Vatileaks divide ancora il pre Conclave

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CITTà€ DEL VATICANO — Ieri mattina il cardinale spagnolo Julian Herranz Casado era l’uomo più criticato fra i porporati riuniti nell’Aula nuova del Sinodo. Il fine giurista dell’Opus Dei, allievo diretto del fondatore del movimento Escrivà  de Balaguer, e oggi a capo della commissione d’inchiesta sul caso Vatileaks, ha detto ai 148 suoi confratelli che il rapporto segreto sulla vicenda delle carte trafugate dall’Appartamento papale non contempla il coinvolgimento di cardinali.
Herranz Casado è la persona che assieme ai colleghi Jozef Tomko e Salvatore De Giorgi ha redatto la “Relatio” super segreta voluta da Benedetto XVI. Un lavoro approfondito, e capace di andare ben oltre quanto emerso pubblicamente con il processo al maggiordomo del Pontefice, Paolo Gabriele, condannato per la fuga di documenti assieme al tecnico informatico Claudio Sciarpelletti.
Le risposte di Herranz hanno così indisposto buona parte dei cardinali residenziali, venuti a Roma per votare il nuovo Papa discutendo assieme ai loro colleghi nelle tradizionali Congregazioni generali. Una posizione, la sua, che è parsa togliere credibilità  all’eminenza spagnola, e giudicata nei conciliaboli fuori aula come «falsa e clamorosa» dopo che tutti i media del mondo hanno parlato del rapporto choc.
Molti i perplessi. Tra loro, l’arcivescovo di Vienna, Christoph Schonborn, tenace sostenitore della trasparenza nella Chiesa. Alcuni americani, come il newyorchese Timothy Dolan e il bostoniano Sean O’Malley. Per non parlare dei tedeschi. I più critici non comprendono le ragioni del comportamento di Herranz. E si chiedono se il giurista spagnolo abbia assunto questa posizione per rispettare il Papa emerito con la disposizione che il dossier passi nelle mani del suo successore. Oppure se lo faccia a causa di pressioni. O se infine il cosiddetto “partito romano” gli abbia consigliato una sorta di altolà . Il cardinale decano Angelo Sodano è dell’opinione che dell’argomento se ne possa parlare con i 3 porporati detective anche in sede separata dall’aula.
Le accuse dei cardinali stranieri alla Curia vaticana si sostanziano con i dubbi su un possibile insabbiamento dell’inchiesta. Importanti le domande dei prossimi giorni. Ieri l’ordine degli iscritti a discutere si è allungato, non permettendo a tutti di prendere la parola. Perplessità  anche sull’annullamento delle riunioni pomeridiane, sostituite oggi da una preghiera collegiale nella Basilica di San Pietro. «Pregare è compito sommo — commenta una fonte — ma in questa fase appare un po’ riempitivo, mentre invece ci sarebbe bisogno di discutere. Forse c’è però paura di farlo, e di dover rispondere a domande inquietanti».
Una dilatazione dei tempi che rischia di far allungare l’inizio del Conclave (da ieri chiusa la Sistina ai turisti per cominciare i lavori nella Cappella) visto che tanti ipotizzavano l’11 marzo. La discussione della mattinata è stata comunque migliore, per vivacità  di interventi, rispetto al debutto. Il Camerlengo Tarcisio Bertone ha parlato per 15 minuti delle attività  della Curia, e molti hanno preso atto di quella che viene definita come «ricoesione» con Sodano, suo storico avversario. Un ricompattamento letto dal fronte esterno secondo una logica romano-centrica. Altri interventi sono risultati generici, da “Stati generali” della Chiesa. Alcuni, invece, apprezzati, come quelli di due italiani papabili come Angelo Bagnasco (Genova) e Giuseppe Betori (Firenze). Molti sorpresi dalle parole dell’arcivescovo di Cracovia, Stanislaw Dziwisz, l’ex segretario personale di Karol Wojtyla, il solo a tracciare una sorta di identikit del nuovo Papa. Al termine è stato inviato un telegramma al Papa emerito, ringraziandolo per il suo «instancabile lavoro nella vigna del Signore».
La cartina di tornasole delle discussioni del mattino è poi rappresentata dall’ormai consueto briefing pomeridiano dei porporati americani, al North American College ai piedi del Gianicolo. Protagonista ieri il cappuccino O’-Malley, il quale ha allontanato la possibilità  di ereditare le chiavi della Chiesa da Benedetto XVI: «Indosso il saio da 40 anni, credo che non lo cambierò in futuro». E poi, seriamente: «Per una delle decisioni più importanti della vita dobbiamo avere il tempo necessario. È importante avere discussioni previe, in modo che quando si entra in Conclave abbiamo le idee piuttosto chiare su chi votare. Meglio discutere prima».


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