Miliardario filorusso in testa in Georgia Opposizione in festa

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TBILISI — «Welcome in new Georgia!», benvenuti nella nuova Georgia. Lo dicono orgogliosi i ragazzi che montano il maxi schermo a urne ancora aperte, quando i primi caroselli di auto raggiungono Piazza della Libertà , la vecchia Piazza Lenin nel centro di Tbilisi. Alle 19.30 arriva il camion con la gru per costruire il palco.
Un prete ortodosso fa la benedizione, gli uomini portano attrezzi e cavi elettrici, una venditrice di pistacchi si sistema tra teenager urlanti. Alle 20 i seggi chiudono e Nika, 16 anni, sale sul palco finito. «Saakashvili a casa». La nuova Georgia è una notte di investiture e contro-annunci, con un presidente assediato e un aspirante premier che si autoproclamano vincitori lottando a colpi di exit poll. Si rinnova il Parlamento e nessuno dei due è candidato ma l’elezione più feroce della recente storia georgiana è una gara a due: Misha contro Bidzina, il presidente rivoluzionario e il miliardario filantropo che alleva pavoni, zebre e pinguini.
«Ha vinto il popolo» dichiara Bidzina Ivanishvili, leader della coalizione «Sogno georgiano» che ha arruolato stelle dello spettacolo e campioni dello sport come l’ex difensore del Milan Kakha Kaladze. «Dobbiamo aspettare» ribatte Mikhail Saakashvili, capo dello Stato e del Movimento nazionale unito che fino a ieri contava su 119 dei 150 deputati. Impossibile definire l’assetto dell’Assemblea prima della fine dello scrutinio, che secondo il complesso sistema georgiano assegnerà  77 seggi con il proporzionale e 73 con il maggioritario. I nuovi equilibri saranno decisivi alla luce della riforma costituzionale che entrerà  in vigore nel 2013, quando scadrà  il secondo e ultimo mandato di Saakashvili e parte dei poteri presidenziali passerà  al primo ministro nominato dal Parlamento.
Sul voto ha pesato l’ondata di sdegno per i video di torture in carcere trasmessi a settembre da emittenti vicine all’opposizione. La campagna elettorale è stata segnata da livelli di polarizzazione pericolosi per l’infiammabile Paese caucasico snodo delle rotte del petrolio e del gas che collegano il Caspio all’Europa aggirando via Turchia il grande nemico russo. Il governo doveva scongiurare l’incubo che si ripetesse al contrario la deposizione del 2003, quando l’incruenta rivoluzione delle rose chiuse l’era Shevardnadze e inaugurò la satrapia illuminata di Misha.
Saakashvili si circondò di una squadra di giovani riformatori decisi a ricondurre la Georgia nell’orbita storico-culturale europea, debellare crimine e corruzione puntando sulla trasparenza senza tralasciare colpi a effetto come le grandi opere che hanno trasformato Tbilisi in una piccola Parigi, volto ufficiale di un Paese che oggi conserva strutture produttive arretrate, dove la crescita economica non si è tradotta in equa distribuzione delle ricchezze e la disoccupazione vola al 18 per cento.
Sogno georgiano denuncia repressione del dissenso e uso discrezionale della giustizia: un’involuzione autoritaria che ha trasformato l’acerba democrazia post-sovietica in un regime chiuso nei deliri di onnipotenza del capo. «Saakashvili è debole, non sopporta di perdere il potere» dice Kaladze al Corriere. Dipinto come una pedina del grande gioco del Cremlino per ristabilire l’influenza sulla Georgia umiliata nella guerra del 2008, Ivanishvili promette di mantenere la rotta verso Nato e Ue ma ammette di voler riallacciare un dialogo con la Russia dove negli anni 90 cominciò la sua scalata. «Fa leva su una narrativa che si nutre di menzogne — dice Raphaà«l Glucksmann, consigliere di Saakashvili — vuole delegittimare le istituzioni creando un clima instabile e aizzando la piazza». Nella notte in Piazza della Libertà , bloccata come il Paese in attesa del verdetto, sventolavano le bandiere blu del Sogno georgiano sui ritmi arrabbiati del 17enne idolo del rap Bera Ivanishvili, figlio di Bidzina.
Maria Serena Natale


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