Ilva, incidente nel reparto sotto sequestro

TARANTO — Scoppio nel reparto dell’Ilva sotto sequestro. Paura per un operaio di 34 anni, che fortunatamente se l’è cavata con un grosso spavento e qualche lieve bruciatura. L’incidente è avvenuto nel Grf, il reparto gestione rottami ferrosi. Uno dei sei reparti dell’area a caldo sotto chiave dal 26 luglio per l’inquinamento che riversa su Taranto. L’esplosione si è verificata durante la pulizia di una delle grosse paiole utilizzate per movimentare la ghisa incandescente. Un pezzo di materiale si è staccato all’improvviso ed è schizzato in una pozza d’acqua. Al contatto la ghisa è esplosa e i frammenti hanno investito il mezzo manovrato dall’operaio. Quei proiettili roventi
hanno infranto il vetro di protezione, colpendo il lavoratore. La vittima è stata soccorsa e condotta nell’infermeria dell’azienda. L’operaio ha riportato ustioni di primo grado al torace e ai polsi, guaribili in otto giorni. L’incidente, però, ha fatto impennare ulteriormente la tensione intorno alla fabbrica, al centro di un ciclone giudiziario. Ieri il Senato ha approvato in via definitiva il decreto per le bonifiche del territorio ionico, con 247 sì e 20 no. Il provvedimento che stanzia 336 milioni di euro, 120 dei quali messi a disposizione dalla Regione Puglia, è stato convertito in legge con il solo voto contrario della Lega.
Il via libera è giunto nel giorno in cui sono stati diffusi gli ennesimi dati allarmanti sull’incidenza dei tumori nel capoluogo pugliese. Uno studio della Asl ionica sottolinea che nel primo semestre di quest’anno si è registrato il 50% in più di ricoveri per tumore in tutto il Tarantino rispetto allo stesso periodo del 2011. E che contestualmente la spesa per farmaci anticancro in questi sei mesi si è incrementata di 1 milione di euro.
I dati sono il risultato preliminare di un lavoro elaborato da Rossella Moscogiuri, responsabile della spesa farmaceutica della Asl tarantina. La dirigente ha anche spiegato che a Taranto si registra «un’alta percentuale di patologie respiratorie. La Asl ha avviato uno studio comparativo con altre Asl del Veneto, della Toscana e dell’Abruzzo: dai primi dati è risultato che a Taranto il 3,3% della popolazione soffre di Bpco, grave patologia respiratoria, contro l’1,8% di Verona e il 2,3% di Teramo. In aree come l’Ilva di Taranto — ha concluso — non si può pensare che il consumo di farmaci non sia influenzato dai fattori ambientali». Parole e numeri che alimentano le polemiche sull’acciaieria e spaccano Taranto. Soltanto ieri si è conclusa la protesta di nove lavoratori che mercoledì scorso si erano arrampicati sul camino E312, la ciminiera alta 210 metri. Un gesto disperato dettato dal timore di perdere il posto di lavoro all’Ilva.


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