Milioni i minori segnati dalla violenza sessuale durante i conflitti

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Per il nuovo rapporto di Save the ChildrenIndicibili crimini contro i bambini. La violenza sessuale nei conflitti” (.pdf) uscito lo scorso 9 aprile, infatti, “sono milioni i minori vittime di violenza sessuale nel mondo, la maggioranza durante una guerra o nella fase post conflitto, quando la percentuale di minorenni vittime di abusi sale fino all’80% del totale delle vittime di violenza”.

Per la ong che dal 1919 si occupa della tutela di bambini e minori “la frequenza e l’intensità  delle violenze sessuali su bambini e adolescenti durante i conflitti è scioccante” tanto che “la maggioranza di coloro che hanno subito violenze sessuali durante un conflitto o subito dopo hanno meno di 18 anni”. “Nessuno dovrebbe subire il dolore e l’umiliazione di uno stupro, mai e poi mai un bambino”, ha dichiarato Valerio Neri, direttore Generale Save the Children Italia presentando il rapporto. “Eppure in molti dei paesi in cui Save the Children lavora come Siria, Afganistan, Colombia, Costa D’Avorio, Repubblica Democratica del Congo, Giordania, Libano, Mali, Myanmar, Territori occupati palestinesi, Somalia, Sud Sudan, i campi rifugiati di Etiopia e Kenya migliaia di ragazze e ragazzi vivono questa intollerabile e brutale esperienza”.

Il rapporto documenta cifre che lasciano pochi dubbi sulla portata e sulla diffusione del fenomeno. In Liberia, a fine guerra, l’83% dei sopravvissuti alle violenze del 2011-12 aveva meno di 17 anni e quasi tutti avevano subito uno stupro. Nella Repubblica Democratica del Congo nel 2008 sono stati rilevati 16.000 casi di violenza sessuale contro donne e ragazze, di cui quasi il 65% nei confronti di minori, per la gran parte adolescenti, ma circa il 10% aveva meno di 10 anni. Durante la crisi post elettorale in Costa d’Avorio, tra l’1 novembre 2010 e il 30 settembre 2011, i bambini costituivano quasi il 52% dei casi totali di violenza sessuale denunciata. Nella fase post-conflitto in Sierra Leone, più del 70% dei casi di violenza sessuale sono stati perpetrati ai danni di ragazze minorenni, più di un quinto di loro aveva meno di 11 anni.

L’Africa sembra detenere alcuni dei primati di questa drammatica classifica, ma il fenomeno non ha limiti geografici (basti pensare alle guerre in ex Jugoslavia degli anni ’90) e tanto meno anagrafici. Se l’età  media in cui si subisce la violenza è quella dell’adolescenza, il rapporto registra vittime anche piccolissime: “Un uomo non del nostro paese ha visto la bambina, l’ha portata via e l’ha violentata. Nessuno ha assistito. Mio suocero però ha capito cosa era successo. Quindi ha preso mia figlia e l’ha portata di fronte all’uomo. Lei ha iniziato a piangere e a strillare”. Questa è una delle tante testimonianze raccolte da Save the Children in Colombia nel febbraio 2013. Ma se è vero che le violenze riguardano soprattutto ragazze adolescenti, i violentatori non tralasciano di colpire anche bambini e ragazzi. “Nella Repubblica Democratica del Congo, per esempio, uomini e ragazzi rappresentano il 10% dei sopravvissuti a violenza sessuale che hanno cercato sostegno e aiuto, mentre il 9% di tutti gli uomini sopravvissuti al conflitto ha sperimentato direttamente la violenza sessuale” si legge nel Rapporto.

Per Neri purtroppo sono molteplici le cause di azioni così disumane e disumanizzanti nei contesti bellici: “il sessismo e le disparità  di genere, con le donne e le bambine considerate inferiori e sottoposte socialmente e culturalmente agli uomini”; oppure superstizioni e feticismi, “come per esempio l’idea che avere rapporti sessuali con una pre-adolescente renda immuni se non addirittura guarisca da alcune malattie comprese quelle che vengono veicolate dall’atto sessuale come l’HIV”; o ancora l’allentamento delle norme sociali durante un conflitto, “la cui logica del tutto contro tutti giustifica qualsiasi efferatezza e la volontà  di umiliare, intimidire, destabilizzare l’avversario usando lo stupro come arma di guerra o mezzo di controllo di un territorio che si vuole occupare o tenere sottomesso” o come infine “la divisione delle famiglie, con la separazione dei figli dai genitori e il venir meno quindi di quei fondamentali dispositivi familiari e sociali di protezione”.

In questo quadro articolato quanto destabilizzato la violenza sessuale può essere commessa indistintamente da gruppi armati ed eserciti governativi, casualmente o in maniera sistematica diventando una consuetudine anche in tempo di pace, quando può essere perpetrata anche da familiari, insegnanti, leader religiosi o membri della comunità , come ha raccontato a Save the Children Angie, ricordando lo stupro che ha subito quando non aveva ancora 18 anni. “L’uomo che mi ha violentata era il marito della sorellastra di mio fratello, legato in passato ad un gruppo paramilitare o forse alla guerriglia…Dopo mi sentivo orribile, triste, continuavo a piangere e avrei voluto solo morire…lui era vicino a casa mia e non uscivo di casa perché avevo il terrore che potesse accadere di nuovo”. Non è raro poi che ragazze che hanno subito violenze durante la guerra, si ritrovino in tempo di pace emarginate e isolate, a causa del pregiudizio che spesso le comunità  hanno nei loro confronti, e si vedano quindi costrette a permanere in circuiti di sfruttamento sessuale per sopravvivere, soprattutto se si ritrovano sole, separate dalle famiglie e senza riferimenti adulti.

Certo è che “l’impatto della violenza sessuale su un bambino o adolescente è devastante, fisicamente, psicologicamente e socialmente”, ha aggiunto il direttore di Save the Children Italia. “Problemi all’apparato genitale, infertilità , infezioni gravi come l’HIV, parti prematuri, ansia, depressione, instabilità  emotiva, impossibilità  ad andare a scuola e acquisire un’istruzione, esclusione sociale e lavorativa, sono alcune delle possibili conseguenze”. Per questo oggi milioni di minori segnati dalla violenza sessuale “hanno estremo bisogno di supporto materiale e psicologico e lo stesso discorso vale per la prevenzione delle violenze sessuali – ha concluso Neri – che è possibile ma richiede misure specifiche e un cambio radicale nella mentalità  e nei comportamenti rispetto al genere femminile”. Per far fronte all’emergenza Save the Children ha chiesto ai paesi del G8 che il finanziamento di interventi di protezione dei bambini, fermo al 22% dei fondi umanitari, “diventi una priorità  in ogni risposta umanitaria e che i bambini siano posti al centro di un’azione internazionale contro la violenza sessuale nei conflitti”. L’altra poetica soluzione la suggeriva De Andrè: “Viventi siam rimasti noi [bambini] e nulla più. La terra è tutta nostra, Marcondiro’ndera, ne faremo una gran giostra, Marcondiro’ndà ”.

Alessandro Graziadei


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