Terrore nel cuore di Kabul Colpita funzionaria italiana

Neppure il tempo per le guardie di riprendersi dallo choc e due gruppi di uomini armati fanno irruzione nel complesso. Gli agenti della polizia afghana rispondono al fuoco nel caos. Una guardia nepalese (di quelle impiegate dall’Onu) e un poliziotto fuori servizio rimangono uccisi insieme a diversi assalitori. Comincia così l’ennesimo, grave attentato nel cuore di Kabul.
È proprio nei primi secondi che Barbara De Anna, la funzionaria italiana presente nella palazzina, invia un sms all’ambasciata. «Siamo sotto attacco». I tiri si fanno intensi, continui. Lei rimane ferita gravemente, sembra da alcune granate: ustioni sul 90% del corpo. Ricoverata all’ospedale di Emergency, poi in quello della base Usa di Bagram, in attesa di essere trasferita all’ospedale americano di Ramstein in Germania specializzato in ferite da esplosione. I testimoni sul posto raccontano di «guerriglia urbana protratta per più ore contro elementi armati ben addestrati». Ieri sera, parlando per telefono con Kabul quasi sei ore dopo l’inizio dell’attacco, confermavano che si sparava ancora. «Abbiamo l’ordine di muoverci il meno possibile», ci dice l’ambasciatore Luciano Pezzotti. «Ho sentito lo scoppio. Ho pensato che era una bomba grossa. Poi mi hanno comunicato della nostra connazionale. È stata subito ricoverata nel locale ospedale di Emergency. Mi sembra che la questione più importante siano le gravi ustioni. Le condizioni non sono state stabilizzate. La prognosi resta riservata. Ho parlato due volte per telefono con suo padre in Italia», aggiunge l’ambasciatore.
Difficile ieri sera definire il numero delle vittime. Emergency aveva ricoverati una decina di feriti. Gli ufficiali militari afghani in un primo tempo hanno parlato di «tre morti». Ma con il passare delle ore sembrava che il bilancio potesse superare quota dieci, in maggioranza poliziotti dei nuovi servizi di sicurezza afgani addestrati dalla Nato. Ad accrescere la confusione sono i comunicati diffusi dai talebani. Un loro portavoce, già  noto come Zabiullah Mujahid, ha dichiarato all’agenzia stampa Pajhwok che il loro obiettivo era un centro del servizio di intelligence afghano, il Direttorato nazionale di sicurezza, che lui sostiene essere «addestrato dalla Cia». Ma non sarebbe la prima volta che i talebani millantano come azioni di guerra aggressioni che sono invece contro obiettivi civili dove sono coinvolti stranieri o ufficiali del governo Karzai.
Ancora ai comandi Nato-Isaf ricordano che ormai ben oltre il 75 per cento delle vittime civili sono causate dagli attentati talebani. Il capo della polizia a Kabul, generale Ayub Salangi, ha detto alla Bbc che su sei assalitori tutti tranne uno sono stati uccisi. Numerosi agenti della sicurezza afghana sono rimasti feriti in quello che il generale ha definito «un attacco ben coordinato».
Non è difficile inquadrare questa nuova aggressione a Kabul. A fine aprile i talebani hanno dichiarato, come ogni primavera, l’avvio di una nuova «offensiva». La sfida è chiara. Nato-Isaf si sta preparando a evacuare le proprie truppe (circa 100.000 al momento, inclusi 3.400 italiani) entro la fine del 2014. Restano dunque meno di una ventina di mesi per terminare l’addestramento dei 352.000 componenti delle forze di sicurezza afghane, che al momento tra poliziotti e soldati si aggirano sulle 330.000 unità . Ma poco garantisce la qualità  di uomini e mezzi. Un compito immane, forse utopico, impossibile. Non a caso solo tre settimane fa lo stesso presidente Hamid Karzai ha pubblicamente chiesto che «gli americani lascino nove loro basi dopo il ritiro». Un ritiro che spaventa dunque. Sostanzialmente la popolazione afghana guarda con sospetto ai propri politici e a ogni esponente del governo centrale. Le accuse di corruzione sono all’ordine del giorno. Gli investimenti sono in caduta netta. Il fantasma del ritiro russo nei primi anni Novanta e gli orrori che ne seguirono sono nella mente di tutti. E tutto sommato Kabul è ancora una città  tranquilla. Sei americani e altrettanti afghani sono morti in un attentato due settimane fa. Ma il resto del Paese è spesso fuori controllo.


Related Articles

Gheddafi, una famiglia in fuga “La moglie e tre figli in Algeria”

Il Colonnello e Saadi a 100 km da Tripoli. I ribelli: “La Nato ha ucciso Khamis”. Aisha è incinta: “Accolti per motivi umanitari” .Gli insorti alle porte di Sirte 

Novanta bambini rapiti in Sud Sudan durante gli esami

L’attacco in un villaggio di profughi. L’Unicef denuncia: saranno impiegati come baby soldati

Lo stress dei nuovi guerrieri

I droni non hanno mai ucciso così tanti nemici degli Usa in così poco tempo. Ma il conflitto “chirurgico” sta logorando i piloti che guidano a distanza i killer volanti. Soffrono di depressione e delle altre patologie di chi è reduce dai combattimenti sul campo. Tanto che il Pentagono dovrà ridurre i raid

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment