Il nuovo Congresso è in multicolor Buddisti, indù e bisex

NEW YORK — Tulsi Gabbard, 31 anni, è un concentrato di nuova America, ma anche vecchia America. Lunghi capelli neri, sorriso perfetto, curriculum militare da veterana. A 23 anni entrata nella «Hawaii Army National Guard», ne esce a 29, con i gradi di capitano, 7 medaglie e con all’attivo un paio di missioni, da volontaria, in Iraq (durante la guerra) e in Kuwait. Fa politica fin da quando era ragazza, mettendo insieme e mescolando i valori dei democratici e la fede induista, scoperta attraverso gli insegnamenti dei genitori, cresciuti negli anni della fascinazione americana per le religioni orientali. La veterana di guerra e induista Tulsi è una dei 95 esordienti del Congresso (su un totale di 522 eletti), che ieri si è presentato al Paese, inaugurando la centotredicesima legislatura. I repubblicani sono in maggioranza alla Camera dei rappresentanti (233 seggi su 435). I democratici al Senato (55 su 100).
Tra i nuovi arrivati c’è anche Kyrsten Sinema, 36 anni, democratica dell’Arizona: «Buon anno a tutti, sono appena sbarcata a Washington e sono pronta per mettermi al lavoro per le famiglie dell’Arizona», ha scritto il primo gennaio sul suo blog. Un saluto forse un po’ ingessato, ma gli osservatori si attendono grandi sorprese da Sinema: la prima parlamentare di sempre che ha dichiarato senza problemi di essere bisessuale.
Tulsi e Sinema sono tutt’altro che eccentrici frammenti o esotiche eccezioni. Al contrario costituiscono i segnali di un mutamento sociologico e culturale della rappresentanza politica spedita a Washington da ogni latitudine dell’America. Il primo cambiamento si misura, naturalmente, con lo spazio conquistato dalle donne. I numeri mostrano che c’è stato un passo avanti, ma non ancora quel deciso riequilibrio che forse era lecito attendersi, dopo aver visto negli ultimi anni emergere personaggi femminili da una parte e dall’altra (Hillary Clinton tra i democratici, Sarah Palin tra i repubblicani, tanto per citare due nomi). Nella legislatura che è appena terminata con la penosa agonia sul «fiscal cliff», le parlamentari donne erano 93 contro 445 uomini (Senato e Camera dei rappresentanti, insieme). Da ieri il numero delle deputate e senatrici sale a 101. Sono tante, ma si può tranquillamente evitare il facile giochino della «carica delle 101», visto che gli uomini sono ancora il quadruplo.
La spinta viene soprattutto dal partito democratico: su 20 senatrici, 16 militano nel partito guidato da Barack Obama.
Donne, minoranze e diritti sono diventate varianti strategiche nelle ultime presidenziali. Il vincitore Obama vi ha costruito un pezzo fondamentale della sua campagna e i risultati sono evidenti: nella Camera dei rappresentanti, tra le fila dei democratici, i maschi bianchi sono per la prima volta superati da neri, ispanici, asiatici. Tra la trentina di parlamentari «latinos-democratici» colpisce la storia del quarantenne Raul Ruiz. Figlio di contadini messicani immigrati in California, Raul chiese agli imprenditori della sua cittadina, Coachella Valley, vicino a Los Angeles, un prestito per continuare gli studi. Accordato. Tornò a casa vent’anni dopo con una laurea in medicina e tre master di specializzazione alla Harvard University. Naturalmente restituì i soldi e ora eccolo in Parlamento.
Spazio anche ai diritti degli omosessuali: al Senato i democratici schierano la signora Tammy Baldwin, 50 anni, del Wisconsin, mentre alla Camera dei rappresentanti, dove i gay dichiarati sono sei, figura anche Mark Takano, 52 anni, americano di origine giapponese, eletto in California.
Ma forse il record della multi-novità  spetta a Mazie Hirono, nata a Fukushima 65 anni fa. Sarà  la prima donna asiatico-americana, anzi la prima figlia di immigrati giapponesi, ad aver conquistato un seggio senatoriale, dopo tre mandati da deputata alla Camera dei rappresentanti. E inoltre resta l’unica parlamentare buddista in un Congresso le cui sedute sono regolarmente aperte da una preghiera cristiana.


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