Il rilancio delle parti sociali, sgravi per la ripresa

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ROMA — Da ieri il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha un nuovo fronte aperto, quello con le parti sociali. Che presentano il conto in vista della legge di Stabilità. Confindustria, Cgil, Cisl e Uil è come se dicessero al governo: bene, hai tirato fuori più di 4 miliardi per cancellare l’Imu sulla prima casa nel 2013, una misura che né i sindacati né le imprese considerano decisiva per la crescita, quanto metterai sul piatto del taglio delle tasse per lavoratori e aziende, questo sì fondamentale per far ripartire l’economia? Ora non è che Letta non sia d’accordo su questo, ma non sa dove trovare i soldi. Basti pensare che il suo ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, ancora sta cercando i 4 miliardi che servono per chiudere le pendenze 2013: la copertura per la cancellazione del saldo Imu, il rinvio di altri tre mesi dell’aumento dell’Iva, il rifinanziamento dello missioni militari all’estero e delle ulteriori necessità per la cassa integrazione in deroga. Tutte voci che, da sole, proiettate sul 2014, implicano la necessità di trovare almeno altri 7 miliardi. Ai quali ora si aggiungono le proposte concordi di imprese e sindacati, che non specificano quanto valgono gli sgravi fiscali richiesti, ma che certo non si accontenteranno di poco.
Il fatto che il presidente della Confindustria Squinzi e i segretari del sindacato Camusso, Bonanni e Angeletti abbiano scelto di firmare il documento su «Una legge di Stabilità per l’occupazione e la crescita» ieri a Genova, alla festa nazionale del Pd, cioè in casa del partito del presidente del Consiglio e che il responsabile economico dello stesso partito, Matteo Colaninno, si sia detto onorato di tutto ciò e completamente d’accordo con i contenuti del documento, non fa che rafforzare il significato politico dell’intesa tra le parti sociali.
Intesa che, a dispetto delle implicazioni finanziarie che comporta, potrebbe tornare utile allo stesso Letta per la sopravvivenza del suo governo. Il fatto che nelle prime righe del documento si affermi che «oggi la governabilità è un valore da difendere, perché vuol dire stabilità, condizione determinante per riavviare un ciclo positivo» segnala al Pdl che si troverebbe le parti sociali contro se facesse cadere il governo per ripicca dopo la condanna di Berlusconi. Il documento quindi offre un sostegno a Letta, che però dovrà ricambiare il favore a imprese e sindacati con un visibile sconto sulle imposte.
Le parti sociali suggeriscono anche dove trovare le risorse: dalla lotta all’evasione alla spending review, applicando i costi standard anche a tutte le amministrazioni locali, dal taglio dei costi della macchina statale (Province e numero dei componenti di tutti gli organi elettivi) alla revisione del sistema fiscale, premiando il lavoro rispetto alla rendita. Ma si tratta di capitoli tutti da costruire e dagli esiti incerti, come mostra l’esperienza di questi anni. Più concretamente, invece, già si profila uno scontro sull’Iva. Il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta (Pd), ha osservato che l’aumento dell’aliquota al 22%, già sospeso più volte, «non si può evitare per sempre, perché l’Europa ci chiede di spostare le tasse dalle persone alle cose». Ieri anche il leader della Uil, Luigi Angeletti, ha detto che sarebbe meglio «spostare le tasse dal lavoro alle cose». E il viceministro dell’Economia, Stefano Fassina, anche lui del Pd, giusto qualche giorno fa aveva litigato come al solito col capogruppo del Pdl alla Camera Renato Brunetta, sostenendo che dopo aver messo 4 miliardi e passa sull’abolizione dell’Imu sulla prima casa, «l’aumento dell’Iva è inevitabile». Non che il Pd e i sindacati siano entusiasti di un’ipotesi del genere. Ieri Camusso (Cgil) ha insistito sul fatto che se non ripartono i consumi la ripresa è impossibile. Ma, come ricorda Fassina, l’Imu al 22% potrebbe portare 4,5 miliardi di gettito in più a partire dal 2014. Rinunciarvi significa trovare un copertura finanziaria impegnativa, in una situazione già difficile. Al contrario, metterli in cassa offrirebbe qualche margine di manovra in più alla legge di Stabilità, magari anche per accogliere le richieste di imprese e sindacati.
Ma commercianti e artigiani, e con loro il Pdl, sono fermamente contrari a qualsiasi ritocco dell’Iva. Accontentare tutti e rispettare i vincoli di bilancio europei, ecco la mission impossible davanti a Letta. Ma da ieri chi volesse far cadere il governo avrebbe contro anche la Confindustria e i sindacati.
Enrico Marro


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