioni di stampa, nella famiglia Peugeot ci sarebbe maretta: il titolo ha perso il 75% del suo valore in un anno e l’azienda ha dovuto emettere un comunicato qualche giorno fa per confermare la fiducia a Varin. L’alleanza con General Motors non darà  frutti prima del 2016 e non sembra aver dato un impulso decisivo. La ristrutturazione, insomma, non basta per rispondere ai numerosi interrogativi sulla strategia della casa di Sochaux.


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