Via i Fratelli Musulmani arretra il Qatar mentre si fanno avanti gli ex nemici del Golfo

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La notizia del finanziamento miliardario di Arabia Saudita ed Emirati all’Egitto dimostra come, insieme a Morsi e al governo, sono cambiati anche gli azionisti delle sorti egiziane. All’indomani della caduta di Morsi, il ruolo del Qatar, suo massimo finanziatore, si è immediatamente ridimensionato. Al Jazeera è diventata un ospite sgradito. Il frutto di mesi di politica spregiudicata e di finanziamenti prontamente elargiti pare ormai perduto. Non è stata una scelta casuale, quella del Qatar, per l’Egitto. La Fratellanza Musulmana è sempre stata invisa ai sauditi e ai suoi alleati negli Emirati, e i sentimenti sono stati ricambiati, è una storia lunga di dispetti e contrasti, acuiti dalla nascita e dal successo del fronte salafita. E nel giorno in cui nasce il nuovo governo egiziano, sostenuto da una coalizione che vede presente o comunque non ostile il partito Al Nour salafita, l’annuncio dell’aiuto suona come una condanna senza appello dell’esperienza di governo dei Fratelli Musulmani. «È per sostenere il popolo egiziano», ha detto la delegazione degli Emirati, «un sostegno economico e politico» giunto quando l’odiata fratellanza è stata estromessa dal potere e si apre una nuova partita per l’islam nella politica egiziana. Lo scontro per la supremazia, tra le monarchie del Golfo, ha conosciuto confronti anche aspri, ma spesso combattuti nelle retrovie, con interventi ad attrarre consenso dal basso. In Egitto ha prodotto i grandi successi elettorali di Fratelli Musulmani e dei salafiti di Al Nour, che hanno raccolto quasi il settanta per cento dei voti. Ma proprio questo successo ha approfondito un solco tra le due parti, e accentuato la conflittualità tra i sostenitori del Golfo. A un Qatar più che mai attivo a finanziare organizzazioni della Fratellanza e a sostenere il debito egiziano, si sostituiscono gli avversari del Golfo. Quei sauditi ed emiratini a cui dava fastidio un successo dei Fratelli Musulmani, perché più vicini alla Turchia, perché alternativi al wahabismo salafita. E questo loro intervento repentino nelle finanze egiziane lascia pochi spazi ai dubbi: nelle sorti future dell’Egitto, i salafiti conteranno ancora di più.


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