Sulla Costituzione al voto il 15 e il 22, le opposizioni si schierano per il «no»

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Sostegno al sì dagli imam. Nuove accuse di violenze contro i Fratelli musulmani Gli egiziani residenti all’estero hanno iniziato le operazioni di voto già  ieri. Scontri e accuse di brogli ci sono state all’Ambasciata egiziana in Kuwait. Non solo, la decisione della maggior parte dei giudici di non voler supervisionare il voto ha costretto il governo a rivedere le regole all’ultimo momento. Secondo il governo, 8.800 giudici hanno acconsentito a controllare i seggi. Mentre l’esercito ha assicurato il dispiegamento di 30 mila unità  aggiuntive per favorire il corretto svolgimento delle procedure. Per la defezione dei magistrati che si oppongono ai poteri assunti dal presidente ma poi revocati, il referendum si svolgerà  in due turni sul modello delle parlamentari del 2011. Al Cairo, Alessandria, Assiut e Asswan le urne si apriranno il 15 dicembre. Mentre a Suez, Port Said, Luxor, Ismailyia e Giza si voterà  il 22. Per favorire la partecipazione, i trasporti di terza classe saranno gratuiti sabato e verranno ridotti del 50% i biglietti del treno. A spingere ad andare a votare, nonostante non sia necessario un quorum per approvare la nuova Costituzione, è scesa in campo ieri la massima autorità  della moschea di Al-Azhar, il gran muftì Ahmed el-Tayeb. Votare è «un dovere religioso», ha assicurato. Non basta. Il sostegno al «sì» è venuto nelle preghiere serali di decine di imam. Anche nella grande preghiera settimanale del prossimo venerdì si farà  opera di persuasione perché la Costituzione passi.
 Era avvenuto anche lo scorso 19 marzo, quando gli sheykh delle grandi moschee del Cairo spingevano gli egiziani ad appoggiare la dichiarazione costituzionale voluta dalla giunta militare. Ma alcuni esponenti della moschea di Al-Azhar e sheykh indipendenti hanno marciato martedì con i movimenti d’opposizione intorno al palazzo di Ittihadeia. Tuttavia, il controverso tentativo, avviato dalle Forze armate attraverso il ministro della difesa el-Sisi, di chiamare politici e società  civile al dialogo, è stato bloccato sul nascere nonostante l’assenso dei principali esponenti delle opposizioni. D’altra parte, il Fronte nazionale ha indicato ad elettori laici, copti, socialisti e liberali di votare «no» alla nuova Costituzione e di non boicottare il voto come era avvenuto in occasione delle elezioni presidenziali. Nel clima incandescente, il procuratore generale, Talaat Abdallah, di recente nominato da Morsi, ha disposto il trasferimento dell’avvocato generale del Cairo a Beni Suef. Mostafa Khater aveva disposto il rilascio di 137 tra gli arrestati negli scontri dei giorni scorsi per mancanza di prove. Ma a rendere ancora più gravi i limiti alla libertà  di espressione, dopo la morte del giornalista del quotidiano el-Fagr, Hussein Abou Deif, è arrivata la conferma della detenzione del blogger copto, Albert Saber. Il ventisettenne è stato condannato in primo grado a tre anni di reclusione per vilipendio alla religione dopo aver postato su Facebook , estratti del film su Maometto che aveva scatenato a settembre un’ondata di proteste in Egitto e nel mondo arabo. Non solo, la tv indipendente Ontv , ha rivelato che i laboratori di medicina legale hanno confermato che i colpi usati per uccidere i manifestanti negli scontri dei giorni scorsi provenivano da armi dei Fratelli musulmani. Le armi confiscate includono pistole 9, 5.5 e 6.35 mm.
«Questo tipo di armi non è fabbricato in Egitto», ha detto Malek Adly, avvocato del Fronte per la difesa dei manifestanti. Secondo Adly, le armi sono state trovate in dotazione di uomini arrestati nei giorni scorsi che avevano con sé le tessere di Libertà  e giustizia, partito dei Fratelli musulmani. Sull’uso di armi da parte di sostenitori della Fratellanza abbiamo ascoltato il blogger e attivista Wael Abbas. «Ho ricevuto un report da alcuni hacker che hanno intercettato una email di Osama Singer, guida del Centro per l’informazione del governo. Il titolo del documento è ‘la gioventù dei Fratelli musulmani ha usato armi automatiche per sparare contro i manifestanti’», ha assicurato Wael Abbas al manifesto .
Secondo il giovane attivista, anche il primo ministro Hesham Qandil è a conoscenza del documento. «In questo stato di estrema tensione, sembra che ogni gruppo usi la forza per ottenere i suoi scopi, siamo vicini all’anarchia e la battaglia per il referendum non può che inasprire le violenze», ha concluso Abbas. Infine, il primo effetto del congelamento dei prezzi stabilito dal presidente Morsi è la richiesta di rinviare il prestito di 3,8 miliardi di euro richiesti al Fondo monetario internazionale in cambio dell’abbassamento della spesa pubblica. Il risultato del voto può essere scontato, ma le opposizioni hanno avviato con gran ritardo la loro campagna elettorale contro la Costituzione.


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