Stipendi, crescita ai minimi dal 1983. Salgono dell’1,5%, la metà  dell’inflazione

Loading

MILANO – Cresce il costo del carrello della spesa degli italiani, ma i loro stipendi non tengono il passo. Lo ha certificato oggi l’Istat. Secondo i dati dell’Istituto di statistica, infatti, le retribuzioni contrattuali orarie nella media del 2012 sono aumentate dell’1,5% rispetto all’anno precedente; gli esperti hanno sottolineato che si tratta della crescita media annua più bassa dal 1983. Non va bene anche per quanto riguarda i tempi dei rinnovi contrattuali, che ormai superano i tre anni. Tanto che 32 contratti, di cui 16 nella Pubblica amministrazione (tutti scaduti nel 2010), sono in attesa di rinnovo, per oltre 3,7 milioni di lavoratori dipendenti (dei quali circa 3 milioni nel pubblico impiego) ancora ad aspettare. Nel solo mese di dicembre l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie ha registrato un incremento dello 0,1% rispetto al mese precedente e dell’1,7% rispetto a dicembre 2011.

Nella media dell’anno da poco concluso la forbice tra l’aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,5%) e l’inflazione (+3,0%), su base annua, è stata di 1,5 punti percentuali. Quindi la crescita dei prezzi è stata doppia rispetto a quella dei salari. Si tratta del divario maggiore, a sfavore delle retribuzioni, dal 1995. Secondo il Codacons, “un divario dell’1,5% tra retribuzione ed inflazione significa, tradotto in cifre, che una famiglia di tre persone ha avuto nel 2012 una perdita del potere d’acquisto equivalente a 524 euro. Questa tassa invisibile sale ovviamente per le famiglie più numerose (577 euro per una famiglia di 4 persone).

Commentando i dati, il leader della Cgil, Susanna Camusso, ha detto che “questo Paese si sta esplicitamente impoverendo e una delle ragioni del suo impoverimento è la rassegnazione con cui si fa il blocco dei contratti pubblici, si è scelto da parte dei due precedenti governi di affrontare questa crisi con l’abbassamento del valore del lavoro e delle sue retribuzioni”. La priorità  è quindi “tutelare il potere d’acquisto”. Per il Codacons “il prossimo Governo, se vuole rilanciare i consumi e la crescita, dovrà  porre al centro dell’agenda il ripristino della rivalutazione delle pensioni e delle retribuzioni dei dipendenti pubblici ed il congelamento, almeno fino al 2015, di tutte le tariffe, dalle multe per le violazioni al codice della strada al canone Rai, dai pedaggi autostradali al gas, dalla luce all’ormai imminente stangata Tares”.

“Con riferimento ai principali macrosettori, a dicembre le retribuzioni orarie contrattuali registrano un incremento tendenziale del 2,2% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione”, prosegue la nota Istat. I settori che a dicembre presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: alimentari bevande e tabacco (3,6%); chimiche (3,3%), legno, carta e stampa, acqua e servizi di smaltimento rifiuti (per entrambi gli aggregati 3,0%). Si registrano, invece, variazioni nulle per telecomunicazioni e per tutti i comparti della pubblica amministrazione, interessata dal blocco delle retribuzioni.

Quanto alla dinamica dei rinnovi contrattuali, la rilevazione di fine anno sottolinea che la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo è del 28,4% nel totale dell’economia, e del 6,8% nel settore privato. L’attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è, in media, di 36,7 mesi per l’insieme degli occupati e di 39,8 mesi per quelli del settore privato.


Related Articles

Paperoni, la Cina sorpassa l’America

Loading

Nella potenza comunista ci sono 596 super-ricchi contro i 537 registrati negli Stati Uniti Ma cresce anche la classe media: in dieci anni sarà oltre metà della popolazione

Dal G20 arriva l’ultimatum all’Europa “Otto giorni per risolvere la crisi”

Loading

I grandi studiano l’aumento della dotazione dell’Fmi Lagarde: “Prospettive cupe”. Incontro Tremonti-Rehn in vista del vertice Ue di venerdì 

Pensioni, bilancio sociale Inps; il 43% dei pensionati sotto 1.000 euro al mese, 2 milioni di persone sotto i 500 euro

Loading

Nel 2013 quasi la metà dei pensionati (il 43,5%, pari a 6,8 milioni di persone), aveva un reddito pensionistico inferiore a 1.000 euro al mese. Lo si legge nel Bilancio sociale Inps

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment