Merkel: fondo salva Stati legittimo

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BERLINO — L’Europa aspetta. Il futuro della moneta unica dipende dal verdetto della Corte costituzionale tedesca sul fondo salva Stati e sul Patto fiscale, da tempo previsto per domani. Il governo Mer kel è ottimista, ma non è completamente escluso che gli orologi del conto alla rovescia possano anche essere fermati. I giudici di Karlsruhe sono stati infatti costretti a una discussione supplementare sul nuovo ricorso del parlamentare cristiano-sociale Peter Gauweiler, secondo cui la decisione annunciata il 6 settembre della Banca centrale europea di procedere ad acquisti illimitati dei titoli di Stato dei Paesi indebitati ha cambiato completamente il quadro della situazione. I soliti Alexander Dobrindt, segretario generale della Csu, e Markus Sà¶der, ministro delle Finanze bavarese, hanno elogiato il loro collega di partito. «Non posso immaginare che questa azione abbia successo», è stato invece il commento del deputato della Cdu Norbert Barthle.
Si tratta comunque di un nuovo ostacolo, proprio mentre la cancelliera si è personalmente impegnata a convincere i parlamentari della sua coalizione che Eurotower ha agito nell’ambito del proprio mandato. E i toni generali sono abbastanza concilianti, come per esempio quelli della capogruppo csu Gerda Hasselfeldt che ha sconfessato le critiche all’azione della Bce. Sul verdetto di Karlsruhe, la fiducia comunque è ampia. «Siamo persuasi che l’Esm e il Patto di bilancio siano conformi alla nostra Costituzione e attendiamo la decisione con sentimenti positivi, nella speranza che la Corte la veda allo stesso modo», ha detto ieri mattina il portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert, parlando prima dell’annuncio che i giudici si sarebbero riuniti in seduta straordinaria per esaminare le argomentazioni di Gauweiler. I collaboratori del ministro della Finanze Wolfgang Schà¤uble — che a luglio aveva illustrato le posizione del governo nella seduta inaugurale del lungo dibattito — hanno fatto sapere che il «piano anti-spread» del presidente della Bce Mario Draghi, «non ha cambiato niente, dal nostro punto di vista». Ma si sa che la Corte agisce nell’indipendenza più assoluta nei confronti del potere politico. E oggi dirà  come intende affrontare questo fatto nuovo giunto quasi al termine del proprio lavoro.
Al di là  dell’iniziativa del parlamentare euroscettico, promotore di uno dei sei ricorsi (gli altri sono stati presentati dal partito di estrema sinistra Die Linke e all’associazione «Più democrazia») che il «secondo senato» di Karlsruhe ha discusso in queste settimane, il verdetto è ormai pronto, è stato scritto e aspettava soltanto di essere letto. E Angela Merkel sarà  anche la donna più potente del mondo, ma esiste qualcuno che, come hanno notato i giornali tedeschi, è in grado di tenerla in pugno, almeno per un altro giorno. Con un «no», un «sì» o un «sì, ma…», Andreas Vosskuhle, il quarantottenne presidente della Corte, può decidere il destino dell’eurozona e influire in modo determinante sulle prospettive politiche del suo Paese. Un giudizio di non conformità  con la Costituzione tedesca farebbe morire l’Esm prima della sua nascita, perché il meccanismo di stabilità  può diventare operativo solo con la partecipazione della Germania, dalla quale deve arrivare il 27 per cento dei fondi totali a disposizione.
Tutti gli analisti concordano comunque nel ritenere che i «togati in rosso» potrebbero dare un via libera condizionato al fondo salva Stati lanciando un nuovo e ancora più fermo richiamo sul coinvolgimento del Parlamento nelle decisioni di spesa prese a livello europeo, stabilendo un «tetto» dell’impegno tedesco e indicando i limiti delle cessioni di sovranità  da non oltrepassare senza modificare la Costituzione. Aprendo, insomma, la strada ad un referendum. Per Vosskuhle, infatti, il rispetto della Legge fondamentale e lo sviluppo dell’integrazione europea non possono entrare in conflitto. Altrimenti si minano le basi stesse della democrazia tedesca. E sono in molti a pensarla come lui.


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