Corsica, le ville dei turisti nel mirino

PARIGI — «IFF» è la sigla che torna a macchiare i muri della Corsica, dopo che nella notte tra venerdì e sabato scorso 24 ville «dei continentali» sono saltate in aria. «IFF» sta per «I Francesi Fora», uno dei vecchi gridi di battaglia degli indipendentisti corsi. Nel 2012 la Corsica è diventata la regione a più alto tasso di criminalità  d’Europa: terrorismo politico (55 bombe contro residenze secondarie da gennaio) e banditismo (20 omicidi nello stesso periodo) si dividono il territorio. Indipendentisti e gangster non sono poi così avversari: come è già  successo in Irlanda con l’Ira e in Spagna con l’Eta, militanti politici e criminali comuni finiscono qualche volta per coincidere.
Il nemico sono i continentali, francesi o stranieri in generale, accusati ancora una volta di snaturare l’identità  dell’isola con le loro seconde case e i loro soldi, e di drogare il mercato immobiliare rendendo impossibile l’acquisto di un’abitazione alla gente del posto. Le bombe nelle ville dei «francesi» sono un gesto classico del movimento indipendentista sin dai suoi albori, negli anni Settanta; oggi il sogno autarchico di una «Corsica ai corsi» si arricchisce di un po’ di critica anti-globalizzazione e di esasperazione indotta dalla crisi economica.
Quando a settembre altre bombe hanno danneggiato cinque supermercati Leclerc, un ipermercato Casino e un grande magazzino Decathlon, la rivendicazione del Flnc (Front de libération nationale de la Corse) chiedeva la «diminuzione dei prezzi entro fine 2012 e il cambio di strategia commerciale per privilegiare nei supermercati la vendita delle merci prodotte in Corsica».
Appena insediato, il governo socialista aveva scelto di non nominare a Parigi un consigliere speciale (come sotto Sarkozy era stata Marie-Hélène Debart) incaricato di seguire la «questione corsa»: un modo per negarla. Il presidente Franà§ois Hollande, con la sua propensione al compromesso e all’unità , sperava in una «Corsica normale». Gli hanno risposto con le bombe.
«Questi attentati sono una forma di razzismo», si indigna il ministro dell’Interno francese, Manuel Valls. Brillante, superattivo, Valls è l’uomo «ordine e sicurezza» dell’esecutivo, uno dei pochi a vedere la sua popolarità  in aumento tanto da venire chiamato — neanche troppo per scherzo — «il vicepresidente». Le bombe, gli assassini per strada, le scritte sui muri, sono un insulto al suo potere crescente e una sfida alle sue continue visite sull’isola.
«Trovate normale che vengano attaccati dei francesi, dei compatrioti? — si lamenta —. La Corsica è senza dubbio la regione francese che ha lo statuto più avanzato in materia di autonomia».
Ma agli indipendentisti non basta. Vogliono che la lingua corsa venga riconosciuta lingua ufficiale al pari del francese e che i funzionari pubblici siano tenuti a conoscerla, pretendono che chi è nato in Corsica abbia la priorità  nell’acquisto dei beni immobiliari, e chiedono un obbligo di residenza per dieci anni prima di poter comprare una casa.
«Non lasceremo che 4.500 seconde case straniere si installino impunemente ogni anno in una Corsica che ha soli 300 mila abitanti», si legge in un volantino del Flnc. Le nuove ville della costa molto spesso appartengono in realtà  ai capi clan criminali, che alzano i prezzi almeno quanto i ricchi parigini. Eppure, contro di loro, né bombe né volantini.
Stefano Montefiori


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