Cuneo fiscale. Si prevedono tasse tagliate sui redditi fino a 40 mila euro

La proposta del governo illustrata al tavolo con Cgil, Cisl e Uil 100 euro al mese per chi guadagna fino a 28 mila, per poi scendere. Coinvolti 16 milioni di lavoratori, con i beneficiari degli 80 euro

Mario Pierro * • 18/1/2020 • Lavoro, economia & finanza, Sindacato • 263 Viste

Il 27 gennaio incontro sulle pensioni. Il ministro dell’economia Roberto Gualtieri: “Non abbiamo risolto l’eccesso di tassazione sul lavoro e dei salari bassi, dei lavoratori incapienti. Ma è il primo tassello della riforma fiscale”

Il taglio del cuneo fiscale partirà dal primo luglio 2020, sarà erogato ogni mese e aumenterà fino a 100 euro lo stipendio netto per una platea a 4,3 milioni di lavoratori che integra quella esistente del bonus 80 euro per un totale di 16 milioni di dipendenti. Il provvedimento interesserà i redditi fino a 40 mila euro annui e seguirà un doppio percorso. Cento euro al mese arriveranno a chi guadagna fino a 28 mila euro. Dopo i 28 mila euro e fino ai 35 mila, la riduzione delle tasse calerebbe gradualmente fino ad arrivare a 80 euro al mese; oltre i 35 mila euro scenderebbe ancora fino ad azzerarsi. Sono in corso i lavori sulla definizione della soglia oltre la quale il bonus fiscale sarà trasformato in detrazione.

LA PROPOSTA, illustrata ieri a Palazzo Chigi dal governo ai sindacati Cgil Cisl e Uil, prevede benefici che vanno da un massimo di 1.200 euro l’anno per i redditi più bassi (tra circa 8.200 e 28mila euro di reddito), per poi scendere gradualmente fino ai 192 euro annui che arriveranno nella busta paga di chi guadagna 39mila euro e zero per chi arriva a 40mila. Chi ha redditi fino a 33mila euro potrà contare su un beneficio appena sopra i mille euro. Chi ne guadagna 37mila avrà circa 576 euro l’anno in più. Per quanto riguarda gli «incapienti», ovvero i dipendenti che non superano un reddito di ottomila euro annui, la proposta del governo non li contempla, ma prevede la possibilità di accedere al cosiddetto «reddito di cittadinanza», il sussidio di povertà in cambio di lavoro, formazione e mobilità obbligatoria. Sempre che non superino i 9.600 euro di reddito Isee.

LA NUOVA PLATEA dei 4,3 milioni interessati al taglio del cuneo fiscale sarà così composta: 750 mila con i redditi più bassi, da 26.600 euro a 28 mila; 2,6 milioni con redditi tra 28 mila euro e 35 mila; 950 mila con redditi tra 35 mila euro annui e 40 mila euro.

IL PROVVEDIMENTO per attuare il taglio del cuneo fiscale dovrebbe arrivare entro la fine di gennaio. «La preparazione sarà più rapida possibile – ha detto il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri al termine dell’incontro con i sindacati – È un primo passo che non esaurisce il compito di ridurre la pressione fiscale sul lavoro per sostenere i redditi medio-bassi. Sappiamo che non abbiamo risolto i problemi di eccesso di tassazione sul lavoro e dei salari bassi, dei lavoratori incapienti che saranno oggetto dei tavoli di lavoro. Ma non è un intervento trascurabile, va nella direzione giusta che consideriamo primo tassello di riforma fiscale volta a sostenere lavoro e crescita».
PER IL GOVERNO c’è stata ampia convergenza sulla misura sia all’interno della maggioranza, sia con i sindacati. Il mutuo sostegno tra le parti è stato così commentato dai deputati dei Cinque Stelle della commissione Bilancio alla Camera: «Siamo contenti anche del fatto che per i nuovi beneficiari ci sarà il meccanismo della detrazione fiscale, che eviterà inconvenienti spiacevoli. È il primo passo di quella riduzione del costo del lavoro che nel 2021 sarà ancora più corposa, insieme ad una revisione complessiva del prelievo Irpef». «Evitiamo l’utilizzo parziale delle detrazioni, sia perché complicherebbe inutilmente il sistema sia perché c’è la possibilità che decine di migliaia di persone paghino più tasse rispetto al 2019. Teniamo le cose semplici, per una volta» ha detto Luigi Marattin, vicepresidente dei deputati di Italia Viva. Lo stesso presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha confermato che questo è il primo passo per una riforma dell’Irpef incardinata in parlamento.

IN QUESTO INCONSUETO scenario di convergenza dei partiti della maggioranza giallorossa dopo la tempestosa conclusione dei lavori sulla legge di bilancio si sono inseriti i sindacati. «L’impegno – ha detto il segretario della Cgil Maurizio Landini- è avviare un confronto che dovrà portare ad una vera riforma fiscale perché questo provvedimento va esteso oltre i 35mila-40 mila euro annui; dovrà riguardare tutti i lavoratori ma anche i pensionati e soprattutto c’è bisogno di una riforma che intervenga sull’Irpef, intensificando la lotta all’evasione e avviando un ragionamento che riguardi anche l’Iva». Per la Cgil serve «rilanciare gli investimenti e creare un lavoro che sia dignitoso». «Stiamo studiando interventi importanti come il salario minimo dando efficacia erga omnes alla parte salariale dei contratti nazionali più rappresentativi eliminando la concorrenza al ribasso fra i lavoratori, il contrasto al part-time involontario che colpisce soprattutto le donne, una detassazione dei rinnovi contrattuali» ha spiegato la ministra del lavoro Nunzia Catalfo.
IL 27 GENNAIO al ministero del Lavoro il confronto con i sindacati continuerà sulle pensioni.

* Fonte: Mario Pierro, il manifesto

ph by Julien Jorge [CC BY-SA (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/)]

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