I diritti globali in Cina

Dieci anni di diritti. Dieci anni di conquiste e di passi indietro. È la fotografia che ci offre il Rapporto sui diritti globali 2012, giunto alla sua decima edizione. E in Cina a che punto siamo? Alle solite contraddizioni: crescono le emissioni assieme agli investimenti nelle energie rinnovabili.

Andrea Pira - China Files Sergio Segio • 31/7/2012 • Rapporto 2012, Recensioni 2012 • 1371 Viste

Crescono le emissioni di gas serra in Cina, ma allo stesso tempo  il Paese fa da traino al settore delle energie rinnovabili. Sono dati a prima vista ricchi di contraddizioni quelli che emergono dal Rapporto sui diritti globali 2012 curata dall’Associazione società  informazione e dalla Cgil. Oltre mille pagine ricche di schede, dati e numeri che danno una fotografia completa di come sia stata declinata nel mondo la parola diritti.

Sfogliando le pagine del tomo la parola Cina ricorre più volte, e così non potrebbe che essere così  trattandosi della seconda economia al mondo.

Ricorre soprattutto nella sezione dedicata all‘ambiente e ai beni comuni. Tema d’attualità  se si pensa alla protesta delle scorse settimane contro l’apertura di uno stabilimento per la produzione di rame a Shifang, nella provincia sudoccidentale del Sichuan.

O tornado indietro negli anni, alla vittoria la scorsa estate degli abitanti di Dalian che ottennero lo spostamento di un impianto petrolchimico o ai cablogrammi dell’ambasciata statunitense di Pechino svelati da Wikileaks che indicavano nel sostegno ai movimenti ambientalisti cinesi una delle priorità  per l’amministrazione Usa.

Dopo anni di disinteresse per l’inquinamento, in cui tutto era lecito per aumentare i fatturati, la Cina oggi  vuole assumere un ruolo molto diverso, addirittura di protagonista della rivoluzione green” – si legge nel rapporto – “pur essendo il principale inquinatore mondiale, la Cina è anche il maggiore produttore mondiale di fotovoltaico e il leader dell’eolico”.

Nel corso del 2010, continua, si è riconfermato lo spostamento dell’asse degli investimenti in rinnovabili dai Paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo. E la Cina si posiziona al primo posto della classifica mondiale con il più alto investimento finanziario.

Così ecco comparire i quasi 49 miliardi di dollari investiti nel settore delle rinnovabili, il 28 per cento in più rispetto al 2009. In particolar modo per la realizzazione di parchi eolici di grandi dimensioni.

La Cina è pertanto indicata in cima al mercato per l’installazione di turbine eoliche e impianti solari termici oltre a essere il primo Paese con la più alta produzione di energia idroelettrica.

Sul versante agricolo la Repubblica popolare è sesta al mondo per campi coltivati con organismi geneticamente modificati, con una superficie pari a 3,5 milioni di ettari, preceduta in Asia soltanto dall’India.

I dati negativi sono da segnalare anche per quanto riguarda le emissioni di anidride carbonica. La Cina ha fatto registrare una brusca impennata  nel 2010 con un più 10 per cento, contribuendo a rigettare nell’aria 9 miliardi di tonnellate di Co2.

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