Omofobia, Italia maglia nera

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ROMA — «La società  civile è più avanti del mondo politico, dobbiamo solo metterci in pari. Perché non è più possibile che due persone dello stesso sesso che si amano e desiderano passare il resto della vita assieme non possano avere il riconoscimento della loro unione da parte dello Stato italiano e debbano trovarlo all’estero. Non è più possibile che se uno dei due partner di una coppia omosessuale è gravemente malato o viene a mancare, l’altro non abbia il diritto di stargli accanto in ospedale o di ereditare i suoi beni, così come avviene per chi è sposato ».
Laura Boldrini, presidente della Camera, parla con passione nella riunione in Senato organizzata per la giornata mondiale contro l’omofobia, a 20 anni dal giorno in cui l’Oms ha stabilito che amare una persona dello stesso sesso non è una malattia. Chiede unioni civili per tutti la Boldrini, indipendentemente dal sesso. Chiede una legge che preveda l’aggravante per chi aggredisce o minaccia le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender. Disegni di legge più volte presentati in questi anni, senza risultato e ora caldeggiati con forza dal ministro per le pari opportuna Josefa Idem che ha detto che c’è il via libera anche dal Pdl di Berlusconi: «La solidarietà  alle vittime di aggressioni vergognose e inaccettabili non bastano, ci vogliono leggi perché tutti devono avere gli stessi diritti, non deve importare se chi amano è donna o uomo».
Ma così non è. Non sempre, ripete la Boldrini, che racconta di aggressioni e violenze in aumento «per una cultura machista e omofoba che riduce le donne a oggetto e gli omosessuali a macchietta e a gruppo isolato, tollerato finché non inizia a rivendicare i propri diritti». Perché a quel punto scatta l’intimidazione, il pestaggio. Come un paio di settimane fa, due gay picchiati a Roma solo perché omosessuali e gli aggressori liberi dopo pochi giorni perché non c’è quella legge sull’omofobia. Anche per questo davanti alla platea di politici ed esponenti delle associazioni di gay, lesbiche e transgender, il presidente del Senato Pietro Grasso ha chiesto che lo «stato riconosca e protegga i diritti degli omosessuali ».
Un omosessuale su quattro ha subito aggressioni, racconta un’inchiesta europea: una realtà  intollerabile, per il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. «La denuncia e il contrasto all’omofobia devono costituire un impegno non solo per le istituzioni ma per la società » ha detto pensando «a quei giovani che hanno
subito odiosi atti di bullismo, aggressioni e discriminazioni per il loro orientamento sessuale».
Parole che pesano in una giornata che ha visto Parigi approvare definitivamente il matrimonio gay, il Portogallo nelle stesse ore dare il via libera per le coppie omosessuali alle adozioni del figlio del coniuge da parte del compagno. Ed il Belgio infine dove è stata presentata una proposta di legge per regolamentare l’esercizio della maternità  surrogata, meglio conosciuta come utero in affitto o in prestito. In Italia invece siamo ancora all’anno zero. Secondo un rapporto Ue siamo al penultimo posto, prima della Bulgaria, dal punto di vista legislativo per l’equiparazione dei diritti: ancora troppe le discriminazioni, dalle nozze all’omofobia. Non solo. A causa delle ripetute aggressioni, in Italia il 66 per cento di gay e lesbiche ha paura a tenersi per mano in pubblico mentre uno su due si è sentito discriminato nell’ultimo anno per l’orientamento sessuale.


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